«La violenza di genere non è negoziabile»

L’obiettivo era ormai già stato raggiunto con la decisione del diretto interessato di farsi da parte. Ma il collettivo «Io l’8 ogni giorno» ha deciso di tenere comunque il presidio che era stato organizzato per chiedere le dimissioni dal Consiglio di Stato di Claudio Zali. «Perché la gravità di quanto emerso lo impone. Le registrazioni rese pubbliche in questi giorni, nelle quali Zali incita alla violenza contro una donna e afferma di averla praticata, sono un fatto gravissimo», ha ribadito Barbara Di Marco nell’aprire gli interventi nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì, davanti alle due centinaia di persone riunitesi in piazza Governo a Bellinzona. Audio che, le ha fatto eco Maria De Corrado, non sono solo parole, bensì «la punta dell’iceberg di comportamenti che altre persone avevano già segnalato, di situazioni che avevano portato persino a una denuncia poi ritirata. Sono anche la prova che c’era chi sapeva, chi aveva sentito, chi aveva visto e che nonostante questo ha continuato a dire “Sono questioni private”». Un silenzio «inaccettabile», è stato ripetuto da chi ha preso la parola per denunciare l’omertà che ha contraddistinto le vicende di cui si è reso protagonista l’ormai ex presidente del Governo ticinese.
Consiglio di Stato nel mirino
Non sono mancate nemmeno bordate nei confronti dei colleghi di Zali. La granconsigliera di «Più Donne» Maura Mossi Nembrini ha evidenziato come nessuno di loro si sia scusato per tutto quanto accaduto. «Nessuno ha nulla da recriminarsi, nessuno ha sbagliato?» si è chiesta la deputata, aggiungendo che «quando il silenzio prende il posto della trasparenza, a perdere sono tutti».
«Fiducia da ricostruire»
Gloria Bernasconi Ghielmini, del comitato direttivo dei Verdi Liberali, ha parlato della responsabilità di chi ricopre una funzione pubblica. «La politica è etica, esempio, responsabilità e coraggio. Anche dopo le dimissioni di Zali una domanda resta: come ricostituire la fiducia di tutti noi cittadini quando a vacillare è la credibilità delle istituzioni» è la domanda che si è posta. Una fiducia che il Governo può e deve riconquistare adottando misure concrete per contrastare la violenza di genere, le ha risposto Claudia Rodriguez dell’MPS. Misure evocate anche da Luisella Manzambi del collettivo R-esistiamo e da Anita Testa Mader, del movimento AvaEva.

