Lugano violenta? La Polizia: «I social amplificano la percezione del problema»

Le sirene risuonano nell’aria, i lampeggianti illuminano la strada. Noi siamo a bordo di una pattuglia della Polizia cantonale e stiamo sfrecciando verso il luogo dell’intervento. Non c’è tempo da perdere. È successo venerdì sera e noi abbiamo seguito due agenti della Polizia cantonale durante il loro turno notturno. Il motivo?
A Lugano, quella appena trascorsa, è stata un’estate calda, segnata da liti, aggressioni e accoltellamenti. Per le autorità cittadine «la città resta sicura», ma quanto accaduto nel corso degli ultimi mesi ha alimentato il dibattito politico e la preoccupazione di alcuni cittadini che dicono «di non sentirsi più al sicuro di giorno, ma soprattutto di notte».
In risposta ai recenti fatti di cronaca, in particolare ai due gravi accoltellamenti registrati nel giro di una settimana lo scorso agosto, la Città di Lugano ha deciso di intensificare il presidio della Polizia comunale nelle zone sensibili. «Il messaggio che deve passare, forte e chiaro, è che Lugano non vuole e non può essere teatro di episodi violenti del genere», aveva spiegato a inizio mese al Corriere del Ticino Karin Valenzano Rossi, municipale e capodicastero Sicurezza.
Ma cosa succede a Lugano con il calar del sole? E ancora, quanto è sicura la città di notte? Per cercare di rispondere (anche) a queste domande, venerdì scorso siamo saliti a bordo di una pattuglia della Polizia cantonale durante il turno di notte, seguendo due agenti della Gendarmeria.
Il ritrovo era fissato per le 21:30 alla sede di Pambio-Noranco, dove dopo le presentazioni di rito, abbiamo ricevuto tutte le istruzioni sui comportamenti da adottare in caso di pericolo. Dopo un caffè preso al volo e due chiacchiere con i poliziotti presenti, siamo così saliti a bordo del ‘nostro’ veicolo e siamo partiti in direzione del lungolago di Lugano.
«Di base», ci hanno spiegato, «a livello organizzativo non c’è differenza tra un turno notturno e uno diurno: si inizia sempre con un rapporto di entrata in cui il capogruppo del gruppo uscente racconta quanto successo di rilevante negli ultimi turni. In seguito, prepariamo i veicoli e usciamo sul terreno. Ogni singolo turno è diverso, ma solitamente è suddiviso tra attività di pattuglia, posti di controllo, interventi e lavoro burocratico». Una leggera differenza tra giorno e notte, però, esiste, come ci spiegano poco dopo. «Durante i finesettimana c’è magari più movimento dopo il tramonto, quindi ci aspettiamo interventi differenti rispetto alle ore diurne e anche per questo le attività di prevenzione sono diverse».
Passiamo quindi dal lungolago e ci spostiamo verso Molino Nuovo. Poi dalla radio arriva una richiesta di aiuto. «Abbiamo sentito una collega un po’ in affanno, così adesso andiamo verso la stazione FFS di Lugano», ci spiegano.
Niente sirene o lampeggianti per il momento, ma in pochi minuti ci troviamo in via Basilea, dove sono già presenti alcuni agenti della Polizia Città di Lugano. «Niente di grave ci dicono». Così chiediamo come funziona la collaborazione tra Polizia cantonale e Comunali. «Funziona molto bene, è come se fosse un’estensione del nostro gruppo», ci rispondono. «Per fortuna abbiamo un bel rapporto e non è scontato, a volte sembra che tra i due Corpi ci sia un certo distacco che in realtà non dovrebbe esistere. La collaborazione è davvero molto importante, gli agenti della PolCom ci aiutano in molti interventi e capita che arrivino sul posto prima di noi, perché sono sparsi sul territorio. Inoltre, sono sempre a disposizione, così anche noi siamo pronti ad aiutarli».
Nel frattempo, torniamo a pattugliare le strade cittadine: passiamo davanti alla Pensilina e ad alcuni noti locali pubblici, in seguito attraversiamo quartieri come Molino Nuovo e Viganello.
Passa il tempo e la situazione sembra tranquilla. Ne approfittiamo quindi per avere qualche informazione in più sui fatti di cronaca che hanno caratterizzato l’estate Luganese. Neanche il tempo di iniziare un discorso che, mentre ci troviamo all’altezza della stazione, arriva la richiesta di intervenire in Capriasca: l’autista schiaccia sull’acceleratore, sirene e lampeggianti si accendono e così inizia la corsa verso il luogo dell’intervento.
In meno di dieci minuti siamo sul posto, ma altre pattuglie sono già intervenute e così rientriamo verso Lugano, spostandoci in zona Aldesago, dove è richiesta la presenza dei due agenti. Verificata la situazione sul posto, e constatato che l’allarme è nel frattempo rientrato, ci dirigiamo verso la foce del Cassarate, dove a giugno un minorenne è rimasto ferito durante una lite tra diversi giovani avvenuta nella zona animata da Lugano Marittima. Qui affrontiamo il tema della violenza in città.
«È difficile esprimersi sulla base di episodi mirati e puntuali come quelli avvenuti negli scorsi mesi», ci spiegano mentre camminiamo. «Bisogna dire che la Polizia attua una serie di servizi per arginare il problema. È anche vero che con l’avvento dei social gli eventi hanno una cassa di risonanza mediatica molto più ampia: ciò che succede da sempre ha un’eco maggiore».
Protagonisti dei fatti di cronaca di cui abbiamo scritto nel corso dell’estate, ricordiamo, sono stati soprattutto i giovani e le aggressioni con l’arma bianca. Pensiamo ad esempio al 24.enne accoltellato alle spalle sull’uscio di casa il 15 agosto a Molino Nuovo, o al 19.enne ferito con un coltello il 22 agosto in via Pelli, senza dimenticare le aggressioni con bottiglie di vetro, quella in pieno giorno avvenuta all’interno del Parco Ciani, oppure il giovane finito all’ospedale dopo essere stato pestato in un locale pubblico di Breganzona in quella che è sembrata una spedizione punitiva.
Ma, chiediamo ai due agenti, è possibile evitare episodi simili? Ed ecco che, come ci spiegano, entra in gioco la prevenzione. «Questo ambito è molto importante per noi», ci dicono. «È importante mostrare la propria presenza sul territorio, far vedere che ci siamo. Soprattutto durante i fine settimana questo è anche un deterrente: spesso capita che quando chiudono i locali notturni pattugliamo le strade, così magari un gruppo di ragazzi che ‘vuole far casino’ rinuncia ai propri piani, oppure le ragazze in giro da sole si sentono più tranquille nel percorso verso casa».
Durante i vari interventi, gli agenti della Polizia sono impegnati nella presa a carico di uno spettro di problematiche ben più ampio della sola gestione degli episodi violenti. Ci chiediamo quindi se, in alcune situazioni, possa essere difficile mantenere il giusto distacco emotivo. Ne parliamo direttamente con loro mentre ci troviamo a Viganello, poco distanti dal Campus Est USI-SUPSI. «Non nego che a volte ci sia un po’ di sana paura, come capita a tutti», ci spiega la poliziotta, «ma poi non ci si deve pensare e bisogna concentrarsi sull’intervento. Siamo umani e prima o poi tutti siamo coinvolti emotivamente, c’è sempre l’intervento più toccante degli altri. Siamo lì per fare il nostro lavoro e cerchiamo di trovare un compromesso tra emozioni e obiettivi».
A farle eco il suo collega. «Per gestire gli interventi ci basiamo sulla formazione sia di base sia continua. Come persone è normale provare emozioni e tante volte, pur restando professionali, queste ci aiutano a risolvere molte situazioni e a raggiungere dei compromessi nei casi trattati».
Proprio per gestire le emozioni è fondamentale il sostegno dei colleghi e, nei casi più complessi, del Servizio psicologico della Polizia cantonale.
«Tutto parte dal turno stesso, perché l’intervento complicato viene sempre condiviso con il collega di pattuglia. È in auto che inizia il primo momento di condivisione e confronto», ci spiegano i due agenti a bordo del furgone, mentre percorrono le strade del centro di Lugano. «Abbiamo anche la fortuna di avere un gruppo unito e un capogruppo molto presente, quindi il turno non finisce mai senza aver parlato di quanto successo». Inoltre, «se ne discute anche a casa, soprattutto se quanto vissuto è molto forte e toccante».
A questo si aggiunge la possibilità di ricevere il sostegno del Servizio psicologico della Polizia cantonale. «Sono molto disponibili. È già capitato che arrivassero in sede dopo un intervento particolare». Situazioni che vivono tutti, anche gli agenti con più esperienza, «perché con il tempo si fa un po’ il callo, ma in realtà gli interventi difficili che rimangono impressi nella nostra memoria ci sono sempre».
Ora la mezzanotte è passata da un bel po’ e in programma c’è un posto di controllo in via Zurigo, all’altezza «del biscione», come ci avevano spiegato durante il briefing iniziale. Così ci fermiamo con le quattro frecce e i lampeggianti accesi. I due agenti si preparano ai controlli e ci fanno indossare il giubbotto di sicurezza, sopra dobbiamo invece avere la pettorina ad alta visibilità «così che gli utenti della strada possano vedervi». I primi veicoli non tardano ad arrivare: a tutti i conducenti viene chiesto se hanno consumato bevande alcoliche. In base alle risposte, alcuni vengono fermati e sottoposti al controllo documenti e all’alcoltest. Il posto di controllo, ci spiegano, è differente da un posto di blocco, anche se per molti cittadini può sembrare la stessa cosa. «Si tratta di un’azione preventiva, che diventa repressiva solo se dovessimo rilevare per esempio un’infrazione alla Legge sulla circolazione stradale come ebrietà qualificata, licenza di condurre non valide, assunzione di stupefacenti,…». Questa per noi è l’ultima attività della notte, sono passate le due ormai ed è arrivato il momento di tornare in centrale, salutare gli agenti che ci hanno accompagnato, salire in auto e tornare a casa.
