«L’Accademia è confronto di visioni e sensibilità diverse»

Se c’è una disciplina che si nutre di prospettive e punti di vista differenti è sicuramente l’architettura. «Progettare significa confrontare sensibilità diverse». Parte da questa premessa la chiacchierata con Martino Pedrozzi, architetto e professore all’Accademia di architettura dell’USI, nonché presidente dell’associazione Amici dell’Accademia di architettura di Mendrisio.
«L’associazione esiste da quando è nata l’Accademia - spiega Pedrozzi -. Lo scopo è di sostenere studenti stranieri meritevoli che non dispongono delle risorse necessarie per frequentare la scuola». Studenti provenienti da tutto il mondo, sottolinea Pedrozzi, il quale subito richiama la vocazione internazionale dell’Accademia. «Questa attitudine va coltivata non solo attraverso le collaborazioni con i professori, ma anche, appunto, con gli studenti; perché sono anche loro a portare nell’ateneo quella pluralità di visioni indispensabile per progettare in maniera compiuta e per crescere come comunità accademica».
L’approccio, in questo senso, è tutt’altro che retorico: «Pensiamo - prosegue Pedrozzi - a temi come la precarietà dell’alloggio nelle periferie di certe metropoli o, ancora, la questione climatica che in alcuni Paesi rappresenta già una vera e propria emergenza». Ecco perché gli sguardi differenti sul mondo possono contribuire ad arricchire il dibattito all’interno dell’ateneo. «Storicamente il confronto è un elemento essenziale del processo formativo in accademia». In quest’ottica, la multiculturalità diventa una componente centrale. «Ogni studente finisce per portare problematiche e temi caratteristici del loro Paese di origine».
Guardando poi oltre i confini strettamente legati alla progettazione, la presenza di studenti provenienti, ad esempio, da Paesi in guerra («in passato ne abbiamo accolti dalla Siria») offre alla comunità un costante spunto di riflessione. Un richiamo alla realtà che si intreccia con la visione umanistica e multidisciplinare che i fondatori dell’Accademia hanno immaginato per l’ateneo e i suoi studenti. L’architetto, in fondo, non è soltanto colui che costruisce edifici.
I numeri dei borsisti
Dall’inizio della sua attività, l’associazione ha sostenuto 126 borsisti, di cui 59 ragazzi e 67 ragazze. «Mi viene in mente un’alunna messicana la quale, tornata nel suo Paese di origine, è diventata professoressa all’UNAM passando anche da Harvard; oppure un ragazzo rumeno che oggi è tra i maggiori scenografi che operano tra l’Ungheria e la Romania». Storie di successo, con un risvolto mediaticamente più esposto, ma anche vicende di ordinaria (ma solida) professione.
«Una causa nobile»
Uscendo dai margini stretti dell’intervista, Pedrozzi ci rivela che «l’associazione oggi potrebbe andare peggio ma anche meglio». In passato era più facile reperire fondi e donazioni sia per le associazioni, sia per la sponsorizzazione di attività culturali. Inizialmente - prosegue Pedrozzi - l’associazione garantiva agli studenti anche le spese di vitto e alloggio. Oggi, invece, i borsisti ricevono principalmente supporto per il pagamento della retta universitaria. Se il numero dei borsisti sostenuti annualmente è rimasto costante attorno a 4 o 5 studenti, a diminuire è stato il contributo versato dall’associazione. Per questo motivo, il presidente rivolge un appello a privati e aziende locali, in particolare a quelle operanti nei settori dell’architettura e della costruzione, affinché sostengano l’iniziativa dell’associazione: «Offrire l’opportunità di studiare a chi non dispone dei mezzi è un gesto nobile», afferma Pedrozzi. «Chiunque condivida questo spirito può contribuire». Esistono varie forme di partecipazione e alcune prevedono anche la possibilità di comparire con il proprio nome sul sito dell’associazione e sugli stampati. Maggiori dettagli su www.amiciaccademia.ch. «Ciò che mi preme sottolineare - conclude Pedrozzi - è come questi alunni siano anche ottimi ambasciatori dell’Accademia nel mondo». Alcuni rimangono; molti invece tornano nel loro Paese di origine e, in alcuni casi, formano vere e proprie comunità di professionisti legati al passaggio in Accademia. È il caso, per esempio, di molti studenti argentini e rumeni. «All’inizio l’Accademia aveva infatti firmato un accordo con le Università di Bucarest e di Tucuman per cui mandavano regolarmente a Mendrisio due borsisti all’anno». Oggi, molti di questi studenti sono tornati a casa, portandosi un po’ di Ticino negli occhi.