«Le cose belle sono difficili»

«È in gioco la nostra voce». Così si era espressa Giovanna Masoni Brenni durante l’assemblea generale straordinaria della CORSI lo scorso 10 febbraio. La presidente dell’associazione, a pochi minuti dall’esito del voto sull’iniziativa SSR, torna su quel concetto. «La nostra voce, la voce della Svizzera, fatta in Svizzera per gli svizzeri e non solo, è salva», dice. «Abbiamo evitato il dimezzamento della SSR, del servizio pubblico. Un dimezzamento che sarebbe stato distruttivo». Un sospiro di sollievo, dunque, anche perché il risultato - a livello nazionale - è stato netto. «Il fatto che la popolazione si sia espressa per due volte nel giro di pochi anni sul servizio pubblico, e che per due volte lo abbia difeso, è straordinario», riflette ancora Masoni Brenni. «Si tratta di un unicum a livello non solo europeo ed è frutto della nostra democrazia diretta». La presidente della CORSI si dice quindi «molto sollevata» dal risultato ottenuto in votazione. «Sono molto grata alle cittadine e ai cittadini svizzeri. L’iniziativa poteva essere fraintesa, come se in gioco ci fosse solo un ritocco tecnico dovuto al taglio del canone. Al contrario, le persone hanno fatto uno sforzo per capire davvero che cosa si nascondeva dietro a quei 100 franchi di risparmio. Hanno capito qual era il prezzo nascosto di quel taglio. Un prezzo che la Svizzera italiana, in particolare, avrebbe pagato caro». Se a livello nazionale il dato è stato chiaro, a livello ticinese l’esito è stato più risicato. Ancora la presidente della CORSI: «Le cose belle sono difficili», ricorda. «Quando ho accettato di diventare presidente della cooperativa, due anni fa, ho detto che ci trovavamo nel mezzo di una tempesta perfetta. Sembrava una missione impossibile. Abbiamo però saputo spiegare alla popolazione le conseguenze dell’iniziativa, e la risposta dei ticinesi è stata positiva. Anche a Lugano. Il risultato, ora, ci incita a continuare quel percorso di dialogo e di ascolto per fare in modo che una percentuale sempre più alta di ticinesi si riconosca nel servizio pubblico, anche quella che oggi è una minoranza».
