Piana del Vedeggio

«Lei non voleva nuocere, le credo: ma non sono previste eccezioni»

Pena pecuniaria sospesa al titolare di un’azienda che, agendo con leggerezza, ha causato uno sversamento di idrocarburi nel Leguana - In generale, questi incidenti sono in calo
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Federico Storni
23.07.2026 06:00

La Legge federale sulla protezione delle acque non perdona, e neppure fare quasi tutto giusto mette al riparo da una condanna penale. Ne sa qualcosa il titolare di un’azienda attiva nella piana del Vedeggio, che è stato condannato a una (lieve) pena pecuniaria sospesa per aver infranto detta legge per (lieve) negligenza: «Le credo quando dice che tiene all’ambiente ed è evidente che non aveva alcuna intenzione di nuocergli - ha detto il giudice della Pretura penale Manuel Bergamelli, - ma la difesa dell’ambiente non ammette eccezioni, perché in quest’ambito anche una leggerezza può avere conseguenze durature ». Non nel caso di specie, però, in quanto l’intervento dei pompieri, peraltro allertati proprio dal titolare a processo ieri, ha permesso di contenere lo sversamento di un centinaio di litri di idrocarburi da un barile, infine confluito nel torrente Leguana nel 2024.

Leggerezza e sfortuna

«Leggerezza» è probabilmente il termine più corretto per indicare la condotta dell’uomo, difeso dall’avvocato Massimo De Sena. Non è stato lui a operare lo sversamento - quello l’ha causato, sempre per negligenza, un suo operaio che per questo è già stato sanzionato - e quando è giunto sul posto i suoi impiegati avevano già sparso l’assorbente per contenere i danni. Tutto giusto, fin qui. Il fallo del titolare è stato quello di ordinare che venisse pulito con l’acqua il piazzale (oppure di non intervenire mentre ciò accadeva: l’uomo ha dato versioni discordanti in merito, la Corte ha ritenuto più credibile la prima). Così facendo il titolare, un professionista incensurato con oltretutto esperienza nei lavori a contatto con i fiumi, era convinto che il materiale assorbente sarebbe finito nelle fognature: «Eravamo in una zona industriale, chi poteva immaginare che delle caditoie finissero nelle acque chiare». E invece alcuni tombini scaricavano in un riale che poi confluiva nel Leguana. Fortunatamente, come detto, lo sversamento non ha causato danni o morie di pesci. Ma una condanna penale, quella sì.

Sempre meno incidenti

Allargando lo sguardo, da quando il Cantone si è dotato di un Regolamento sulla gestione delle acque un decennio abbondante fa, e in particolare da quando nel 2014 è stato istituito il Nucleo operativo incidenti (NOI) che ha il ruolo di polizia della protezione delle acque, gli inquinamenti delle stesse, e in generale gli interventi in ambito ABC(ambiente, biologia, chimica) sono in costante diminuzione. Incrociando i rapporti 2025 del NOI e della Sezione protezione aria, acqua e suolo, apprendiamo ad esempio che l’anno scorso gli interventi del NOI per inquinamenti delle acque sono stati «solo» 28: in due occasioni, gli eventi che hanno comportato l’inquinamento di acque superficiali hanno anche provocato una moria di pesci, in un unico caso l’inquinamento è avvenuto in zona di protezione delle acque. In costante crescita invece, la capacità di risalire a chi ha inquinato. Nel 2025 nel 72% dei casi si sono potute attribuire responsabilità, «permettendo il recupero dei costi generati dall’evento» (solitamente l’intervento dei Pompieri). In tal senso, riporta la SPAAS, questo tipo d’interventi nel 2025 ha generato un costo complessivo di 630.000 franchi.