Lavena Ponte Tresa è terra di «frontalieri» della droga?

A garantire il guadagno dei pusher italiani nella zona del confine concorrono due elementi scoperti nelle diverse operazioni, anche recenti e di monitoraggio del territorio, portate a termine dalle autorità italiane di pubblica sicurezza. Da un lato c’è la filiera di approvvigionamento dello stupefacente. In particolare droghe considerate «leggere» (ma che come composizione, ed effetti, leggere non sono) vedi hascisc e marijuana, che arrivano da un canale oltreconfine, specificatamente ticinese. Lo stupefacente considerato di buona qualità entra in Italia e premia la clientela più giovane che evita il contatto coi venditori stranieri, i maghrebini dei boschi che lì impongono un controllo quasi militare delle piazze.
Ma tutto ha un prezzo. E qui subentra il secondo elemento che riguarda la presenza di contanti facili nelle tasche di tanti adolescenti spesso figli di frontalieri che beneficiano di uno stipendio più alto in franchi (complice anche il cambio) in grado di garantire un agio superiore, dunque maggiori capacità di spesa rispetto ad altre zone. Il paradosso di questo «giro» – spiegano gli addetti ai lavori – sta nel fatto che alcuni degli acquirenti svizzeri vengono a comprare in Italia. Questo è il quadro che emerge dalle ultime indagini in materia nate da fitti controlli su strada da parte della polizia locale di Lavena Ponte Tresa particolarmente attiva sul fronte delle attività mirate grazie a titoli confidenziali e alla conoscenza del territorio. E dunque nei rioni appena dentro al confine, in special modo a Lavena, ecco che esce uno spaccato di giovanissimi, di 12, 13 anni trovati con hashish ed «erba» in tasca.
L’età è sintomatica di un disagio anche familiare di «morbilità» rispetto all’uso di droghe leggere che dunque si riverbera sul presente di questi preadolescenti. Ragazzi che col passare degli anni si avviano con facilità verso un consumo massiccio di un’altra sostanza che preoccupa la polizia locale, cioè la cocaina, anche in questo caso sostanza di buona qualità e buon prezzo rispetto ad altre piazze più «deteriorate» rispetto alla tranquillità del confine. Un panorama come si accennava emerso con l’ultimo blitz degli agenti in una casa privata seguito ad una cessione di stupefacente, «fumo». Gli agenti hanno assistito al passaggio di consegne di soldi contro droga e sono intervenuti.
La legge italiana, il testo unico sugli stupefacenti del 1990, permette in casi legati alla presenza di sospetti sul possesso di stupefacenti di intervenire d’iniziativa anche nelle abitazioni private (con l’obbligo di informare l’autorità giudiziaria entro le 48 ore). Qui il giovane padrone di casa ha cercato di gettare l’hascisc nella stufa così da far sparire il corpo del reato. Al termine della perquisizione, la Locale ha trovato circa 160 grammi di droga, un'importante somma di denaro in contante, coltelli e anche un proiettile di una pistola inesploso. Gli operatori hanno dunque sottoposto il tutto al sequestro probatorio denunciando le due persone coinvolte. Denuncia arrivata sul tavolo dei Sostituti procuratori di Varese che coordinano le indagini. Non è escluso che nel caso in questione e su altre tracce emerse nelle ultime settimane gli investigatori non riescano, con la collaborazione delle autorità elvetiche, a risalire la filiera del commercio partendo dai venditori finali italiani per andare a ritroso verso gli intermediari, e i grossisti.
