Luci rosse: il tesoretto resta dov'è

LUGANO - Il "tesoretto" delle luci rosse resta bloccato: è quanto hanno deciso i giudici del Tribunale penale federale nel respingere i reclami presentati dai responsabili di alcuni bordelli ticinesi finiti al centro di una serie di accertamenti fiscali. La vicenda è contenuta in tre distinte sentenze pubblicate in questi giorni sul sito dell?Autorità federale (una sessantina di pagine in totale). Al centro vi sono in particolare due persone e le società a loro riconducibili che si sarebbero avvicendate nella gestione dei diversi postriboli ticinesi.Tutto ha avuto inizio nel febbraio dell?anno scorso. Mentre, sul fronte penale, l?inchiesta "Domino" finalizzata a mettere ordine nel settore muoveva infatti i suoi primi passi, avevano cominciato ad indagare anche le autorità fiscali, segnatamente l?Amministrazione federale delle contribuzioni. Ebbene, nel mese successivo a fronte anche di una serie di sospetti ritenuti fondati, veniva emanata una decisione di sequestro riguardante conti bancari e proprietà immobiliari (a Gudo, Cadenazzo, Magadino, Claro, Gordola, Agno, Balerna, Chiasso, Minusio). Importanti le cifre in gioco: nel complesso si parla infatti di presunti illeciti per nove milioni (i reati ipotizzati sono quelli di infrazione alla legge federale sull?imposta preventiva e truffa in materia fiscale) e di un valore complessivo di beni sequestrati equivalente.
Il servizio completo sul "Corriere del Ticino" in edicola domani, martedì 31 dicembre.
