Sopraceneri

Lasciarsi il passato alle spalle per inseguire un sogno

Quest’anno si deciderà il destino della fusione fra Bodio, Giornico, Personico e Pollegio - In vista del voto dei Legislativi riassumiamo i punti forti e le criticità di un matrimonio di cui si parla dal febbraio 2012 - Il nuovo Comune Sassi Grossi dovrebbe nascere entro il 2023 - LE FOTO
Il nucleo di Pollegio. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
09.01.2021 06:00

C’è una prima data segnata in rosso sul calendario 2021 della Bassa Leventina. Una di tante in un anno destinato a passare alla storia. È quella di lunedì 22 febbraio, quando i Legislativi di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio – in contemporanea – si riuniranno in seduta straordinaria per formalizzare il preavviso al progetto aggregativo che prevede la nascita, entro il 2023, del Comune di 3.000 abitanti denominato Sassi Grossi. Alla fusione il CdT ha già dedicato negli ultimi mesi tre articoli, usciti il 6 e l’11 novembre ed il 7 dicembre, incentrati su altrettanti aspetti (i progetti, lo spopolamento della valle e i settori economici). Oggi cercheremo di riassumere i pro e i contro del matrimonio di cui si parla dal febbraio 2012, quando 126 cittadini lanciarono una petizione e presentarono un’istanza al Governo.

L’ex Monteforno è un ricordo

Le posizioni dei Municipi sono note: Bodio e Giornico sono favorevoli da sempre, Personico dopo qualche reticenza iniziale ora ha cambiato idea e sostiene l’unione, mentre Pollegio non ha mai nascosto il suo scetticismo. Fatta questa doverosa premessa, andiamo a vedere perché – secondo la Commissione di studio – l’aggregazione è un passo indispensabile affinché la regione possa finalmente (ri)prendere in mano il proprio destino ed accantonare definitivamente i ricordi dei fasti dei tempi dell’ex Monteforno, la storica acciaieria che fino al 1994 ha in sostanza tenuto in piedi la Bassa Leventina. Ed è proprio da qui, simbolicamente, che si vuole ripartire. Le autorità locali avrebbe voluto farlo accogliendo, su quei sedimi, le nuove Officine FFS. Ma così non sarà: il moderno stabilimento da 360 milioni di franchi lascerà Bellinzona per trasferirsi dal 2026 a Castione.

Poco male. L’area è nel frattempo diventata un polo di sviluppo economico e a fine 2022 ospiterà su parte dei sedimi il Centro di controllo dei veicoli pesanti, grazie al quale verrà realizzato lo svincolo autostradale (opera che si spera possa rendere più attrattivo il comparto). «La concretizzazione di questo progetto potrà portare nuova linfa a un comprensorio (di 71 chilometri quadrati, ndr.) che da troppi anni soffre un continuo degrado soprattutto in termini economici», si legge nella relazione finale di 62 pagine con la quale si chiede al Consiglio di Stato un contributo di 5,5 milioni. L’obiettivo è quello di rilanciare la zona industriale in modo sostenibile per dare un’immagine dinamica.

Tra formazione e turismo

Il secondo punto forte individuato riguarda lo sviluppo di un polo formativo con fulcro il Campus di Bodio, coinvolgendo ulteriormente le aziende fondatrici dell’istituto ed invogliandone di nuove a farvi parte. In terzo luogo si vuole profilarsi in modo più organizzato in altri ambiti, come quello turistico, per promuovere al meglio «le numerose testimonianze storiche e culturali presenti sul territorio». In questo senso si vorrebbe creare una fondazione ad hoc. Il quarto aspetto chiave è quello che mira alla riqualifica del comparto del Collegio Santa Maria a Pollegio «affidandogli una nuova destinazione per attività di interesse pubblico». Accanto a questo poker di tasselli il mosaico chiamato Sassi Grossi si completerà con una serie di servizi, di infrastrutture e di novità che consentiranno di «profilarsi come Comune attrattivo per la popolazione e l’economia», puntualizza il Municipio di Bodio, aumentando nel contempo la forza contrattuale verso il Cantone.

Realtà fragili ed indebitate

Quali, invece, i punti deboli/critici della fusione? Al di là delle inevitabili incertezze quando ci si lancia in una nuova avventura (soprattutto in un periodo come quello attuale, profondamente segnato dalla pandemia) e dell’accresciuta complessità di gestire un territorio più vasto, si è ben coscienti di trovarsi di fronte ad «una realtà fragile» e dalle limitate risorse fiscali. Importante è inoltre il debito pubblico dei quattro Comuni. Non vanno inoltre dimenticati due fattori che più di altri, quando ci si china su un progetto aggregativo, possono essere in grado di condizionarlo: la perdita di autonomia, dell’identità degli enti locali coinvolti e della prossimità, tanto cara alla popolazione. Toccherà agli stessi politici – in occasione delle serate informative prima della votazione consultiva dell’ottobre 2021 – mettere sul tavolo i giusti argomenti per convincere i cittadini della bontà dell’operazione.

Come la storica battaglia

L’appoggio incondizionato del Governo a questo proposito è imprescindibile, ritiene la Commissione di studio, per dar vita ad un Comune «pronto ad andare oltre la caratteristica vocazione industriale-artigianale del comparto e a proporsi anche quale destinazione turistica, oltre che luogo indicato all’insediamento di centri di eccellenza in ambito formativo. Si tratta di un cambio di prospettiva rispetto al passato, che porterà nuovo dinamismo all’intera regione e che contribuirà così a creare maggiore consenso attorno al progetto aggregativo». Il Comune, come detto, si chiamerà Sassi Grossi in onore della storica battaglia del 28 dicembre 1478 in cui i confederati sconfissero l’armata del Ducato di Milano. Avrà un Municipio di 7 membri che si riunirà a Bodio (dove avrà sede la Cancelleria principale) e un Legislativo di 25 consiglieri comunali con sedute a Giornico. È previsto un moltiplicatore iniziale del 95%.

L’Alta valle alla finestra

È finita nel congelatore nella primavera 2018. E dovrebbe uscirne fra alcuni mesi, dopo il rinnovo dei poteri comunali in programma il 18 aprile. Stiamo parlando del progetto aggregativo nell’Alta Leventina che coinvolge i Comuni di Airolo, Quinto, Dalpe, Bedretto e Prato Leventina. Un cantiere difficile, che non è mai davvero ripartito dopo che nel 2007 le nozze erano state bocciate nel voto preconsultivo. Da allora si è preferito concentrarsi sui grossi cantieri che interessavano i rispettivi enti locali (citiamo, ad esempio, la nuova Valascia e la copertura parziale dell’autostrada ad Airolo) e sulle collaborazioni puntuali piuttosto che sulla fusione. Ma il 2021, forse, è l’anno giusto.?