La storia della discarica abusiva tollerata per quarant’anni

Dopo quasi quarant’anni di attività, una discarica abusiva può ancora definirsi abusiva? E perché la situazione è stata apparentemente ignorata dalle autorità per decenni? Alla prima domanda ha di recente risposto il Tribunale amministrativo cantonale (TRAM), alla seconda risponderà il Governo, sollecitato da un’interrogazione.
Stiamo parlando di una discarica sita a Ponte Capriasca, a lato della strada che scende verso Taverne. Discarica usata da una ditta edile da non prima del 1983 secondo il TRAM (l’azienda parla invece di anni Settanta) per il deposito e la lavorazione di materiali inerti, e che presto potrebbe dover essere dismessa, perché all’azienda è stata rifiutata la concessione di una licenza edilizia in sanatoria richiesta per mettersi in regola. Il sito si trova infatti in zona agricola dal 2009 (prima, dal 1977, era in zona residua).
Cronistoria
I due terreni su cui sorge la discarica sono di proprietà dell’azienda edile, che nel 1984 e nel 1987 aveva inoltrato al Comune di Ponte Capriasca due domande di costruzione per dei lavori su di essi: domande a cui non è mai stato dato seguito, ma i lavori sono stati fatti comunque. Nel 1993 il Municipio aveva vietato alla ditta ogni attività mentre si studiava una variante di Piano regolatore per inserire l’area in zona artigianale (e dunque regolarizzare la situazione) ma non se ne fece nulla. Né l’attività si era fermata, tanto che nel 1999 il Municipio stesso ha fatto ricorso alla discarica per depositare inerti del cantiere per la nuova casa comunale, a titolo gratuito. Nel 2007 i due terreni sono stati inseriti nel catasto delle discariche e dei siti (potenzialmente) inquinati. Nel 2014, infine, il Dipartimento del territorio ha chiesto chiarimenti all’azienda, dal momento che non risultava al beneficio di un titolo autorizzativo a operare, da cui la richiesta di una licenza edilizia in sanatoria negata definitivamente dal TRAM lo scorso luglio (la sentenza è cresciuta in giudicato).
Parità di trattamento
«Chiudere la discarica significherebbe chiudere la ditta», ci ha detto il titolare dell’azienda edile, che ormai da qualche mese sta operando sotto una spada di Damocle: da un giorno all’altro potrebbe arrivare dal Cantone l’intimazione a chiudere baracca e a risistemare il terreno. Ma quando succederà l’azienda intende impugnare la decisione: «Sappiamo che siamo a Ponte Capriasca in modo precario, ma nella stessa situazione si trovano altre centinaia di ditte in Ticino, e chiediamo di essere trattati tutti allo stesso modo». Come a dire, se ci fate chiudere, fate chiudere anche chiunque altro si trovi nella nostra situazione: non proprio in regola, ma tollerato per anni se non decenni.
Quanto queste situazioni siano frequenti in Ticino, non abbiamo potuto appurarlo: abbiamo sollecitato il Dipartimento del territorio al riguardo, ma al momento di andare in stampa non era ancora giunta risposta.
Domande aperte
Nel suo ricorso, pur senza successo, l’azienda edile ha fatto notare che la situazione, almeno al Comune di Ponte Capriasca, era ampiamente nota, e forse anche al Cantone. Perché dunque si sta intervenendo solo ora? È quello che vogliono sapere alcuni granconsiglieri, che hanno sollecitato il Consiglio di Stato tramite un’interrogazione negli scorsi giorni (prima firmataria, la socialista Simona Buri). Parlando di «palese abuso edilizio» gli interroganti chiedono: «Come si giudica il comportamento dell’Autorità comunale nei confronti di questo prolungato abuso delle norme pianificatorie? Quali misure ha intrapreso sinora il Governo? Come è stato possibile che, durante quattro decenni, e pur essendo a conoscenza della situazione, i servizi cantonali responsabili di quanto avviene al di fuori delle zone edificabili non siano intervenuti per far rispettare la Legge?». C’è infine, il timore di collusione: «Il Consiglio di Stato può garantire che l’iter procedurale (malamente) seguito per questo caso non sia stato condizionato da interventi interni o esterni sui funzionari responsabili della pratica e tesi a far ritardare l’adozione delle misure che si imponevano?».
