Mendrisio

Legami di qualità come arma contro la violenza giovanile

Tra il 20 e il 30% dei ragazzi avvicinati dai Servizi comunali manifesta fattori di preoccupazione e di rischio – La Città illustra le strategie di gestione delle vulnerabilità che si basano sulla costruzione di alleanze e sulla dimensione comunitaria
©CdT/Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
08.04.2026 06:00

La domanda: cosa fa Mendrisio contro la violenza giovanile? La risposta: tanto, ma non lo fa da sola. La realtà della presa a carico del disagio giovanile è il tema della recente risposta della Città a un’interpellanza di Vera Bosshard, Davina Fitas, Gregorio Aostalli (Il Centro) ed Elia Agostinetti (L’Alternativa). Una risposta che inizia da una premessa: la persona è «in costante relazione di complementarità con gli ambienti di vita in cui cresce e sviluppa la propria identità; si tratta di un processo di adattamento reciproco tra individuo e contesto in cui si vive». È in questo quadro che va inserito, e quindi compreso, l’individuo. Ed è quindi in questo contesto che va analizzato anche il fenomeno del disagio giovanile. La conseguenza? «La risposta pubblica deve tendere ad assumere diverse forme e funzioni e ad agire su più livelli, che riguardano in modo particolare: la prevenzione, la costruzione di legami, l’interazione di prossimità, il contenimento, l’ascolto, la partecipazione, la costruzione di alternative di scelta, la presa a carico tempestiva e il coordinamento interistituzionale». Anche perché dimensione comunitaria e coesione sociale sono «fattori protettivi».

Al centro dell’interpellanza c’erano le strategie: per intercettare il disagio, di presa a carico, e per misurare l’efficacia dei servizi comunali rivolti ai giovani. Strategie e strumenti che hanno permesso di far emergere delle criticità. Le principali sono: «Aumento della complessità dei bisogni e delle fragilità (anche in fascia preadolescenziale), difficoltà a intercettare precocemente i segnali “deboli” prima che si traducano in atti (aggressività, ritiro, escalation conflittuale) e la necessità di mantenere continuità tra contesti (scuola-tempo libero-famiglia-territorio). In parallelo, cresce la domanda di risposte immediate, mentre i percorsi educativi e di presa a carico richiedono tempo, alleanze e continuità nel tempo». A questo si aggiunge «la crescente difficoltà di comprensione reciproca tra le differenti fasce della popolazione (giovanile e adulta)».

Come reazione, anzi «in una logica di miglioramento continuo», il Municipio ha orientato l’evoluzione dei servizi anche sulla scelta di presidiare non solo spazi «dedicati», quindi di essere presente anche nei «luoghi reali di vita» dei giovani». In questa cornice – si aggiunge – «si colloca anche il modello di prossimità regionale con unità mobile (SpaceVan) e l’équipe educativa, pensato per incontrare giovani tra 11 e 30 anni nei luoghi pubblici e informali del Mendrisiotto, con finalità di promozione del benessere, prevenzione e lavoro di rete». Così come il Servizio di educativa territoriale comunale (ETC) che si occupa di «intercettare precocemente le difficoltà familiari e sostenere i genitori nelle funzioni di cura».

Numeri e cautela

Nella risposta all’interpellanza si forniscono anche dei numeri, quelli dei ragazzi avvicinati negli ultimi due anni dai servizi dell’area Infanzia e giovani della Città. Si tratta di un «numero importante di giovani: il Centro giovani sia nel 2024 che nel 2025 si è interfacciato con oltre 500 giovani diversi ogni anno, mentre la Prossimità 400 nel 2024 e oltre 500 nel 2025. Il progetto ETC, da quando attivo, ha preso in carico più di 30 famiglie, 40 invece le bambine e i bambini seguiti da progetti educativi personalizzati». Si stima che «in almeno un 20/30% dei casi siano stati rilevati fattori di preoccupazione e di rischio (ma non per forza connessi a dinamiche di violenza)». Allora come (re)agire? «Quando possibile e opportuno, sono state cercate e costruite alleanze: con le famiglie di appartenenza, con gli istituti se i giovani sono collocati, con scuole e servizi specialistici. In situazioni specifiche sono state effettuate le dovute segnalazioni mentre in alcuni casi delle persone sono state orientate per prese a carico più strutturate». Attenzione però, si sottolinea, i numeri «vanno letti con cautela. L’aumento dei contatti con persone in situazione di vulnerabilità può indicare un aumento del disagio, ma può anche riflettere una maggiore capacità di intercettazione, una più alta accessibilità percepita e un miglioramento della costruzione di legami di fiducia. In altre parole, talvolta “più casi” significa anche “più fiducia” e “più emersione”, elemento non negativo in ottica preventiva».

Il ruolo della rete

Quando i numeri crescono, «la strategia efficace non può essere solo incrementale (più risorse), ma deve essere selettiva e basata su evidenze: rafforzare prevenzione e prossimità, consolidare la rete scuola-territorio-servizi». Tuttavia «l’obiettivo non è fare tutto a livello comunale, ma garantire percorsi fluidi e tempestivi». Ognuno ha i propri ruoli, in un discorso di rete. Scuola compresa: «Le sinergie con la scuola sono un asse imprescindibile: la scuola è osservatorio quotidiano e un contesto educativo primario, mentre i servizi territoriali possono garantire continuità nel tempo libero e nelle situazioni extra-scolastiche». Sullo sfondo c’è il ruolo dei legami sociali, che fungono da filo conduttore: «La violenza è un segnale e va trattata come tale, senza negare la necessità di responsabilizzazione individuale ma riconoscendo che la prevenzione efficace nasce dalla qualità dei legami e dalla coerenza delle risposte istituzionali. Mendrisio intende continuare a operare in una logica di politiche giovanili integrate: prossimità, rete, spazi di aggregazione, partecipazione e percorsi di presa a carico tempestivi e appropriati, nella consapevolezza che investire nei giovani significa investire nella coesione e nel futuro della comunità».

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