Mendrisio

Lotta comune alla zanzara tigre: «Ticino un punto di riferimento»

Una delegazione di Berna in visita all’istituto di microbiologia della SUPSI
©Chiara Zocchetti
Matteo Generali
18.06.2026 23:01

«Il clima sta cambiando, lo vediamo dalle temperature sempre più alte. Questo significa che il nostro territorio sta diventando sempre più consono, adatto, a degli organismi che prima trovavamo soltanto nei paesi tropicali». Francesco Origgi, direttore dell’Istituto di microbiologia della SUPSI, ha concluso con queste parole la giornata di visita della delegazione dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) in Ticino volta ad approfondire le misure sviluppate nel nostro cantone per il monitoraggio e il contenimento delle zanzare e degli agenti infettivi.

Trattamenti biologici nei tombini, ovitrappole e la tecnica dei maschi sterili: sono questi gli esempi pratici mostrati alla stampa e alla delegazione con i quali il Comune di Mendrisio combatte le zanzare. Al termine della dimostrazione, si sono susseguiti i discorsi delle autorità davanti ai media. Ancora Origgi: «Grazie all’esperienza maturata e ai risultati ottenuti negli anni, possiamo affermare di rappresentare un punto di riferimento a livello regionale, nazionale e internazionale nella lotta alle zanzare». Non secondario anche l’aspetto strategico che il Ticino ricopre: «Siamo l’area più settentrionale del bacino mediterraneo, una naturale porta d’ingresso verso il resto della Svizzera e dell’Europa per fenomeni epidemiologici provenienti da Sud», ha spiegato Origgi.

Giunta in Ticino anche la direttrice dell’UFSP, Anne Lévy: «Anche se finora abbiamo registrato solo un caso di trasmissione locale (ndr. del virus Nilo Occidentale), è fondamentale intervenire tempestivamente per proteggere efficacemente la nostra popolazione. In questo ambito la SUPSI svolge un lavoro preventivo essenziale per l’intera Svizzera».

Strategie future

Come detto, l’innalzamento delle temperature desta qualche riflessione in merito. Sì, perché sebbene il rischio di malattie in Svizzera sia attualmente basso, l’UFSP e l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ritengono «strategico essere preparati a questi possibili eventi futuri», si legge nel comunicato. Non solo, anche altre malattie, come il virus del Nilo occidentale, sono relativamente comuni nei paesi limitrofi. In Svizzera, tale virus è stato individuato per la prima volta nelle zanzare autoctone nel 2022, mentre il primo caso di trasmissione locale in un essere umano è stato confermato in Ticino nel 2025. Un segnale, questo, che certifica come la trasmissione sia possibile, «nonostante – viene sottolineato nel comunicato – il rischio sia comunque basso».

In questo senso, per ridurre ulteriormente il rischio di nuovi casi di virus e proteggere persone e animali, l’UFSP, l’USAV, l’Istituto microbiologia della SUPSI e le autorità sanitarie regionali svilupperanno un programma di monitoraggio integrato per il virus del Nilo occidentale, incentrato «sulla salute umana, animale e ambientale (approccio One Health) che possa servire da modello da estendere poi all’intero Paese», viene specificato.

Tra i presenti anche il medico cantonale Giorgio Merlani. Nel suo intervento ha richiamato l’importanza della collaborazione tra istituzioni, operatori sanitari e cittadini nella lotta alle zanzare. Un lavoro portato avanti negli anni attraverso attività di prevenzione e sensibilizzazione che, secondo quanto emerso durante l’incontro, hanno contribuito a «ridurre l’impatto delle zanzare sul territorio».

A livello nazionale, intanto, la Svizzera ha rafforzato il coordinamento contro le principali malattie trasmesse dalle zanzare invasive. L’UFSP, insieme all’USAV, all’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e a diversi partner, ha elaborato una serie di piani d’azione dedicati alle malattie virali causate dalla zanzare. I documenti definiscono una strategia comune che i Cantoni possono adattare alle proprie esigenze territoriali, con l’obiettivo di garantire una risposta omogenea su tutto il territorio nazionale. Le misure spaziano dalla sorveglianza epidemiologica alla diagnosi precoce, dalla prevenzione alla comunicazione con la popolazione, fino alla gestione dei casi e al controllo dei vettori.