La via per diventare capitale

Mendrisio si trova di fronte a una grande occasione e ha tutte le intenzioni di fare ogni cosa in propria facoltà per coglierla. L’obiettivo – ma si può anche dire il sogno – è quello di essere scelta come Capitale Culturale Svizzera 2030 (CCS2030). La strategia per riuscirci è la candidatura congiunta con le Città di Lugano e Locarno (con cui condivide questo progetto). Una candidatura dal costo di mezzo milione di franchi, motivata e illustrata nei dettagli in un messaggio fresco di stampa.
«La configurazione di una candidatura congiunta risponde alla volontà di presentare la Svizzera italiana come un sistema culturale articolato e cooperativo. In questo senso la scelta di Bellinzona di concorrere con una candidatura autonoma non impedisce la costruzione di una proposta policentrica solida e coerente, basata sulla collaborazione tra Lugano, Locarno e Mendrisio e sulla valorizzazione delle rispettive vocazioni culturali», si premette nel testo senza nascondere che le candidature ticinesi sono due.
Eccellenze sul piatto
Per Mendrisio si tratta di una grande occasione, abbiamo scritto. Spiegato con le parole del Municipio: «Un’opportunità strategica per consolidare il proprio ruolo nel panorama culturale nazionale, contribuendo con il proprio patrimonio culturale e accademico, con esperienze consolidate e con le proprie eccellenze, oltre a mettere a disposizione competenze specialistiche, infrastrutture e reti di collaborazione».
Uno dei valori aggiunti della candidatura congiunta è il suo assetto policentrico. «La candidatura diventa così l’occasione per costruire un sistema culturale integrato e dinamico, capace di offrire un’immagine della Svizzera vista da sud autentica, plurale e innovativa». Lugano assume «il ruolo di città capofila e di coordinamento generale, mentre Locarno e Mendrisio partecipano in qualità di città partner, apportando un contributo rilevante, attivo e caratterizzante». Ed è proprio al contributo che Mendrisio mette a disposizione che il messaggio dedica grande attenzione. Tra gli aspetti che distinguono Mendrisio si citano: «Un’offerta culturale solida e articolata, che comprende un patrimonio storico-artistico di rilevanza internazionale – con due riconoscimenti UNESCO unici nel Cantone – una rete museale di qualità e di prestigio, luoghi culturali di forte identità e un calendario annuale particolarmente ricco di manifestazioni», ma anche il carattere accademico, la presenza di un polo universitario, così come «la partecipazione attiva della popolazione», un aspetto quest’ultimo definito centrale. «Il tessuto associativo e il volontariato rappresentano un motore fondamentale della vita culturale cittadina, sostenuto da spazi di aggregazione aperti e inclusivi e da una tradizione consolidata di cooperazione intergenerazionale». La conclusione? «Mendrisio valorizza la complementarità tra le tre città: audiovisivo e patrimonio cinematografico a Locarno, ricerca e arti performative a Lugano, formazione e progettazione a Mendrisio».
«Eredità concreta e duratura»
Il contributo di Mendrisio alla candidatura si articola attorno a tre assi: la rilettura contemporanea delle tradizioni, intese come patrimonio dinamico e generativo; il rapporto tra cultura, paesaggio e sostenibilità, attraverso progetti di arte nella natura e valorizzazione del territorio; il ruolo di città di confine e di ponte culturale con la Lombardia, favorendo collaborazioni transfrontaliere e scambi artistici». Tre assi che la cui concretizzazione lascerà «sul territorio un’eredità concreta e duratura», fatta di spazi esistenti riqualificati (atelier di restauro, spazi per associazioni, luoghi ricreativi, depositi) o di nuovi spazi creati grazie all’iniziativa. Aquesto riguardo nel messaggio si parla di «colmare la lacuna di uno spazio specifico per arti sceniche e performative; definizione e valorizzazione di spazi anomali o dismessi nel comparto industriale; creazione di nuovi spazi per la cultura indipendente».
Atout di Mendrisio è altresì «l’aspetto della partecipazione civile», per questo «il programma di volontariato culturale rappresenterà una parte importante nell’eredità del progetto in un’ottica duplice: sostenere e stimolare la spinta naturale dal basso per nuovi eventi e nuove manifestazioni; creare nuove sinergie e collaborazioni tra le associazioni e le istituzioni sul territorio».
Costi e ricadute
Il costo della candidatura per Mendrisio è di mezzo milione (il contributo sarà tale solo in caso di vittoria), che corrisponde al 20% del totale. Un altro 20% giungerà da Locarno, mentre Lugano parteciperà nella misura dell’80%. Tale contributo, si sottolinea, «non comporta riduzioni degli attuali crediti comunali per la cultura o per le manifestazioni, né comprende investimenti infrastrutturali o spese correnti già iscritte nei conti della Città». In caso di vittoria saranno inoltre assegnati ulteriori contributi (cantonali, federali e privati).
Di soldi il messaggio parla anche in un altro contesto, quello dell’impatto finanziario sul territorio della CCS2030. Dati storici non ce ne sono, si spiega, perché la prima edizione si terrà nel 2027, ma i casi delle Capitali Europee della Cultura forniscono indicazioni utili. «Matera 2019 ha registrato oltre un milione di presenze turistiche e un ritorno economico stimato tra 1,9 e 2,4 euro per ogni euro investito, con effetti strutturali sull’offerta culturale locale». Ricadute positive si registrerebbero anche a livello di immagine.
L'italianità diffusa
Il tema guida della candidatura è «La Svizzera vista da Sud». Un tema frutto anche di un percorso partecipativo. Questa prospettiva pone «il sud del Paese come spazio di sperimentazione culturale aperto e inclusivo. Al centro vi è la valorizzazione di un’italianità diffusa, intesa come elemento di connessione tra il Ticino e le comunità italofone presenti in Svizzera». Un ruolo centrale viene così assunto dall’italianità «interpretata come espressione della pluralità culturale che caratterizza la Svizzera e ne accompagna l’evoluzione contemporanea. Il programma delinea un ecosistema culturale che mette in relazione radici locali e dinamiche globali, facendo del sud un terreno di sperimentazione per nuove pratiche di partecipazione culturale e di confronto sulle sfide del presente. Attraverso questa chiave di lettura, la Svizzera viene riletta oltre le coordinate geografiche, valorizzando il multilinguismo e la capacità di far convivere prospettive differenti».
