Astronomia

«L’osservatorio del Generoso si poteva salvare»

Secondo gli esperti il grande telescopio avrebbe avuto un futuro prospero anche in Ticino - «Si poteva investire e adeguarlo all’utilizzo in remoto, ma è mancata la volontà di farlo»
© CdT/Archivio
John Robbiani
16.10.2020 06:00

A microfoni spenti tutti ci hanno confermato la stessa cosa: «L’osservatorio astronomico del Generoso si poteva salvare. Semplicemente non si è voluto». Gli studiosi e gli appassionati di astronomia in Ticino non hanno preso bene la decisione - ora definitiva - di trasferire il telescopio del Generoso (il più grande della Svizzera italiana) nel canton Berna. Decisione che Percento Culturale Migros e Ferrovia Monte Generoso hanno giustificato basadosi sul forte calo dei visitatori negli ultimi anni. Ma secondo diversi esperti il crollo dei visitatori è stato causato proprio dalle scelte aziendali dei proprietari. «Il telescopio del Generoso - ci ha spiegato il divulgatore astronomico Fausto Delucchi (tra le anime dell’Osservatorio di Carona) - si trova a 1.600 metri d’altezza e le persone lo vogliono raggiungere soprattutto in estate. In quella stagione l’osservazione inizia alle 22.30, perché prima c’è troppa luce. Se però alle 23.30 bisogna scendere perché c’è l’ultimo trenino e in vetta non si può dormire... ».

Molto schietto anche Gilberto Luvini. «Oggi un telescopio in montagna, non remotizzato, fa quella fine». Secondo il responsabile dell’osservatorio del Lema insomma era necessario - per aumentare l’utilizzo della struttura - far sì che fosse gestibile a distanza, attraverso internet. Ma quanto sarebbe costato? «Noi al Lema, con l’aiuto della SUPSI, l’abbiamo fatto 8 anni fa e abbiamo investito circa 150.000 franchi». Non molto dunque. «Oltre alla remotizzazione c’è bisogno di un sistema di backup a batteria e della possibilità di chiudere, sempre a distanza, la cupola dell’osservatorio. E, possibilmente, avere un collegamento in fibra ottica». È però anche vero, facciamo notare, che la remotizzazione (ricevere cioè sul computer di casa le immagini immortalate in diretta dal telescopio) interessa soprattutto gli addetti ai lavori, gli osservatori esperti. Agli astrofili alle primissime armi (o alle scolaresche) interessa invece quasi più vedere il telescopio in azione, dal vivo. Vedere la cupola aprirsi, il telescopio spostarsi e puntare da solo una stella o un pianeta. «Certo - continua Luvini - e infatti volevo arrivarci. Anche sul Lema, notiamo che spesso alle scolaresche interessano quasi più questi aspetti che non l’osservazione del cielo». Il Generoso avrebbe avuto la possibilità di offrire entrambe le cose.

«Quanto rammarico»
Grande rammarico è stato espresso anche da Francesco Fumagalli_(responsabile dell’Osservatorio di Carona) e progettista di quello sul Generoso. «È un disastro. E per me parlare dello smantellamento della struttura è come girare il dito nella piaga». Anche per Fumagalli la struttura (inaugurata nel 1996 da Margherita Hack) avrebbe avuto un futuro.

E nel 2024 si torna sulla Luna
A nulla sono dunque valsi gli sforzi dei Municipi (con Mendrisio in prima linea), del Cantone e dell’Ente turistico per salvare l’Osservatorio e scongiurarne il trasferimento. Senza dimenticare la petizione sottoscritta dagli allievi dei licei. «C’era perfino il Gruppo Insubrico di Astronomia - ci spiega Paolo Danielli (municipale di Mendrisio ma anche docente di fisica al Liceo di Mendrisio) - che ha fatto diverse proposte per rilanciare la struttura. E le scuole sarebbero state maggiormente coinvolte. E poi non bisogna dimenticare che fino al 2013 (prima della chiusura dovuta al cantiere, ndr) gli eventi all’osservatorio portavano in vetta due o tremila persone». C’è poi un altro aspetto, facciamo notare. La NASA ha annunciato di voler riportare l’uomo sulla Luna nel 2024. Tra tre anni dunque, per la prima volta dal 1972 (Apollo 17), il genere umano tornerà a calpestare il suolo lunare. Un evento che farà tornare entusiasmo per l’astronomia anche tra il grande pubblico. Un peccato rinunciare all’osservatorio proprio ora. «Sulla Luna nel 2024 e su Marte forse già dal 2030», conferma Danielli. Secondo Fumagalli invece non c’è neppure bisogno di eventi epocali come questi per dimostrare che l’astronomia resta interessante. «Tutte le volte che c’è un evento importante gli osservatori sono strapieni. Basta il passaggio di una cometa o un’eclisse». Il cielo dunque affascina ancora. Basta volerlo. «Ma non si dovrebbe considerare un osservatorio dal punto di vista commerciale», fa notare Renzo Ramelli, presidente della Società astronomica ticinese. «Per questo da parte nostra c’è grande delusione per la perdita di una struttura che permetteva di diffondere la cultura astronomica e avvicinare gli studenti a quella che è una delle scienze più antiche. Una scienza che ci permette di capire il nostro posto nell’Universo».

Le altre strutture nel nostro cantone

Oltre a quello del Generoso in Ticino ci sono altri 4 osservatori aperti al pubblico. A Locarno-Monti c’è la Specola solare ticinese, che vanta una decennale collaborazione con vari istituti universitari. A due passi dalla Specola c’è l’Istituto di ricerche solari, la cui strumentazione – risultato di uno sviluppo decennale – permette di ottenere osservazioni uniche nel campo della spettropolarimetria solare.

Due osservatori sono presenti nel Luganese. A Carona c’è la Calina (donata da una benefattrice alla Società astronomica sangallese nel 1960 e ora di proprietà della Città di Lugano). AstroCalina vorrebbe aprire un osservatorio anche in val di Blenio. Un grande telescopio è presente anche sul Monte Lema.