Salario minimo

Le richieste socialiste non provocano scossoni

I paletti avanzati dal Comitato socialista non minano la possibilità di raggiungere un accordo politico per un controprogetto - A quel punto, l’iniziativa popolare del PS verrebbe ritirataRiget: «Rischio calcolato» - Speziali: «Un’intesa si può trovare» - Dadò: «Pronti a discutere»
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
27.02.2026 21:04

Un sì di principio al compromesso. Ma non a tutti i costi. Riassumendo all’osso, è questo il messaggio politico arrivato dal Comitato cantonale socialista di giovedì sera. Un sì unanime che permette al partito di continuare le trattative con gli altri gruppi sul salario minimo, e di lavorare quindi alla bozza presentata lo scorso martedì in Gestione. Eppure, come visto, la base socialista ha indicato delle linee rosse invalicabili.

Che cosa è stato deciso

Dei cinque punti che formano l’accordo che potrebbe portare a un controprogetto e al conseguente ritiro dell’iniziativa popolare, tre non costituiscono un ostacolo. Due, invece, potrebbero rischiare di far traballare l’intesa. Si tratta della cosiddetta «clausola di salvaguardia» – che prevede la possibilità di deroghe temporanee per CCL già esistenti in caso di comprovate e ingenti perdite di posti di lavoro per aziende in difficoltà – e della questione dei benefit riconosciuti per la determinazione del salario.

Secondo quanto emerso dalle discussioni della base socialista, per quanto riguarda la clausola di salvaguardia si chiede «una modalità decisionale più restrittiva, idealmente all’unanimità della Commissione tripartita, ma almeno con una maggioranza qualificata dei 2/3, e non a maggioranza semplice». Inoltre, i socialisti vogliono una limitazione temporale chiara, «con rivalutazione delle deroghe entro tre anni» dall’attivazione della deroga.

La domanda, ora, è la seguente. Inserendo dei paletti «unilaterali» nella bozza di accordo con gli altri partiti, non si rischia di far saltare il banco e dunque di essere costretti ad andare al voto? «È una possibilità, sì», conferma la co-presidente Laura Riget. «Il mandato che abbiamo ricevuto è molto chiaro. Ciò, da un lato, costituisce un vantaggio contrattuale nelle negoziazioni. Dall’altra, ci sono dei paletti giustamente severi che dovremo rispettare». E se gli altri partiti decideranno di modificarli, «allora sarà un no. Ma dopo un primo giro informale di contatti, rimango fiduciosa». Un piccolo rischio politico che, come aggiunge Riget, «era calcolato». «Come direzione avevamo proposto di dire sì al controprogetto ma di rilanciare le trattative su due punti. Il sì è arrivato all’unanimità, mentre i punti da discutere sono diventati tre». Come dire: delle modifiche ci sono state, ma nulla di trascendentale. Il messaggio principale è stato accolto dalla base. «Sulla questione dei benefit dovremo svolgere degli approfondimenti giuridici per capire se siamo distanti dagli altri partiti o se invece si tratta solo di una questione di formulazione», conclude Riget.

Massima apertura

E gli altri partiti di Governo? Tralasciando la Lega, sin dall’inizio piuttosto «tiepida» rispetto al tema del salario minimo, PLR e Centro hanno accolto bene quanto emerso dal Comitato socialista. Come dire, l’accordo sul controprogetto ha buone possibilità di essere trovato. «È positivo che il PS si sia dimostrato aperto a trovare una soluzione condivisa e solida», premette Alessandro Speziali. «È un buon inizio. Rimango dell’idea che un’intesa si possa trovare». Secondo Speziali, inoltre, bisognerà ragionare sulla questione delle deroghe. «Le deroghe ovviamente non sono pensate per eludere il sistema ma per evitare che il salario minimo metta a rischio dei posti di lavoro». Anche Fiorenzo Dadò si è detto soddisfatto dell’esercizio democratico svolto dai socialisti. «Ne hanno liberamente discusso al loro interno accettando la possibilità di trovare un compromesso sul salario minimo», spiega il presidente del Centro. «Noi siamo pronti a discutere tutti gli elementi che sono stati messi sul tavolo. Il mondo del lavoro non deve essere terreno di scontro, bensì di trattative e di dialogo fra le parti».