Le piste si ripensano in verde: «Ma la neve è nel nostro DNA»

Impianti di risalita e destagionalizzazione, a che punto siamo? Lo sci, lo sappiamo, è un’attività ad «alto rischio» di estinzione. Ma il comprensorio di Airolo-Pesciüm continua a scommettere sulla neve: «I dati storici e microclimatici confermano che, grazie all’esposizione dei pendii, particolarmente ombreggiati, Airolo vanta le migliori condizioni del Ticino per il mantenimento del manto», ci spiega Nicola Mona, direttore della Valbianca SA, la società che gestisce gli impianti. «Questa solida realtà geografica ci permette di sfruttare al massimo e in modo efficiente il sistema di innevamento programmato, sul quale stiamo investendo in modo mirato, proprio per mettere in sicurezza il venticinque per cento del nostro fatturato annuo, generato nel periodo natalizio». Tuttavia, sottolinea Mona, è importante non perdere di vista l’offerta estiva, che deve essere ripensata in seguito ai cambiamenti climatici. Dai percorsi del Bike Park - che presto si arricchirà di nuovi tracciati - alle escursioni, fino al completamento dell’area camper, la Leventina ha molto da proporre. Questo approccio sui dodici mesi consente all’azienda di «stabilizzare i propri collaboratori con contratti annuali, trattenendo sul territorio competenze preziose». A tal proposito Mona specifica: «La destagionalizzazione non è solo una necessità imposta dal clima ma anche da ragionamenti aziendali. Essa non deve essere affrontata da ogni stazione individualmente. Il vero salto di qualità si farà se sapremo muoverci collettivamente e fare rete tra i diversi comprensori della regione, creando un’offerta integrata e complementare su tutto il territorio». Quali sono le previsioni a lungo termine? «Se sui singoli inverni la meteo impone elasticità, la nostra visione strategica sul futuro è invece molto chiara. Gli investimenti prioritari, come il rinnovo delle concessioni delle funivie, sono definiti. Di anno in anno, la nostra agilità consisterà nel modulare le spese correnti sulla base di un rigoroso controllo di gestione, garantendo la stabilità finanziaria della società».
Sfide chiare
Anche a Carì le prospettive sulle sfide future sono chiare. Neopresidente di Nuova Carì, Davide Tunesi (subentrato il 1. luglio a Marco Costi) si dice convinto che la linea portata avanti sinora dalla società è quella giusta: «È una visione che condivido pienamente e che intendo portare avanti». Da un lato, il comprensorio continua a finanziare l’innevamento programmato, perché, sottolinea Tunesi, «la neve è nel nostro DNA». Dall’altro, ci si muove dietro le quinte in vista di un progetto pensato per garantire entrate anche durante la stagione estiva, con proposte che spaziano dal glamping al camping fino alle attività di trekking. Senza contare, giorni fa, l’avvio di un fitto calendario di eventi che unisce musica, mountain bike e animazioni per le famiglie. «Crediamo fortemente nel potenziale dei mesi più caldi», afferma Tunesi, ricordando, tuttavia, che anche questi sono influenzati da possibili intemperie. A incidere sulla gestione degli impianti, rimangono dunque le condizioni metereologiche.
Riduzioni in vista
Per Campo Blenio, la continuità operativa si traduce nel progetto Campo 365, una strategia a lungo termine nata per far vivere la regione del Soprasosto lungo tutte e quattro le stagioni. «Attualmente l’inverno rappresenta ancora il 60-70% del fatturato, ma in futuro la tendenza potrebbe anche invertirsi», osserva il direttore Denis Vanbianchi. Lo scopo è valorizzare la natura, puntando alla stessa clientela abituale: famiglie, scuole e gruppi. Il fulcro sarà il Parco Saracino, che si arricchirà di giochi d’acqua, un laghetto naturalistico e un sentiero didattico, con la possibilità di pernottare in casette sugli alberi e nel rustico Ronco, mentre sarà anche migliorata l’attuale struttura ricettiva. L’inverno, tuttavia, non verrà abbandonato, bensì riorganizzato insieme a Cantone, Comune ed Ente regionale per lo sviluppo Bellinzonese e valli. «Vogliamo ridurre l’area sciabile, rinunciando alla parte alta che è più soleggiata, per concentrare gli sforzi e l’innevamento programmato sulla parte bassa, dove il manto resiste meglio. L’auspicio è proseguire nel garantire l’apertura già a dicembre creando un parco intergenerazionale», conclude Vanbianchi.
Pause fisiologiche
Matteo Milani, presidente degli Amici del Nara, si mostra più cauto. «Se ne parla molto, ma bisogna essere realisti: la destagionalizzazione ha i suoi limiti e in Ticino non esiste una massa critica capace di far funzionare una stazione tutto l’anno». Non solo: «Va considerato il fatto che esistono pause fisiologiche, ad esempio per le manutenzioni. È inevitabile che ci siano dei tempi morti: da metà ottobre a metà dicembre e nei mesi di aprile e maggio», afferma Milani, spiegando che il cavallo di battaglia del comprensorio rimarrà, per molto tempo, l’inverno: «Senza grandi sforzi di marketing è in grado di attirare una clientela fedele». Ma che fare se le precipitazioni scarseggiano? «Oggi la stagione viene affrontata in modo diverso dal passato. Siamo ancora dipendenti dalla neve naturale, ma le nostre attività sono diversificate. Disponiamo, ad esempio, della pista per lo slittino più lunga del Ticino, attiva già con soli trenta centimetri di manto bianco. Poi, si aggiungono, oltre lo sci, escursioni con racchette in un territorio pregiato, abbinate a proposte gastronomiche a km 0».
Se gli introiti principali arrivano ancora dal turismo bianco, considerare la destinazione anche nel suo volto estivo è cosa necessaria. In questo senso, i pendii del Nara si prestano «ottimamente» alla mountain bike e agli itinerari pedestri per le famiglie, garantisce Milani. «D’estate, però, la concorrenza è forte ed è fondamentale puntare su servizi selezionati: pochi eventi ma mirati». Per ora, la stazione è gestita a titolo di volontariato, «un vantaggio dal punto di vista dei costi, ma pure uno sforzo enorme per chi se ne occupa». In futuro, conclude il presidente di Amici del Nara, «sarà opportuna una professionalizzazione, almeno parziale».
