Lugano, «stimiamo controlli antincendio per 4-5 mila edifici»

Potrebbero essere tra i 4 e i 5 mila gli edifici a Lugano - su un totale di 16mila - che potrebbero essere assoggettati a controlli periodici antincendio. È questa una delle conseguenze della «stretta» voluta lo scorso marzo dal Consiglio di Stato a seguito della tragedia di Crans-Montana. Un giro di vite imposto ai Comuni attraverso una modifica del regolamento sulla protezione antincendio del 6 dicembre 2023. Regolamento contro il quale l’Associazione dei Comuni ticinesi (ACT) ha ricorso (assieme alla Città di Lugano) al Tribunale federale, senza ottenere un effetto sospensivo. «Per il momento si tratta di una stima – precisa il capodicastero Sviluppo territoriale della Città, Filippo Lombardi – perché stiamo per partire con la mappatura delle proprietà immobiliari». Tradotto: un numero preciso degli edifici che dovranno essere controllati a Lugano ancora non c’è. Ma una previsione è stata comunque fatta. Così come è anche stato possibile «prevedere l’assunzione di almeno tre nuove unità amministrative nel Dicastero sviluppo territoriale con lo scopo di rispondere ai nuovi compiti imposti ai Comuni dal regolamento», sottolinea il municipale. Anche se fino a oggi «queste tre nuove unità amministrative – specifica Lombardi - non sono state ancora assegnate».
La sostanza però non cambia. A Lugano gli edifici che dovranno essere censiti e controllati sono migliaia. Una sfida ma anche una difficoltà non comune per la Città. Anche perché, una volta completato l’elenco degli immobili, il Comune dovrà vigilare sull’attuazione dei controlli periodici, richiamando i proprietari inadempienti e fissando termini perentori per la consegna dei documenti richiesti. Tutto lascia pensare che i controlli periodici e le perizie sul rischio residuo porteranno alla luce difetti di vario genere che dovranno essere sistemati entro termini stabiliti dal Municipio in collaborazione con i diversi tecnici riconosciuti incaricati dai proprietari.
A questo proposito Lombardi ne approfitta per togliersi un sassolino dalle scarpe. «Il tema delle nuove modifiche al regolamento sulla protezione antincendio era all’ordine del giorno della seduta di marzo della “Piattaforma di dialogo tra Cantone e Comuni” ma all’ultimo secondo Claudio Zali l’ha tolto dall’ordine del giorno e la settimana dopo l’ha fatto approvare dal Consiglio di Stato. Ciò ha provocato il ricorso dell’Associazione dei Comuni ticinesi al Tribunale federale».
Sia quel che sia, Lugano sta facendo i compiti. A dimostrarlo sono anche i controlli dei locali a cosiddetto elevato rischio residuo, come le discoteche e i locali notturni, che in Città sono circa una decina. «Li abbiamo controllati tutti e non sono state rilevate grosse situazioni di pericolo – spiega il municipale –. Non sono mancati, certo, alcuni interventi da portare a termine. Oggi di questi locali, ne resta da verificare solo uno, che dovrebbe aver sistemato la larghezza delle porte». A Lugano i locali potenzialmente più a rischio non hanno dunque evidenziato alcuna grande situazione di pericolo. Ma non sono comunque mancati aggiustamenti e correttivi. «In alcuni casi abbiamo riscontrato la presenza di uscite di sicurezza insufficienti o troppo strette – rileva Lombardi – in altri, gli estintori non erano al posto giusto oppure ancora mancavano i cartelli verdi delle vie di fuga».
