Chiasso

Lamiera si stacca dal vagone cisterna, sotto accusa le riparazioni

Sporgeva per circa due metri l’involucro staccatosi da un container cisterna entrato alla stazione ferroviaria lo scorso 9 aprile – Un incidente che, fortunatamente, fece registrare solo danni materiali – Le risultanze dell’inchiesta: «Involucro esterno in cattivo stato»
©RAPPORTO SISI - FONTE SBB
Stefano Lippmann
07.03.2026 06:00

È il 9 aprile del 2025 e da pochi minuti è passata la mezzanotte. Un treno merci partito da Melzo Scalo (in Italia) e diretto a Rotterdam (Olanda) entra alla stazione ferroviaria di Chiasso. La fermata, al binario 22, è programmata per effettuare il cambio del macchinista. Quello che, a tutti gli effetti, non è programmato è l’incidente che, fortunatamente, non ha fatto registrare alcun ferito. «Solo» danni materiali, perché ad essere urtata è stata esclusivamente una cassetta di commutazione. A causare l’incidente è stato il parziale distaccamento della lamiera che riveste una carrozza cisterna la quale, a conti fatti, sporgeva verso destra per circa due metri.

Quanto accaduto quella notte è stato oggetto di un’inchiesta del SISI – Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza –, il quale ha riscontrato diverse lacune nella manutenzione del carro.

Il vagone cisterna, posto un paio di posizioni dopo la locomotiva, trasportava – secondo il bollettino di consegna – residuo della distillazione del biodiesel e, come detto, la lamiera del rivestimento isolante del container si è aperta sul lato destro. Le attenzioni del SISI si sono concentrate sulla dinamica del sinistro e sullo stato in cui si trovava il carro, il cui gestore è la Chemical Express di Napoli (proprietaria di altri 84 container di questo tipo). Nel primo caso è stato piuttosto difficile determinare l’esatto punto nel quale la lamiera si è distaccata: nel rapporto si legge che è stata fatta un’ispezione nella galleria Monte Olimpino – quella che precede l’arrivo alla stazione di Chiasso – e «non sono state riscontrate tracce né danni che potessero essere riconducibili a una lamiera pendente del container». Ad accorgersi del difetto è stato uno dei macchinisti in arrivo.

Quanti difetti

Ben diverso, invece, è il discorso che riguarda lo stato del vagone al momento dell’incidente. Il rapporto finale d’inchiesta del SISI è piuttosto chiaro. L’involucro esterno del vagone – si legge – «presentava vari difetti e tracce di riparazioni». Chi ha effettuato le analisi ha riportato «ammaccature», come pure rivetti «inseriti non correttamente e non idonei al nuovo fissaggio». E poi ancora «strappi nelle lamiere» e l’utilizzo di silicone per «la tenuta stagna». Infine: «supporti aggiuntivi in acciaio al carbonio corrosi e non più in grado di garantire la tenuta delle lamiere» nonché varie «riparazioni allo strato di isolamento».

Per gli analisti del Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza non vi sono dubbi: «Il cattivo stato dell’involucro esterno e le riparazioni pregresse non effettuate in modo professionale hanno contribuito al verificarsi dell’evento».

Appena revisionato

Sotto accusa, dunque, sono finiti anche i lavori di manutenzione. L’ultima riparazione – è stato ricostruito durante l’inchiesta – è stata effettuata il 21 gennaio del 2025, ovvero pochi mesi prima dell’incidente. Lavori effettuati in un’officina di Napoli. Con un colpo di scena: il container cisterna aveva già subito un danno da collisione sull’altro lato. Un danno avvenuto prima del dicembre 2024 (difetto immortalato nelle immagini del terminal di Busto Arsizio).

Di più: «La società Chemical Express – si mette nero su bianco nel rapporto – non ha fornito lo storico delle manutenzioni né rilasciato alcuna dichiarazione in merito al motivo per cui il container cisterna ha dovuto essere portato in officina nel gennaio 2025». È chiara, però, «l’impressione che sia stata effettuata solo la manutenzione minima necessaria».

Ditta partenopea che, infine, ha unicamente comunicato che «i container cisterna dello stesso produttore saranno ritirati dalla propria flotta» e che «ha dato istruzioni alle proprie officine di prestare maggiore attenzione alla qualità delle riparazioni».

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