L’Ordine degli avvocati tra riforme e richieste

Digitalizzazione, intelligenza artificiale, ma anche la pubblicazione delle sentenze di prima istanza e la Legge sull’avvocatura in merito alle verifiche sull’attività degli avvocati stranieri in Ticino. Sono parecchi i temi «caldi» che l’Ordine degli avvocati del Canton Ticino (OATI) ha affrontato oggi durante la sua assemblea annuale, svoltasi a Bellinzona.
Nel tradizionale incontro con la stampa che ha preceduto l’assemblea, il presidente Ivan Paparelli, nel rispondere alle domande dei media ha passato in rassegna i dossier più importanti per gli avvocati ticinesi. E tra questi, appunto, anche la digitalizzazione del settore, con l’arrivo del progetto Justitia 4.0, che mira a creare uno spazio digitale unico per la trasmissione degli atti giudiziari. Una riforma importante che vede ovviamente anche il coinvolgimento degli avvocati, in primis con la Commissione di Digitalizzazione dell’Ordine. Il lavoro dell’OATI, in questa fase, è principalmente legato all’informazione e sensibilizzazione dei suoi membri. E in tal senso – viene spiegato nel comunicato stampa – la Federazione svizzera degli avvocati, con il supporto di OATI, «ha organizzato a Lugano il 16 aprile un pomeriggio in occasione del quale sono state fornite informazioni e aggiornamenti in merito» e, «oltre a un’introduzione teorica, è stata predisposta una dimostrazione dal vivo della piattaforma Justitia.Swiss e sono stati organizzati laboratori pratici». Un lavoro di informazione che l’Ordine sta portando avanti anche sul fronte dell’intelligenza artificiale, che pian piano sta entrando in tutti gli studi legali. «È una nuova cultura e mentalità che va diffusa», ha spiegato Paparelli, «anche per orientare e informare i nostri membri». Per sfruttare le opportunità di questa tecnologia ma, al contempo, anche per sensibilizzare sui potenziali rischi, «come quelli legati alla riservatezza dei dati».
L’Ordine ha poi pure fornito un aggiornamento in merito all’iniziativa parlamentare, risalente al 2018 e poi bocciata dal Gran Consiglio, che chiedeva la conoscenza di una seconda lingua nazionale per poter esercitare la professione in Ticino. Sì, perché malgrado fosse stata bocciata, il Parlamento aveva chiesto al Governo di approfondire eventuali misure suggerite proprio dall’Ordine per «tutelare maggiormente il buon funzionamento della giustizia a garanzia dei clienti». In tal senso, è stato spiegato, nel marzo del 2025 la Divisione della Giustizia ha chiesto all’OATI di esplicitare i suoi suggerimenti. Due, in particolare, quelli forniti dall’Ordine. In primo luogo, ha chiesto che la Commissione per l’avvocatura venga incaricata a cadenza annuale di verificare l’effettiva situazione dell’avvocato iscritto all’albo UE/AELS, ad esempio per intercettare eventuali misure disciplinari nel frattempo inflittegli nello Stato di origine o la presenza di procedimenti e/o condanne penali a suo carico. Ciò, per «garantire che la Commissione per l’avvocatura abbia piena contezza di qualsiasi modifica relativa alle indicazioni che concernono l’avvocato all’estero».
In secondo luogo, l’OATI ha chiesto la stretta applicazione dell’articolo 23 della Legge sulla libera circolazione degli avvocati che prevede l’obbligo per l’avvocato iscritto all’Albo UE/AELS di agire di concerto con un avvocato iscritto nel registro cantonale degli avvocati. Articolo 23 che oggi, sostanzialmente, in molti casi viene aggirato.
L’Ordine è poi tornato a sollecitare anche la pubblicazione delle sentenze delle autorità giudiziarie in forma anonimizzata, che oggi avviene solo per quelle del Tribunale d’appello, ma non per quelle delle Preture civili o di quella penale. Una richiesta di trasparenza dettata, ha rilevato Paparelli, «da una parte per informazione ai cittadini, dall’altra per facilitare noi addetti ai lavori con una traccia sulla giurisprudenza di prima istanza».
Infine, rispondendo alle domande Paparelli si è espresso anche sulle lungaggini della politica nel nominare posti chiave nella Magistratura. Il maxi-pacchetto di 11 nomine che giungerà fra due settimane in Parlamento, infatti, ha richiesto parecchi mesi di lavoro. Tempi lunghi che, ha rilevato, «non ci lasciano indifferenti» e che, «nella misura in cui creano problemi alla Magistratura, impattano anche sulla nostra attività e sulle aspettative dei nostri clienti». Lungaggini che dunque sì, preoccupano un po’ anche gli avvocati.
