La strada stretta del giornalismo in un sistema poco sostenibile

Dove vanno l’informazione e i media ticinesi? Verso quale futuro? Se lo sono chiesti, ieri, in un convegno organizzato nell’auditorium dell’USI dalle sigle sindacali del giornalismo cantonale, alcuni addetti ai lavori del settore pubblico e di quello privato. Il punto di partenza della discussione è stato il primo studio sulla qualità delle notizie nella Svizzera italiana condotto dall’Istituto di ricerca di opinione pubblica e società dell’Università di Zurigo (FÖG); studio riassunto all’inizio della serata da uno degli autori, Colin Porlezza, docente all’Istituto di media e giornalismo dell’USI.
A fronte di uno scenario qualitativamente rassicurante, ha spiegato Porlezza, il Ticino deve fronteggiare - così come tutte le altre realtà territoriali - gli effetti di una crisi causata dalla profonda trasformazione delle abitudini di consumo delle notizie. «Il panorama ticinese offre una buona qualità, simile a quella delle altre regioni linguistiche della Svizzera - ha detto il docente luganese - Su alcuni temi, ad esempio la politica, l’informazione locale sempre di più utilizza contributi propri, non si affida cioè ad agenzie e servizi stampa». È, insomma, un’informazione originale, che ha saputo “sfruttare” in positivo anche un gigantesco «evento trasformativo» qual è stato la pandemia.
Le incertezze sul futuro, tuttavia, non mancano: «Nel nostro cantone - ha sottolineato Porlezza - manca un dibattito politico strutturato sui media, qualcosa che in altri Cantoni è già avvenuto. Oggi i media si mantengono a galla tra molte difficoltà, sarebbe auspicabile una discussione istituzionale sulla loro promozione, anche sul piano finanziario».
La sostenibilità del sistema, garanzia della stessa qualità dell’informazione, è stato quindi il tema centrale su cui si è sviluppata la prima parte del dibattito. Un sistema, ha detto il direttore generale del Gruppo Corriere del Ticino, Alessandro Colombi, in cui bisognerebbe «rivedere le regole». Quelle sulla rilevazione dei lettori, «fondate su metodi ormai obsoleti e non in grado di quantificare i veri numeri. E quelle sulla concorrenza impropria di alcuni colossi, quali ad esempio la Posta, entrati nel mercato pubblicitario in maniera inopportuna danneggiando soprattutto gli editori privati».
E se a detta di Rocco Salvioni, CEO della Regione, «nonostante le difficoltà siano emerse ormai da molto tempo, i giornali sono più rilevanti oggi di 15 anni fa», è certamente vero che una fascia di lettori - quella giovanile - appare sempre più distante dal mercato dei media tradizionali. «Bisognerebbe prima di tutto capire che cosa si aspettano i giovani da giornali, radio e Tv - ha detto Colin Porlezza - e poi sviluppare formati che siano coinvolgenti e centrati su tematiche per loro realmente interessanti. Magari una comunicazione che si mescoli con l’intrattenimento».
