Il dibattito

Lugano Beach, la spiaggia che divide

L’idea lanciata da Alessio Petralli di una lingua di sabbia dalla foce del Cassarate fino al LAC continua a far discutere - Ecco due opinioni a confronto all’interno della nostra redazione
Paride Pelli e Gianni Righinetti.
Red. Online
10.01.2019 06:00

LUGANO - Ha fatto discutere parecchio, luganesi e non, l’idea lanciata lo scorso primo gennaio da Alessio Petralli di creare una lingua di sabbia dalla foce del Cassarate fino al LAC. Ecco due opinioni opposte sul tema della «Lugano beach»: Paride Pelli, direttore della Newsroom, si dice favorevole, mentre il vicedirettore Gianni Righinetti è contrario.

PARIDE PELLI «Un’opera stravagante ma unica, per un centro cittadino da sogno»
È stata definita una provocazione bella e buona ma come tutte le provocazioni fa discutere e a noi luganesi, in fin dei conti - e forse non solo a noi - l’idea di avere una spiaggia «da sogno», come dire, fa proprio sognare. Riuscite a immaginare il nuovo quartiere di Lugano Beach – ma sì, chiamiamolo così - che dalla foce del Cassarate si estende fino al LAC? Qualcuno, per via delle albe e dei tramonti da cartolina, Lugano l’ha già ribattezzata «Lugangeles», ma qui ci spingiamo davvero oltre, fino a un singolare ma giustificato cambio di paradigma, dovuto anche al riscaldamento globale, che per Donald Trump sarà pure una fake news ma che per molti ticinesi, invece, è una realtà percepita chiaramente, soprattutto durante i periodi natalizi vieppiù temperati. Da cantone di neve spesso senza neve – e quest’anno con la settimana di Carnevale spostata a cavallo di marzo c’è il rischio concreto di dover calzare le infradito al posto degli scarponi da sci – a cantone di mare senza mare, il passo può essere breve: l’importante è farlo cum grano salis, senza scimmiottare Rimini o Riccione – che la spiaggia, beate loro, ce l’hanno naturale e non artificiale – ma ispirandosi ad altri luoghi poco mediterranei ma, al tirar delle somme, molto lungimiranti sul tema. Già, forse non tutti sanno che a Parigi, nel periodo estivo, si può prendere il sole, costruire castelli di sabbia e ripararsi all’ombra delle palme a Paris plages, e se pensante che spiaggia e Londra siano due parole che non possono stare nella stessa frase, beh, dovreste ricredervi, poiché anche nella capitale inglese vi sono diverse aree dove vengono allestite spiagge con bar (che servono soprattutto birra, of course).

C’è chi dice che il lago non è il mare: già, ma c’è una spiaggia persino sul Tamigi

Insomma, di primo acchito il progetto di una spiaggia a Lugano - così come l’ha presentato Alessio Petralli alla cerimonia di Capodanno – sarà anche stravagante, ma ora che l’ipotesi di un «quai» chiuso al traffico è stata seppellita (sotto la sabbia, ça va sans dire), non è forse la miglior soluzione per permettere al luganese di riappropriarsi del suo lago e del suo paesaggio? Andranno, giustamente, studiate molteplici soluzioni per rendere quel chilometro a bordo lago un’area di pregio e non di bivacco, le entrate dovranno essere regolate da un biglietto come per tutti i lidi o i bagni pubblici che si rispettino, le norme per la sicurezza, il decoro e la convivenza dovranno essere precisate senza se e senza ma. Il Municipio attuale, dal canto suo, dopo anni trascorsi sulla difensiva pensando a risanare i conti, avrebbe la possibilità di farsi ricordare per una grande opera, anche simbolica, che trasformerà e abbellirà ulteriormente il centro cittadino. «Borra Borra» ha subito ribattezzato la possibile spiaggia il sindaco Borradori, tra il serio e il faceto, sui social media: un’apertura di massima condivisa anche dalla collega di Municipio Zanini-Barzaghi ma che sta dividendo – come per tutti i progetti di questa portata – politica e cittadini. Che la città sul Ceresio abbia altre priorità è innegabile, ma la visione in questione è talmente unica da renderla, paradossalmente, urgente. Ora o mai più, vien da dire, dopo che i conti sono tornati nelle cifre nere e che alcuni privati – indispensabili in epoca moderna per trasformare i sogni in realtà – sarebbero senz’altro interessati ad aprire su quella lingua sabbiosa un esercizio pubblico (chiringuito di giorno, lounge di notte). Per tacer dell’indotto: la spiaggia potrebbe originare un circolo virtuoso e riossigenare, per almeno la metà dell’anno, da maggio a ottobre, i commerci zoppicanti della città. Per tutti questi motivi, vale la pena puntare sulla «pazza idea» di Lugano Beach, nonostante gli scettici - che mai fanno mancare il loro scoraggiamento - abbiano già frenato gli entusiasmi sottolineando che «il lago non è il mare» (avevamo qualche incertezza, di fatto). Si scordano forse che il Ceresio è perfettamente balneabile: vero, non ha il fondale del mare della Sardegna, ma non si discosta granché dall’Adriatico nei pomeriggi d’agosto. E poi, preferireste forse fare il bagno nella Senna o nel Tamigi?

GIANNI RIGHINETTI «Un’illusione inutile che frena il processo delle realizzazioni»
Una spiaggia sul lungolago di Lugano? L’idea sta facendo discutere e divide. Il tema è di quelli facili che generano sensazioni ed emozioni tra i cittadini spaccando letteralmente l’opinione pubblica. È facile esclamare «sì, che bello!», come fanno i bambini quando inseguono un sogno e fantasticano ad occhi chiusi. Ma in questo caso a sognare ad occhi aperti non sono bimbi o adolescenti, bensì gli adulti. A volte si dice che è buona cosa mantenere vivo il bambino che c’è in noi perché da una parte l’anagrafe ci porta a maturare (in certi casi solo a invecchiare) ma l’idea di aprire le braccia ed essere in grado, senza aiuti e supporti di spiccare il volo è un’ambizione cullata sin dall’infanzia da molti e radicata nella natura umana. Ma a farci volare sono solo i sogni. La Croisette made in Lugano è più facile da concretizzare, tecnicamente potrà anche essere fattibile e la spesa di 100 milioni è importante ma non impossibile. Ma la vera domanda è: a che scopo scaricare inerti, poi sassi e sabbia per prolungare il lungolago cittadino? Il linguista Alessio Petralli la sua l’ha detta forte e chiara il 1. gennaio in occasione della cerimonia d’inizio anno della città. Da sempre il Municipio invita alla tribuna un rappresentante della cosiddetta società civile. Il pulpito di Capodanno a Palazzo dei congressi è così uno spazio di libertà e la politica non pone vincoli: cittadini e curiosi accorrono per un momento che è diventato appuntamento dell’anno, non solo riservato alla crème luganese (in molti sono in vacanza in quei giorni), ma frequentato da molti cittadini comuni e affezionati alla loro città. Dopo il tormentone del lungolago pedonale, ecco che è arrivata la spiaggia che si candida come nuovo spot ad uso e consumo dei politici, per rincorrere la quadratura del cerchio: una città funzionale con negozi pieni di acquirenti e commercianti sorridenti: insomma, soldi a palate grazie alla spiaggia.

Ma vi immaginate famiglie con asciugamano e infradito in Piazza della Riforma?

C’è chi sostiene che la politica ha bisogna di visioni, ma soprattutto avrebbe necessità di mantenere i piedi per terra e la questione della spiaggia non aiuta. A chi afferma che l’indifferenza è il principale nemico delle idee va detto che le illusioni sono il primo freno alle realizzazioni. Poi non ci resterà che farci sorprendere e magari smentire da questo tentativo di guardare in faccia alla realtà, in maniera forse fredda, poco popolare, ma nello stesso tempo tentando di essere razionali. Se poi un giorno la spiaggia giungerà a maturazione sarà opportuno che sia la cittadinanza ad esprimersi, d’altronde i temi che fanno discutere è giusto che abbiano questo epilogo. Era stato il caso della rinnovata foce del Cassarate, ma il parallelismo tra le due proposte regge unicamente in chiave di diritti popolari, non a livello concettuale. La foce è stato un aggiustamento, il lungolago sarebbe uno stravolgimento. Chi l’ha pensata, ieri come oggi, immagina una Lugano trasformata in città mediterranea come se il nostro Ceresio fosse un bacino di acqua marittima salata ai margini del quale portare l’ombrellone, la borsa frigo per il pranzo in famiglia e dedicarsi al beach volley? E allora immaginiamo anche il contesto: famiglie e giovani attraversare Piazza della Riforma in bermuda e maglietta, con l’asciugamano sotto il braccio, la paperetta gonfiabile per i più piccoli e un paio d’infradito ai piedi. Lungo la spiaggia poi si potrebbe scorgere una torretta con una bagnina stile baywatch a svettare per mettere di buon umore tutti i bagnanti. Lugano, anche sempre meno piazza finanziaria e dei colletti bianchi, è davvero una città pronta a una rivoluzione di questo genere? E chi paragona la visione luganese con il progetto di copertura del fondovalle di Airolo che permetterà di riqualificare la regione, omette di dire che quella non è una visione o un sogno, bensì una necessità. Di fronte alla montagna di inerti derivanti dallo scavo del secondo tunnel del San Gottardo ci si è chinati sul problema di come impiegarli, giungendo a una soluzione interessante. Ad Airolo si fa fronte a un problema, a Lugano se ne genera uno del quale, sinceramente, possiamo farne a meno. Insomma, si fa presto a dire spiaggia. Per favore, cerchiamo di restare con i piedi per terra.

La spiaggia che divide (rendering).
La spiaggia che divide (rendering).