L’ottimismo degli hotel ticinesi: «Momento di crescita»

È decisamente un ottimo periodo per il comparto alberghiero ticinese, fresco del pienone registrato durante il lungo fine settimana di Pasqua e con prospettive rosee per i prossimi mesi. «Viviamo un momento di crescita solida e continua», ha evidenziato Sonja Frey, presidente di HotellerieSuisse Ticino nel corso della tradizionale assemblea generale, tenutasi al Novotel di Paradiso. Con 2,5 milioni di pernottamenti, il settore ha registrato un aumento del 3,7% rispetto al 2024 e del 2,13% rispetto al 2023, con un’occupazione media dei letti che ha toccato quota 43,3% (+1,7%). Tutto ciò, ha spiegato Frey, ha permesso di fare del 2025 «la terza miglior annata negli ultimi quindici anni». Non male, quindi. Soprattutto pensando che il trend dovrebbe confermarsi anche nel 2026 e nel 2027. Secondo le previsioni del BAK Economics, infatti, malgrado un contesto internazionale incerto, il Ticino continuerà a essere una destinazione attrattiva anche nel prossimo futuro. In particolare, l’istituto d’analisi ha previsto per il nostro cantone una crescita turistica del 2,3% per quest’anno e del 4,3% per il 2027. E in effetti, ha aggiunto Frey, i numeri sembrano già confermare le previsioni: «In aprile, abbiamo raggiunto un tasso di occupazione del 59,1%, mentre lo scorso anno ci eravamo fermati al 51%. Fino a d ottobre, poi, siamo attorno al 36%, quando nel 2025 eravamo al 34%. I dati sono quindi incoraggianti».
Sia confederati che stranieri
In un contesto generalmente positivo, appaiono in crescita sia il mercato nazionale, sia quello estero. I turisti confederati continuano a rimanere lo «zoccolo duro», rappresentando il 60% del totale degli arrivi (in aumento dell’1%). Ma i viaggiatori dall’estero fanno comunque segnare una progressione significativa (+8%), che per alcuni Paesi - come Stati Uniti e Gran Bretagna - arriva addirittura all’11% e al 14%. Tengono bene anche gli altri mercati di rilievo per il comparto alberghiero ticinese, come quello tedesco e italiano.
La competizione con gli Airbnb
Ma per garantire la competitività del settore, ha spiegato la presidente, «occorre poter contare su standard elevati, meno burocrazia e, soprattutto, regole eque per tutti». E qui il riferimento è agli affitti turistici di breve durata. Anche perché, lo ricordiamo, un mese fa - con una mozione di Aron Piezzi (PLR) e firmata anche da deputati di Lega e Centro - è stata avanzata la richiesta di aumentare da 90 a 180 giorni il limite degli affitti di breve durata. «Non ci fanno concorrenza diretta, perché si rivolgono a clienti che cercano altri servizi», ha premesso Frey, spiegando tuttavia che il problema sta nella disparità di trattamento per le regole da seguire. «Noi albergatori siamo obbligati a investire molti soldi ed energie per rispettare gli obblighi in materia di sicurezza, igiene, formazione del personale e condizioni di lavoro. Gli affittacamere, invece, non hanno alcuna regola. Chiediamo solo di giocare ad armi pari». Un concetto ribadito anche dal collega di comitato Massimo Perucchi, secondo il quale «gli affitti brevi rappresentano una manna per le zone discoste e le valli, dove sono presenti poche strutture alberghiere». Al contrario, «nelle città il numero di giorni per gli affitti brevi dovrebbe essere ridotto, anziché ulteriormente alzato». Non a caso, ha aggiunto, le maggiori città europee sempre più spesso optano per imporre una stretta al settore.
Ticino tutto l’anno, via tracciata
Oltre agli Airbnb, l’albergheria - e tutto il comparto turistico ticinese - deve però fare i conti anche con la necessità di destagionalizzare. «Solitamente, lavoriamo bene fino a fine ottobre e poi il nostro cantone va lentamente a morire», ha spiegato Perucchi, ricordando che qualche mese fa è stato lanciato il progetto «Ticino 365» che punta a rendere attrattivo il nostro cantone lungo tutto l’anno. «I primi risultati sono incoraggianti: i pernottamenti nei mesi freddi (tra novembre e febbraio) sono cresciuti, e rispetto alla media tra il 2010 e il 2019 la progressione è stata del 21,3%. Allo stesso modo, gli arrivi hanno fatto segnare un aumento del 26,4%». La strada, dunque, è tracciata e la speranza è che tutti gli attori del comparto seguano la nuova tendenza: «Non dobbiamo essere solo noi alberghi a restare aperti tutto l’anno, anche per offrire maggiore stabilità economica ai nostri collaboratori, ma anche i ristoranti, i commercianti e in generale tutte le attività che un turista può fare in Ticino, dal lago alla montagna». A cambiare, rispetto al periodo estivo, è però anche la clientela che sceglie la meta-Ticino. «In estate - ha detto Perucchi - dominano i confederati e i tedeschi, mentre in inverno crescono i visitatori dall’Italia. Si tratta di tendenze preliminari, ma andranno monitorate. Anche per capire a che mercato indirizzare la nostra attenzione in base al periodo dell’anno».
