L’ambulanza ha un sogno: la nuova sede vicino al semisvincolo

«La soluzione in via Tatti, almeno per noi, sarebbe l’ideale per i prossimi 50 anni». Vincenzo Lacalamita è presidente della Croce Verde di Bellinzona da due decenni. Fra i dossier sulla sua scrivania troviamo, da un paio di lustri, anche quello della nuova sede in sostituzione dell’attuale ubicata in via Tommaso Rodari 6 che non ha mai convinto appieno in virtù della posizione ritenuta poco strategica, lontana dagli svincoli autostradali. Si sperava che potesse arrivare l’atteso regalo nel 2020, per il secolo di vita dell’ente. Invece è tutto rimandato a chissà quando, visto che come abbiamo riferito sabato il Municipio ha ricominciato a guardarsi in giro per individuare un terreno dove ubicare la «cittadella dei servizi», ossia il centro di pronto intervento sotto il cui tetto dovrebbero trovare spazio – oltre all’ambulanza – i pompieri, la Protezione civile e l’Azienda multiservizi. Sul fondo di Giubiasco, di proprietà dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), che si trova accanto all’A2, ha messo gli occhi pure il Cantone. Le procedure federali, come abbiamo riferito, sono in corso e dureranno verosimilmente mesi.
È una questione di costi
L’Esecutivo della Turrita però ha fretta. E non è il solo. «Non ci resta che aspettare, da un lato, cosa deciderà l’USTRA e, secondariamente, cosa farà il Municipio. Per quanto ci riguarda auspichiamo che il 2021 possa essere l’anno chiave». Altrimenti?, chiediamo al nostro interlocutore. «È innegabile che l’ipotesi di riunire tutti gli enti nella stessa infrastruttura è e resta la migliore. Vi è tuttavia un aspetto che può fare la differenza, ed è quello del costo. In ogni modo se non si dovesse giungere in tempi ragionevoli ad una soluzione soddisfacente sotto più punti di vista saremmo costretti, come Croce Verde, a valutare delle alternative», risponde Vincenzo Lacalamita. Stando a quanto appurato dal CdT, una prima bozza di progetto per il centro di pronto intervento da edificare a Giubiasco avrebbe fatto storcere il naso ad alcuni proprio per l’investimento (si parla di almeno 20-25 milioni di franchi) ritenuto eccessivo. Un fattore che, unito alle lungaggini burocratiche, ha portato il consesso guidato dal sindaco Mario Branda a prendere in considerazione altri piani.
Posizione strategica
Vincenzo Lacalamita caldeggia la soluzione di via Tatti che dal 2022 ospiterà il cantiere (che durerà tre anni) per il semisvincolo di Bellinzona da 65 milioni di franchi che rivoluzionerà la mobilità nella regione sgravando gli abitati dei quartieri di Giubiasco e Camorino nonché delle Semine. «La posizione è adatta per la nostra sede, in virtù proprio della realizzazione dell’opera che allaccerà l’A2 alla Città (con entrata e uscita da e per sud, ndr.)», rileva il presidente della Croce Verde cittadina.
Anche il PPD è d’accordo
Sul destino di quell’importante comparto, in prospettiva, si china pure il gruppo PPD in Consiglio comunale che ha inoltrato un’interrogazione. Davide Pedrioli e cofirmatari ritengono che per quella che sarà la «nuova porta d’entrata» alla città si potrebbe adottare l’impostazione urbanistica che Locarno ha implementato per la zona della Morettina: «Nella nuova pianificazione urbanistica di via Tatti si potrebbe definire la collocazione di diversi servizi pubblici di chiara importanza regionale come, ad esempio, il centro della Croce Verde da decenni alla ricerca del sito definitivo». Ambulanza ma non solo. Gli azzurri auspicano, infatti, il riposizionamento di altre «strutture di valenza pubblica» in quella zona. Infine i popolari democratici domandano all’Esecutivo della capitale se non pensa «che la valenza del progetto suggerisca di procedere nei prossimi mesi con un’informazione alla popolazione».

