L'Ospedale Malcantonese festeggia i 25 anni del suo reparto di psichiatria

A venticinque anni dallo scambio, il reparto di psichiatria e psicoterapia dell’Ospedale Malcantonese diCastelrotto sta benone e continua ad avere una sua utilità pubblica, a dimostrazione di un tasso d’occupazione dei suoi letti - agli esordi dieci, oggi 27 - stabilmente superiore al 90%. «Questi posti letto sembrano pochi, probabilmente lo sono, ma ci danno un gran da fare», ha commentato il direttore sanitario Carlo Calanchini, che guida e sviluppa il reparto ancora da prima che divenisse tale: «Cominciai nel 1986, quando Renzo Realini mi cedette le due ore di consulenza settimanali che faceva in ospedale», ha ricordato oggi in una conferenza stampa tenutasi a Paradiso. «C’è ancora spazio per questi 27 letti», ha detto a sua volta il vescovo emerito Pier Giacomo Grampa, presidente del Consiglio di Fondazione, rivolgendosi poi al consigliere di Stato Raffaele De Rosa: «Non si taglino i fiori più piccoli, perché a volte sono i più profumati». Non che questi letti siano oggi in discussione, tant’è che il direttore del Dipartimento della sanità, aveva lodato «la capacità di adattarsi e di rispondere ai cambiamenti dell’Ospedale Malcantonese».
Chi ospita, chi no
Scrivevamo di scambio, in entrata. Perché prima del 2001 a Castelrotto la specializzazione era l’ortopedia, la cui offerta era però in forte aumento nel Cantone. Pertanto, «per ottimizzare la pianificazione ospedaliera cantonale», l’Ospedale «si è dichiarato disposto a cedere il proprio consolidato mandato ortopedico alla Clinica Moncucco. In cambio, la Clinica ha rinunciato a favore dell’Ospedale al mandato per le cure psichiatriche». Da mandato, il reparto accoglie persone che soffrono di disturbi affettivi, d’ansia, fobici e ossessivo-compulsivi, somatoformi o della personalità. Non può per contro accogliere ricoveri coatti, pazienti marcatamente agitati o aggressivi, o con grave rischio suicidiario imminente. Un’offerta simile nel Luganese è presente alla Clinica Viarnetto (45 posti). Altrimenti vi sono 140 letti al Centro psichiatrico cantonale di Mendrisio e altri 82 alla Clinica Santa Croce.
Un cambio d’approccio

Dalla creazione del reparto a oggi, l’approccio alla disciplina è cambiato parecchio e questo si riflette anche all’Ospedale Malcantonese, come illustrato, oltre che da Calanchini, anche dal direttore amministrativo Roberto Perucchi, dal responsabile delle cure Emanuele Perziano e dal caporeparto psichiatria Paolo Festa. Il tipo di accoglienza è ormai multidisciplinare e pone il paziente al centro dell’intervento, cercando di curarlo tenendo conto di dati biologici (per alcune patologie psichiatriche è ormai quasi certa l’origine genetica), psicologici e sociali. Calanchini ha in questo senso sottolineato l’importanza della formazione in psicoterapia anche per gli psichiatri; cosa richiesta in Svizzera ma per esempio non in Italia: «All’approccio farmacologico accostiamo sempre quello psicoterapeutico». Ciò significa anche che la relazione terapeutica non finisce sulla soglia dell’ospedale: «La cura non termina con il ricovero - si legge nella documentazione: - si integra con il territorio, la rete sociale e il nucleo familiare». Le armi sono ancora un po’ smussate - ma questo a livello mondiale - per quanto riguarda le patologie causate dall’abuso di sostanze, banalmente perché le droghe odierne sono in commercio «solo» da alcuni decenni e la scienza medica non ha ancora saputo stabilire con certezza i loro effetti sulla psiche.
Circa un terzo dei ricoveri sono causati da disturbi depressivi e dell’adattamento, che comportano anche le degenze più lunghe (52 giorni in media, a fronte di una media ospedaliera a Castelrotto di 42, mentre a livello svizzero siamo a 34). Dalla nascita del reparto 25 anni fa, la tariffa giornaliera LAMal è passato da 220 a 430 franchi, per una crescita del 95,5%. Tanto, ma si consideri che nello stesso periodo i premi di cassa malati sono aumentati del 185%.
Anche un simposio
Per festeggiare i 25 anni oggi l’Ospedale ha organizzato un simposio dal titolo «Psichiatria, etica e politica», attorno a questa domanda: «Come affrontiamo la sofferenza psichica in un contesto di risorse limitate, pressioni sociali e trasformazioni tecnologiche?». Oltre a Calanchini, sono intervenuti la direttrice sanitaria della Clinica Viarnetto Lorenza Bolzani e il professore ordinario presso la Facoltà di biomedicina dell’USI Andrea Raballo; moderati dall’ex direttore del CdT Giancarlo Dillena.
