Il dibattito

L’identità ancora sotto la lente: «Quel nome non ci rispecchia»

Dopo la presentazione del marchio «Millemonti Bellinzona» per la promozione turistica della sponda destra, un’interpellanza di Camilla Pedrioli ne chiede le motivazioni - «Una scelta anonima che cancella la storia della regione»
In estate il Municipio ha presentato un Piano d’azione per il territorio montano. © Città di Bellinzona
Giacomo Butti
05.10.2026 06:00

«Dare un nome sbagliato a qualcosa significa aggiungere infelicità a questo mondo». Albert Camus lo scrisse in un saggio del 1944, riflettendo su come le parole abbiano sempre un peso enorme. A livello sociale, soprattutto, ma anche politico. Ne sanno qualcosa i bellinzonesi, che una settimana dopo aver affossato il progetto di valorizzazione della Fortezza - in parte proprio per la sua denominazione - si trovano ora confrontati con un nuovo problema di nomenclatura. Presentato negli scorsi giorni, il marchio «Millemonti Bellinzona» - scelto per dare unità d’intenti allo sviluppo della montagna di sponda destra di Bellinzona, nell’ambito del Piano d’azione lanciato in estate - non fa l’unanimità.

Le premesse

Secondo il punto di vista del Consiglio direttivo dell’Ente autonomo Carasc, presieduto dal vicesindaco Fabio Käppeli, il «naming» - scelto dopo uno studio condotto da un’agenzia esterna - permetterà di dare una sola voce all’offerta della regione, superando «l’attuale frammentazione, grazie a un marchio unico e fortemente distintivo», Millemonti Bellinzona, «capace di trasmettere immediatamente l’idea che il territorio non offra un’unica attrazione, bensì un ventaglio infinito di micro-esperienze». Sostenuto, oltre che dal Municipio, anche dal patriziato di Monte Carasso e dalla Fondazione Curzútt-San Barnárd, il progetto mira a coordinare comunicazione e promozione dei principali attori della sponda destra attraverso una piattaforma comune: sito web centralizzato, segnaletica turistica aggiornata, e pagina Instagram (già attiva) brandizzata.

Qualcosa già visto

Ed è qui che sorgono i dubbi. In un’interpellanza, Camilla Pedrioli (Il Centro) ha duramente criticato il marchio, basato su «un’espressione generica, già utilizzata altrove e collocabile ovunque sull’arco alpino». La strategia di «Millemonti Bellinzona», argomenta la consigliera comunale, «sembra basarsi unicamente sul cambiamento della denominazione, cancellando l’identità della sponda destra», e distanziandosi da «comunità che hanno toponimi, dialetti e una storia propria», legati alla memoria del territorio. Peggio: «da anni», un operatore outdoor con sede a Brescia propone, con il nome «MilleMonti», escursioni, trekking e viaggi di gruppo in Valle Camonica, in Val di Scalve e in Franciacorta. «Chi cercherà ‘Millemonti’ non arriverà alla Mornera ma in Lombardia. Un marchio che dovrebbe rendere la nostra montagna immediatamente riconoscibile parte da un nome già utilizzato altrove e non riconducibile al Bellinzonese e men che meno ai quartieri della sponda destra». Poi la stoccata: «I nomi dei luoghi finiscono in coda a quello della città. L’aggregazione doveva valorizzare le specificità dei quartieri, ma qui diventano un sottotitolo».

Il caso recente

Parlare di un progetto partito in salita sarebbe forse eccessivo. Certo è che, quando sotto la lente finisce il concetto di identità, un esempio molto recente indica chiaramente il pensiero dei cittadini turriti. E la stessa capogruppo, che all’ultima chiamata alle urne aveva sostenuto il progetto di valorizzazione della Fortezza, lo ha sottolineato nell’atto parlamentare, definendo «inopportuna» la tempistica del rebranding, «vista anche la recente votazione comunale del 27 settembre». L’interpellanza chiede quindi al Municipio quale ruolo abbia avuto nella scelta del nome «Millemonti Bellinzona» e chi risponde politicamente della decisione. «In relazione al progetto di valorizzazione della Fortezza», ha ricordato Pedrioli rievocando il tema, «il Municipio ha a più riprese sottolineato l’importanza dell’unicità del marchio. Per quali motivi ha ritenuto in questo caso opportuno procedere con un cambiamento del nome generico in Millemonti?». Chiedendo in che misura il nuovo brand valorizzi la storia della Sponda destra, la consigliera comunale si è soffermata anche sulla necessità di fare chiarezza sul processo partecipativo che ha portato a scegliere un nome «che non è di nessuno», sui riscontri degli enti coinvolti, sui costi complessivi dell’adozione del brand e sulle verifiche (effettuate o meno) sull’uso precedente del nome «Millemonti» da parte di altre realtà.