Lugano, quei tuffi proibiti dal ponte del diavolo

È un po’ il segreto di Pulcinella di chi vive a Lugano (e nel Luganese). Perché, in estate, ma anche in questi caldi giorni di primavera, non è difficile, anzi è facilissimo, vedere gruppi di ragazzi e ragazzini che dal ponte del diavolo di Castagnola si tuffano nel lago dal marciapiede della strada, Il salto è notevole. Ma i ragazzi e i ragazzini che tentano l’impresa, soprattutto nei weekend e nei giorni festivi, non mancano mai. Tanto che sul posto qualcuno ha anche attaccato una corda per penzolare nel vuoto prima di lasciarsi cadere in acqua. Tutto bene, quindi? Non tanto. Perché tuffarsi da lì è proibito. Troppo pericoloso e soprattutto non è previsto che si possa fare. Proprio domenica, saltando dalla strada un ragazzo si è fatto male a una gamba, per fortuna in modo non grave. La recinzione stradale, il terreno sconnesso, l’altezza e l’incognita del fondale dovrebbero scoraggiare. E invece non appena le temperature salgono ecco che ogni anno si ripetono le stesse scene. Non una situazione ideale, insomma. Ma anche una situazione conosciuta dalla Città. «Non ritengo si possa o si debba dedurre una qualsivoglia forma di tolleranza da parte del Municipio - spiega la capodicastero Sicurezza di Lugano, Karin Valenzano Rossi -. È chiaro che se i ragazzi scavalcano la ringhiera di protezione stanno volontariamente superando un ostacolo di delimitazione e protezione volto ad evitare cadute. Che quella non sia una piattaforma per tuffi è evidente, del resto si tratta di un marciapiede che si affaccia sul lago».
Valenzano Rossi è perciò chiara. Dal ponte del diavolo non ci si può tuffare. Anche perché per chi ama fare quel tipo di attività esistono le piattaforme e i trampolini del Lido. Eppure… eppure i ragazzini preferiscono darsi appuntamento lì e sfidarsi a chi fa il tuffo più spettacolare. Nonostante i pericoli siano evidenti. «Anche questo è un tema più ampio che riguarda l’educazione e il rispetto delle regole da parte di tutti», annota la municipale. Anche perché la dissuasione viene portata avanti, rimuovendo puntualmente la corda in questione (che però viene sempre rimessa) o mettendo dei cartelli che recano il divieto di balneazione. Ma certe abitudini non sembrano proprio cambiare.
Per vederli non serve chissà cosa. Basta passare in auto o a piedi. Il punto esatto è tra il posteggio e l’angolo della curva di via Riviera. Arrivano in motorino, accendono la musica dalle casse portatili, qualcuno si porta da bere e poi si mettono in fila, pronti a tuffarsi oltre le ringhiere di protezione, commentando il tuffo migliore. Se qualcuno non sapesse che non si può fare penserebbe che sia tutto normale. Tanto è l’afflusso di persone in estate. Anche perché, poco prima, a qualche decina di metri di distanza, c’è il parco Calistenico (oggi in ristrutturazione): una piccolissima oasi verde di svago e relax a pelo d’acqua che invita a prendere il sole o ad allenarsi, visto che sono presenti anche le giuste attrezzature da palestra. Non serve pagare. Così come non bisogna scucire un franco per buttarsi dal ponte del diavolo, perché, appunto, si sta parlando di una strada. Ciò nonostante, come ha dimostrato l’incidente di domenica, rimane un’attività che può costare comunque cara.
