In Appello

Leggero sconto di pena per la maxi malversazione

Condanna sostanzialmente confermata per un imprenditore italiano 54enne reo di aver usato per scopi suoi ingenti somme affidategli da una donna che le voleva investire: per lui cinque anni e tre mesi di carcere e l’espulsione dalla Svizzera per sette – Imputato e finanziatrice erano entrambi membri d’alto rango di Scientology
©Gabriele Putzu
Federico Storni
07.07.2026 17:45

Tre mesi di riduzione di pena, un anno in meno d’espulsione dalla Svizzera, e un atto d’accusa - e una sentenza di primo grado - in larghissima parte confermati. Non ha avuto particolare fortuna l’appello presentato da un imprenditore italiano 54enne residente nel Luganese che nell’autunno del 2024 era stato condannato da una Corte delle assise criminali a scontare cinque anni e mezzo di carcere (e otto d’espulsione), per malversazioni nell’ordine di una ventina di milioni di franchi; soldi che l’imputato - che ha sempre contestato le accuse - ha usato a proprio beneficio anziché per investirli nel trading d’acciaio, secondo le volontà di chi glieli aveva affidati; ovvero un’americana che è fra le principali finanziatrici del movimento religioso (non riconosciuto come tale in Svizzera) Scientology.

Il primo processo...

Lo stesso imputato, a suon di milioni, aveva ottenuto un grado alto all’interno di Scientology. E proprio il ruolo del sedicente movimento religioso nella vicenda è stato al centro di un vivace dibattito nel processo di prima istanza. Da un lato l’avvocato Goran Mazzucchelli, che rappresenta le due società vittime delle malversazioni dell’imputato e oggi riconducibili alla facoltosa finanziatrice americana, ha parlato al riguardo di «puro gossip» e di «volgare vicenda di malversazione finanziaria». Dall’altro lato i legali dell’imputato - avvocati Tuto Rossi e Damiano Salvini - hanno insistito sul fatto che dagli ambienti di Scientology siano arrivate insistenti pressioni sul loro assistito: «Tutte le persone coinvolte nell’inchiesta sono membri di Scientology. Anche se vogliono fare credere che stessero facendo affari, le due cose non possono essere scisse».

Da parte sua la procuratrice pubblica Veronica Lipari aveva relativizzato molto il ruolo di Scientology nella vicenda e anche il giudice Amos Pagnamenta, nel motivare brevemente la sentenza di prima istanza, aveva rimarcato che non vi era traccia di queste pressioni negli atti. È stata solo una «banale» sottrazione di capitale, in altre parole: «Dal minuto uno in cui ha ricevuto il finanziamento ha iniziato a prelevare a mani basse senza possibilità di rientrare dal debito, tradendo la fiducia di chi gli aveva affidato somme ingentissime e lo considerava un confratello».

...e il secondo processo

Negli scorsi giorni la Corte d’appello e revisione penale presieduta da Angelo Olgiati (a latere: Ilario Bernasconi e Matteo Galante) ha sostanzialmente confermato quella prima decisione e dunque l’impianto accusatorio. Il processo bis si era svolto lo scorso aprile. «Confermando in larga misura l’atto d’accusa - si legge in un comunicato stampa - la CARP ha ritenuto un imprenditore italiano di 54 anni autore colpevole dei reati di ripetuta amministrazione infedele aggravata, truffa, ripetuta falsità in documenti e riciclaggio di denaro». Le malversazioni ai danni delle due società - una ticinese e una americana - sono quantificabili in una ventina di milioni di franchi (gli accusatori privati ne chiedevano 25); cifra che ora l’imputato è chiamato a risarcire. Salvo un ulteriore ricorso al Tribunale federale: la sentenza d’appello non è infatti ancora cresciuta in giudicato.

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