Ticino

L'imposizione individuale, «per un sistema più equo e moderno»

Il comitato ticinese a favore dell’introduzione dell’imposizione individuale, al voto il prossimo 8 marzo, si è presentato a Melide – «La riforma elimina una discriminazione e incentiva l’occupazione femminile, con risvolti positivi per tutta l’economia»
Paolo Gianinazzi
29.01.2026 21:44

Si è presentato questa sera a Melide il comitato ticinese interpartitico (composto da esponenti di PLR, PS, Verdi, Avanti con T&L e PVL) favorevole all’introduzione dell’imposizione individuale. Un’importante riforma sulla quale si esprimeranno i cittadini nella votazione dell’8 marzo. Come noto, il principale obiettivo del cambiamento è quello di abolire la tassazione congiunta per le coppie sposate e, con essa, anche la cosiddetta penalizzazione fiscale del matrimonio. E questo perché, in sintesi, oggi i redditi delle persone sposate vengono sommati e tassati in modo congiunto. Ciò, in soldoni, a causa della progressività del sistema fiscale significa che molte coppie sposate - a parità di reddito - pagano imposte più alte rispetto a quelle non sposate. Un’ingiustizia che, hanno spiegato i presenti, non rispecchia più la società di oggi. E penalizza, in particolare, le donne.

Il sistema oggi in vigore, ha ricordato la deputata Cristina Maderni (PLR), risale al lontano 1915. E oggi, oltre cento anni dopo, «questo metodo d’imposizione non rispecchia più la società odierna», diventata molto più complessa. Ma, oltre a ciò, l’introduzione dell’imposizione individuale «è importante per affermare la parità tra i coniugi e per stimolare il lavoro delle donne». Si tratta, in sostanza, di una scelta di equità fiscale. E questo perché, come spiegato più tardi dalla deputata Amalia Mirante (Avanti con T&L), «questa riforma va a incentivare l’occupazione del secondo reddito», per il quale «diventa fiscalmente interessante lavorare». Secondo reddito che, ha precisato, nell’80% dei casi è proprio quello femminile.

Detto in parole povere, nel sistema attuale molte donne sono disincentivate a lavorare perché il loro reddito (sovente il secondo nella coppia) va ad aumentare il reddito complessivo e, così facendo, anche le tasse. Abolire questo sistema, dunque, incentiverebbe molte donne a rientrare (o non uscire) dal mondo del lavoro. Si stima infatti, ha spiegato ancora Mirante, che tale riforma potrebbe creare 40 mila posti di lavoro a tempo pieno.

Un cambiamento, ha evidenziato la deputata Lisa Boscolo (PS), che è dunque «estremamente positivo per incentivare e aumentare l’occupazione femminile», migliorando dunque anche l’indipendenza economica delle donne. Ciò, anche dal punto di vista pensionistico, evitando importanti buchi contributivi. Ma i risvolti positivi di una maggiore occupazione femminile, ha rilevato Boscolo, sarebbero anche «sull’intero sistema economico nazionale», specialmente in un «contesto storico di penuria di manodopera». A sostegno della riforma, poi, è intervenuto anche Fabio Monti (presidente del distretto di Lugano del PLR): «I primi cinque minuti ero convito di votare no al cambiamento. Ha prevalso in me un concetto tutto elvetico, legato alla famiglia tradizionale. Ma poi, passati quei cinque minuti, ho capito che questo cambiamento è d’obbligo, come il voto del 1971 (ndr. sul diritto di voto alle donne). La società è cambiata, la famiglia è cambiata». Dobbiamo dunque «fare un passo avanti», lasciandoci alle spalle un sistema da «anteguerra». A nome della federazione «faftplus», la copresidente Maria Bonina ha infine parlato di un «passo avanti verso una Svizzera più equa, più moderna, in cui uomini e donne contribuiscono in modo autonomo alla vita sociale ed economica del Paese».

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