L’ultima apparizione pubblica di Borradori al Pardo: «Era semplicemente Marco»

L’ultima apparizione pubblica ufficiale di Marco Borradori porta la data dell’8 agosto 2021 e conduce a Locarno, nel pieno del Festival. È domenica pomeriggio e il sindaco di Lugano raggiunge il Rivellino per partecipare al Lituania Day, uno degli appuntamenti culturali organizzati durante le giornate del Pardo. Tre giorni più tardi, l’11 agosto, la sua morte improvvisa sconvolgerà il Ticino.
A cinque anni esatti dalla scomparsa, quella giornata assume inevitabilmente un significato particolare. Non soltanto perché rappresenta l’ultima occasione ufficiale alla quale Borradori partecipò, ma perché nei ricordi di chi era con lui ritorna lo stesso dettaglio: nulla lasciava immaginare quanto sarebbe successo pochi giorni dopo.
Il Lituania Day accompagnava la mostra Coherencies, organizzata da Arminio e Paolo Sciolli, e aveva riunito al Rivellino rappresentanti svizzeri e lituani, artisti e personalità politiche, tra cui l’ambasciatore designato di Lituania Laimonas Talat-Kelpsa. Borradori prese la parola ricordando come il Locarno Film Festival, oltre al programma ufficiale, alimentasse tutta una serie di eventi collaterali in grado di «aprire alla collaborazione artistica coi Paesi esteri, in nome della bellezza». La giornata proseguì tra gli interventi degli ospiti, le opere degli artisti lituani e un momento conviviale.
Tra i presenti c’era Alain Scherrer, allora sindaco di Locarno e amico di Borradori. «L’ultima volta che abbracciai Marco fu proprio all’evento al Rivellino, ma in quel periodo ci incontravamo quotidianamente». Nei giorni del Pardo le occasioni erano continue. «Come sempre Marco sapeva vivere il Festival del Film in tutte le sue sfaccettature: istituzionali, culturali, cinematografiche e festose. Ed era sempre un piacere conversare con lui, scambiandoci opinioni su questioni importanti ma anche facendo delle belle risate parlando di argomenti più leggeri».
In quelle conversazioni c’era però anche un tema che in quel periodo lo preoccupava particolarmente. «Era ancora fresco il tema dell’abbattimento dell’ex Macello e mi si stringeva il cuore sentirgliene parlare, perché ne stava soffrendo».
Michele Guerra, che quel giorno fece i saluti istituzionali, conserva soprattutto il ricordo dell’uomo. «Fra tante personalità e autorità, anche di rilievo internazionale, ero felice che ci fosse un amico. Come sempre era presente, si poteva contare in ogni momento su di lui».
Di quella giornata gli sono rimasti impressi soprattutto il sorriso e le ultime parole che gli sentì pronunciare. «Un amico gli fece notare che aveva raggiunto una forma fisica degna di un corridore. Marco, con quel suo sorriso luminoso, rispose che si stava appunto preparando per la Maratona di New York. Il suo sorriso era davvero un sole. Quando arrivò quel giorno fu proprio così: con lui sembrò arrivare anche la luce. Era una delle persone più disponibili che abbia mai conosciuto».
Per Arminio Sciolli, proprietario del Rivellino e organizzatore del Lituania Day, quell’8 agosto rappresentò invece l’ultimo incontro di un rapporto iniziato molti anni prima. «Marco fu uno dei primi comilitoni che conobbi al mio anno di diritto a Zurigo. Da lì, mai declinò un invito, prima a feste studentesche, poi a incontri internazionali in Ticino e all’estero».
Una disponibilità che continuò anche quando Borradori entrò nelle istituzioni. «Fu l’unico consigliere di Stato ad accettare il mio invito a San Pietroburgo, culminato col gemellaggio del 2002, fu il primo a chiamarmi garantendomi il pieno appoggio per salvare il Rivellino». Sciolli ricorda anche le visite al Padiglione del Corriere della Sera durante Expo Milano e gli appuntamenti ad Astana, oltre agli incontri organizzati con personalità internazionali della cultura. «Non mancò nessun gran direttore di museo, artista, regista internazionale, quando tanti chiusero le porte». A cinque anni di distanza, il suo bilancio rimane netto: «Grande lutto, e un buco incolmabile ancora oggi».
Nicola Pini, oggi sindaco di Locarno e allora presidente del Gran Consiglio, aveva invece incontrato Borradori negli stessi giorni del Festival. «La cosa particolare è che era come tutte le altre volte che lo si incontrava: gioviale, gentile e attento. Era piacevole vederlo e tirare tardi con lui». Proprio l’assenza di qualsiasi segnale rende quel ricordo ancora più difficile da rileggere cinque anni dopo. «Da un lato questo suo non aver mostrato in alcun modo quanto stesse per capitare ci ha probabilmente tolto la terra sotto ai piedi, dall’altro forse è stato un perfetto modo per salutare, essendo profondamente se stesso fino all’ultimo momento».
Pini ricorda in particolare il loro ultimo confronto politico. «Era una persona che cercava sempre il terreno comune con l’interlocutore». Borradori aveva espresso comprensione per una sua scelta compiuta in un momento delicato per il Parlamento. «Sapeva cosa significava decidere, era un maestro del dialogo e del compromesso, e del guardare avanti».
La morte arrivò mentre il Festival era ancora in corso e pose immediatamente anche una questione concreta: cosa fare degli appuntamenti istituzionali già programmati? Tra questi figurava il ricevimento in onore del Gran Consiglio. La scelta fu di mantenerlo, seppure in forma più sobria. Ed è proprio con quella decisione che Pini chiude, commosso, il ricordo di Borradori: «Abbiamo ritenuto che lui avrebbe proprio voluto così: ritrovarsi per andare avanti, insieme».
