Lugano accelera su teatro e cultura indipendente

La candidatura di Lugano – insieme a Mendrisio e Locarno – a capitale svizzera della cultura 2030 ha ridato slancio a due progetti che la Città sta portando avanti da qualche anno: le sedi per la cultura indipendente e la nuova Casa del teatro e della danza. Due progetti che in un certo senso sono legati a doppio filo con questa candidatura.
Dal grottino all’ex Macello
Partiamo proprio dal primo dossier: tra i requisiti per potersi proporre come capitale culturale elvetica sono comprese le iniziative a favore dell’offerta indipendente. Dopo la sottoscrizione della Carta della Gerra, nel febbraio di due anni fa, Lugano si è messa alla ricerca di spazi da dedicarle. Oltre a varie proprietà comunali (come il grottino della Stampa), pensate piuttosto per le prove, sul tavolo si fa sempre più concreta l’ipotesi di riconvertire l’ex-scuola di sartoria SAMS di Trevano, di proprietà del Cantone. E proprio sul fronte degli spazi, qualcosa si sta muovendo. «Entro la fine del mese dovremmo poter approvare un messaggio municipale con una richiesta di credito di circa 300 mila franchi, che serviranno per adeguare gli edifici». La richiesta spiega il vicesindaco e capodicastero Cultura, sport ed eventi, Roberto Badaracco, verrà poi trasmessa al Consiglio comunale. «Chiederemo al Legislativo un’approvazione politica della strategia per la cultura indipendente». Insomma, Lugano vuole arrivare ad un avere un consenso allargato. È stato così sin dalle prime battute. Ossia dalla composizione del gruppo di lavoro, del quale fanno parte mezza dozzina di esponenti della cultura indipendente, con rappresentanti per ogni tipologia di offerta: da quella musicale alle arti sceniche, passando per la danza. Il Legislativo non si esprimerà solo su un credito, ma anche sui contenuti.
«Per noi è strategico poter approvare questo messaggio in tempi relativamente brevi», prosegue Badaracco. «A marzo una delegazione dell’Associazione Capitale culturale svizzera incontrerà il Municipio e la decisione è attesa a giugno. In questo modo, dimostreremmo che c’è qualcosa di concreto». Oltre all’ex SAMS e agli spazi comunali, c’è l’opzione ex Macello, ossia la sua parte rinnovata. Parliamo della costruzione più a nord del complesso – che a sud accoglieva la sede, poi demolita, del CSOA Il Molino – già usata in passato per eventi pubblici e mostre e compresa nel progetto Matrix, che dovrebbe partire proprio nelle prossime settimane.
Un restauro oneroso
Il secondo dossier è quello che prevede la realizzazione della Casa del Teatro e della Danza nell’ex-sottocentrale elettrica di Gemmo, di proprietà delle AIL. «La Città della Musica è avviata e diventerà realtà tra qualche anno; con la Casa del Teatro e della Danza offriremmo a questi due settori degli spazi per le prove, che attualmente non ci sono (al LAC vengono fatte poco prima degli spettacoli)», dice Badaracco. «A livello di progetto e di piano di massima siamo in fase avanzata. Siamo in contatto con le AIL e a breve il Municipio dovrà esprimersi sui prossimi passi e autorizzare la continuazione delle trattative con le AIL stesse». L’edificio è infatti proprietà delle Aziende industriali di Lugano e l’investimento stimato per la ristrutturazione è ingente: fra i 10 e i 15 milioni di franchi. Impossibile che la Città possa sostenerlo da sola. «Idealmente, le AIL si occuperanno dei lavori e la Città, o un ente appositamente costituito, potrà usufruire dell’edificio pagando un affitto. Ovviamente l’operazione dovrà essere sostenibile dal profilo finanziario e non accollare oneri alla Città».
Questione di visibilità
Insomma, le riflessioni sono in corso ma quel che è certo è che la candidatura a capitale svizzera della cultura (CCS2030, vedi l’edizione di sabato 3 gennaio) ha impresso una forte accelerata. Sono, scrive il Municipio nel messaggio che illustra la candidatura, «due progetti ambiziosi che, senza la CCS2030, difficilmente potrebbero prendere avvio, vista la grande visibilità che l’evento comporta e la conseguente possibilità di accedere a risorse esterne». In ogni caso, sottolinea Badaracco, «la cultura indipendente ha bisogno di spazi e a prescindere dalla candidatura, la Città andrà avanti su questa strada». Certo, se Lugano diventasse capitale culturale, la via sarebbe un po’ più in discesa.
