L’Etnic spegne definitivamente le luci, il gestore: «Peggior momento nella storia della ristorazione»

Dopo 27 anni, le luci del ristorante Etnic si spegneranno definitivamente questa domenica, 31 maggio. L’annuncio è stato pubblicato sulla pagina Instagram del locale. «Non è facile dirlo, non è stato semplice deciderlo…ma è arrivato il momento di chiudere questa bellissima avventura», si legge nel messaggio del post, che prosegue con un ringraziamento «ai nostri amici e clienti per ogni visita e ogni momento condiviso. Grazie per aver fatto parte del nostro percorso e riempito il nostro ristorante di sorrisi e felicità, custodiremo per sempre tutti i ricordi vissuti con voi dal 1998».
«Chiudo un’attività che non può sostenersi»
«Siamo al punto dell’insostenibilità economica, non c’è momento peggiore di questo nella storia della ristorazione, almeno per quel che ne ho memoria io», ci dice il gestore Jonathan Kass, da noi interpellato. «Chiudo un’attività che non può sostenersi. C’è frustrazione. Non rinunciamo a causa di chissà quali errori commessi da noi, ma un calo della cifra d’affari annuale del 15% che si protrae per quattro anni consecutivi ti porta al disastro. Lavoro ancora discretamente, ma ho una struttura dei costi tale per cui se incasso 100 franchi e me ne rimangono 5 di guadagno netto, è già tanto». I problemi sono iniziati nel periodo post-Covid. Negli scorsi mesi «ho anche provato ad abbassare i prezzi, ma non è bastato. Ripeto: è un discorso di congiuntura economica. Se la gente ha meno soldi in tasca, la prima cosa a cui rinuncia è la cena al ristorante, non certo le vacanze».
Offerta vastissima
Un altro aspetto da considerare è l’elevata concorrenza con cui si è confrontati. «Nel ’97, quando ho iniziato, non c’era niente. Oggi, invece, l’offerta a Lugano è vastissima e questo genera un cortocircuito. Non sono l’unico a chiudere; diversi miei amici e colleghi si trovano purtroppo nella stessa situazione». Kass, al momento, non ha ancora fatto piani per il suo futuro. «Non ho ancora deciso niente. In questo momento ho bisogno di riposare, più avanti valuterò il da farsi».
Una storia lunga 27 anni
Nessuno, ci dice Jonathan, si è detto interessato a rilevare lo storico locale. Locale che per anni ha avuto sede al Quartiere Maghetti, prima di «traslocare» a Pregassona. «Penso che la chiusura di questo ristorante sia un peccato per tutta la città ma, ripeto, oggi c’è troppa concorrenza perché io possa mantenere la mia identità. La gente, ovviamente, ha diritto di scegliere dove andare, ma è dura passare da 100 a 50 clienti al giorno». La fine di questa storia «non cancella comunque i tantissimi momenti di gioia vissuti in quasi 30 anni di attività. Non saprei da dove iniziare a ricordare. Ho collaborato con il Locarno Film Festival, con il Rabadan, con il carnevale di Tesserete. Ho girato il Ticino con questo nome e mi sono divertito tantissimo. Ringrazio tanto i miei clienti per questo».
