Livelli, telefonini e classi inclusive: «Un anno intenso di cambiamenti»

Verrà dapprima presentato in Commissione formazione e cultura lo studio sull’impatto finanziario della della scuola inclusiva in Ticino. L’analisi – commissionata all’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) – ha pure fatto luce su un secondo aspetto legato all’aumento dei costi in questo ambito così centrale nella visione del Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport (DECS) sotto la guida di Marina Carobbio Guscetti. «Vogliamo una scuola del sapere, del rispetto e dell’inclusione», ha ripetuto la direttrice durante la consueta conferenza stampa di fine anno scolastico.
«Non è scontato»
Nel suo intervento, Carobbio Guscetti ha dapprima ricordato il valore della scuola pubblica «che garantisce a tutti una formazione di qualità». Un risultato per nulla scontato. Come non sono affatto scontati i risultati che la scuola ticinese ottiene nel confronto intercantonale «nonstante gli investimenti siano più contenuti».
Il 2025-2026 è stato un anno particolarmente intenso, ha detto. In particolare è stato presentato il messaggio sul superamento dei livelli alle Medie, mentre «sono in fase conclusiva i lavori per attuare da settembre l’anticipo del tedesco in prima media». Veri e propri cambiamenti epocali che la scuola si appresta ad assorbire e metabolizzare secondo quel processo di «normalità straordinaria» che accompagna, giorno dopo giorno, il lavoro di tutti gli operatori del settore.
In dirittura di arrivo è anche il messaggio sulla revisione della legge delle scuole dell’obbligo, ritirato nel 2024 poiché era «necessario trovare una maggiore condivisione». Ieri a Bellinzona, la direttrice del DECS ha confermato che la fase di raccolta delle proposte per la revisione è terminata e che nei prossimi mesi verrà presentato il nuovo messaggio.
Ma l’anno appena trascorso ha pure visto il dipartimento attivarsi sul tema dei «telefonini». «Abbiamo rafforzato le Direttive relative al divieto di utilizzo dei dispositivi mobili personali nelle scuole medie (ricevendo anche un riscontro complessivamente positivo da parte del Consiglio cantonale dei giovani, riunitosi nel suo nuovo assetto) ed esteso tale divieto alle scuole comunali», ha ricordato.
«Dobbiamo fare di più»
Il secondo pilastro è quello dell’integrita personale. Carobbio Guscetti non ha nascosto che su questo fronte occorre fare di più. «Non è stato un anno facile», ha dichiarato in riferimento alla vicenda che ha toccato la Scuola media di Giubiasco. «Aspettiamo l’esito dell’inchiesta. Quello che è chiaro sin d’ora è che gli sforzi a livello di scuola e di società a favore del rispetto e dell’integrità personale devono essere rafforzati». Al riguardo, Carobbio ha annunciato che il DECS sta riesaminando i dispositivi esistenti relativi ai comportamenti inadeguati. «Si tratta di incrementare gli strumenti di ascolto e le possibilità di segnalazione di situazioni di disagio o di possibili abusi. Vanno moltiplicate le attività di prevenzione in tutti gli ordini scolastici».
Fondamentale è pure la formazione dei docenti. Carobbio Guscetti ha annunciato il lancio di un percorso di sensibilizzazione rivolto a tutti gli operatori scolastici della scuola dell’obbligo sul tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità, con particolare attenzione alla prevenzione delle violenze. Anche la formazione professionale è nel mirino. La Divisione ha creato un sito dedicato alle aziende formatrici, mentre la direttrice ha scritto personalmente a tutte le aziende che formano apprendisti nel Cantone per costruire un fronte comune sul tema.
«Nessuna penalizzazione»
Arriviamo al terzo pilastro, ossia la scuola inclusiva. Il modello ticinese, in vigore dal 2011, prevede l’inserimento nelle classi ordinarie a effettivo ridotto di un massimo di tre allievi con bisogni educativi particolari, seguiti da un docente di pedagogia specializzata in co-docenza con l’insegnante titolare.
«Le classi inclusive oggi sono una realtà consolidata e il bilancio è largamente positivo», ha detto il direttore della Divisione della scuola, Emanuele Berger. Il quale ha poi presentato l’esito di una ricerca comparativa del Centro competenze innovazione e ricerca sui sistemi educativi della SUPSI: «Dagli approfondimenti è risultato che la presenza di allievi con bisogni educativi particolari non penalizza gli apprendimenti dei compagni. In italiano e matematica non emergono differenze significative rispetto alle classi non inclusive. In alcuni casi, in particolare in matematica in quinta elementare, i risultati nelle classi inclusive sono stati persino migliori». Oggi le classi inclusive sono 97 e il Ticino serve da modello per altre realtà, ha concluso Berger fornendo una risposta diretta alle preoccupazioni che si erano levate in sede politica.
Dislessia, discalculia e ADHD
Sempre sul tema inclusione, è stato quindi presentato il lavoro del «Tavolo sulle neurodiversità», istituito nel 2022-2023 per approfondire il tema del «disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Mattia Mengoni, capo della Sezione della pedagogia speciale, ha illustrato il quadro di riferimento pedagogico elaborato sul tema. «Con neurodivergenze si intende la naturale varietà dei modi in cui le persone apprendono, si concentrano ed elaborano le informazioni. In alcuni casi queste modalità possono generare difficoltà concrete e richiedere attenzioni pedagogiche specifiche». Rientrano in questo ambito la dislessia, la discalculia, l’ADHD e l’alto potenziale cognitivo. Su queste basi è stata aggiornata la direttiva cantonale sulle misure compensative e dispensative: tempi supplementari per le prove, strumenti tecnologici di supporto e altre modalità organizzative per garantire un accesso equo agli apprendimenti.
Campagna di collocamento, «in linea con il 2025»
Positivo anche il bilancio presentato da Paolo Colombo, direttore della Divisione della formazione professionale (DFP). Nell’anno scolastico 2025-2026, i 20 Centri professionali hanno accolto complessivamente 11.895 persone, 10.674 delle quali hanno seguito una formazione professionale di base e 1.221 un percorso di livello terziario nelle Scuole specializzate superiori (SSS). «Sono dati che confermano la centralità della formazione professionale nell’offerta educativa postobbligatoria cantonale», ha commentato Colombo.
Guardando avanti, il direttore della DFP ha presentato i primi numeri intermedi della campagna di collocamento per l’anno scolastico 2026-2027. All’inizio di giugno erano già stati stipulati 613 nuovi contratti di tirocinio, una cifra in linea con i dati constatati negli anni precedenti nello stesso periodo, ossia intorno alle 600 unità. Risultano ancora disponibili 760 posti di apprendistato, posti che sono consultabili sul portale orientamento.ch.
Si tratta tuttavia di dati ancora provvisori: le prossime settimane saranno determinanti, poiché una quota importante dei contratti di tirocinio viene tradizionalmente sottoscritta durante l’estate.
I giovani e le giovani in uscita dalle scuole medie che non hanno ancora trovato una soluzione formativa sono invitati a mantenere un contatto regolare con l’orientatore o l’orientatrice della propria sede scolastica, ha detto al riguardo Colombo. Per i giovani adulti è inoltre possibile rivolgersi alla Città dei mestieri della Svizzera italiana. A partire dalla metà di luglio, sarà possibile iscriversi al Gruppo operativo collocamento a tirocinio, che accompagnerà i ragazzi e le ragazze ancora alla ricerca di una soluzione formativa per l’inizio del nuovo anno scolastico.
