Lo spirito di Bacco ci protegge dal coronavirus: dal vino al disinfettante

Non è certo uno che sta con le mani in mano, Eligio Boldini. Nella sua carriera da viticoltore e produttore si è lanciato in tante di quelle iniziative che è difficile ricordarle tutte. Lui, smessi ormai da anni i panni da postino, con entusiasmo e passione lo ha fatto anche stavolta, raccogliendo una nuova sfida. Per riprendere il viaggio non dopo il naufragio, come amava ripetere il poeta Giuseppe Ungaretti, ma subito, nel mezzo della pandemia che ha mutato profondamente (e forse per sempre) la nostra quotidianità. Il «Ligio», come lo chiamano parenti ed amici, sta producendo disinfettante per le mani per proteggersi dal coronavirus.

A quanto ci risulta è il primo e unico nel Moesano (la sua azienda, la Vini Boldini SA, ha sede a Monticello, in territorio di San Vittore ma ad un tiro di schioppo da Lumino: il confine fra i due Cantoni si trova proprio tra i filari, a 20 passi dalla cantina del nostro romantico seguace di Bacco) a lanciarsi in questa avventura. Che ha raccontato al Corriere del Ticino con la consueta dose di professionalità condita da buonumore e genuinità.
Altro che Merlot e Bondola
Non sono ancora le 10 quando lo raggiungiamo telefonicamente, ieri. È già all’opera in cantina. Il vino, assieme alla famiglia, è l’amore della sua vita. «Anche se è un periodo difficile, per noi, considerando che bar e ristoranti sono chiusi a causa dell’emergenza sanitaria, il lavoro non manca», esordisce Eligio Boldini. Ma stavolta non si tratta del processo di fermentazione alcolica del succo d’uva oppure di vinificare Bondola, Merlot e Pinot. No, adesso la priorità è un’altra. Come per tutti, d’altronde. «Non saprei dirle come è nata l’idea, sinceramente. So però che a un certo punto, prima di Pasqua, mi son detto che valeva la pena provarci, soprattutto per dare il mio modesto e piccolo contributo in questa difficile battaglia», puntualizza il nostro interlocutore.
Il quale ha così preliminarmente preso contatto con la divisione Alcol e tabacco della Direzione generale delle dogane con sede a Delémont (nel canton Giura) per ottenere la necessaria autorizzazione e in seguito si è buttato a capofitto nell’ennesima impresa. «Ammetto che nutrivo dei dubbi, perché la produzione non è affatto facile, in particolare per via dell’acqua ossigenata. Bisogna prestare la massima attenzione nel calcolo delle dosi dei singoli ingredienti. Alla fine si sono rivelati timori ingiustificati: tutto è andato, e sta andando, per il meglio», rileva il «Ligio» con un pizzico di orgoglio che non tradisce comunque la sua modestia.
Dopo l’assenzio un’altra sfida
Dall’alambicco, pertanto, per una volta non è uscito il nettare degli dei ma un disinfettante per le mani o per le superfici. È a base di etanolo e supera il 70% di alcol. «Ne ho già prodotti 500 litri, ai quali ne seguiranno altri perché la richiesta è elevata», ci dice il viticoltore mesolcinese. È venduto in flaconi da 250 millilitri o nella confezione da 5 litri, pensata in particolare per le ditte. «Spero vivamente che possa servire alla popolazione per sconfiggere il coronavirus», afferma Eligio Boldini.
Quella subdola COVID-19, appunto. Che ha costretto un vinificatore di lungo corso (lo fa dal 1983: prima a livello amatoriale, e poi dopo un lustro è diventato un lavoro a tutti gli effetti grazie all’ampliamento della cantina e alla costruzione di nuovi vigneti) a reinventarsi. Come fece, se si vuole, nel 2005, quando fu il primo a commercializzare e produrre l’assenzio nella Svizzera italiana dopo che la «fata verde» era stata reintrodotta nel mercato elvetico. «Certo, come detto in precedenza è un momento difficile per chi fa il nostro mestiere. Per fortuna riusciamo a vendere ai privati, in quanto le scorte non mancano. Ma la chiusura degli esercizi pubblici, dettata dalle autorità con l’obiettivo di fermare la diffusione del virus, è stata un brutto un colpo, seppur più che comprensibile dal profilo sanitario», sottolinea Eligio Boldini.
Il suo sguardo va, infine, alla vendemmia di quest’anno: «C’è molta incertezza, non posso negarlo. Come se non bastasse a ciò si aggiunge l’importazione di vini dall’estero, che ci penalizza ulteriormente». Speriamo in bene. Per poter fare un brindisi, quando tutto sarà finito. Vicini e non più distanti. Come prima.

