L’uomo che urla in centro a Lugano? «Possiamo solo calmarlo»

Da qualche tempo gira nel centro di Lugano urlando e mostrando comportamenti minacciosi. L’autore di questi gesti sarebbe, stando a nostre informazioni, un cittadino eritreo in possesso di un permesso F. Una situazione, questa, che non può soddisfare né il diretto interessato, che avrebbe sicuramente bisogno di maggiore sostegno psicologico, né la popolazione, che potrebbe provare un senso di insicurezza. Ma allora come intervenire?
Ristretto margine di manovra
Il margine d’azione della polizia comunale è limitato. «Gli agenti intervengono tutte le volte che i cittadini segnalano comportamenti inadeguati da parte dell’uomo, ma non possono fare altro che calmarlo e chiedergli di allontanarsi», spiega la capodicastero Sicurezza e spazi urbani Karin Valenzano Rossi. «Se non commette un reato, la polizia non può arrestarlo».
Soggetto segnalato
Anche in assenza di reato, è però chiaro che i comportamenti dell’uomo sono indice di un importante disagio psichico. Appurato che non può essere arrestato, è allora lecito chiedersi se nei suoi confronti non possa essere predisposto il ricovero in una struttura di cura. «Il ricovero coatto può essere ordinato solo da un medico», precisa Valenzano Rossi. «La Polizia di Lugano ha comunque provveduto a segnalare il soggetto al servizio di Accompagnamento sociale della Città al fine di capire se ci sia la necessità di una presa a carico diversa».
Servizio che rientra sotto il dicastero Formazione, sostegno e socialità. «Da quello che ci risulta l’uomo non risiede a Lugano: non possiamo quindi fare nulla», spiega il capodicastero Lorenzo Quadri.
«Sembrerebbe comunque che l’uomo abbia un curatore», aggiunge Valenzano Rossi. «Nei suoi confronti dovrebbe pertanto già essere stata attuata una misura di protezione da parte dell’Autorità regionale di protezione (ARP)».
Mancano i mezzi
La Città sembra insomma trovarsi di fronte a un vuoto giuridico che non le permette di fronteggiare adeguatamente la situazione. «Dispiace vedere che c’è una persona con evidenti problemi psichici e che le autorità non hanno i mezzi per intervenire ritrovandosi così confrontate con una situazione che non è di loro competenza», rileva la capodicastero Sicurezza e spazi urbani.
Vivere nel limbo
Problematico, ad ogni modo, non è solo il comportamento dell’uomo, ma anche il suo statuto. Il cittadino eritreo sarebbe infatti in possesso di un permesso F; godrebbe cioè di un’ammissione provvisoria concessa alle persone il cui allontanamento dalla Svizzera, disposto nei loro confronti, si è rivelato inammissibile, non ragionevolmente esigibile o impossibile. A bloccare il rimpatrio, nel dettaglio, è il Paese di origine dell’uomo. L’Eritrea rifiuta infatti categoricamente il rimpatrio coatto di propri cittadini.
Essendo l’uomo in possesso di un permesso F abbiamo provato a domandare alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) se da parte sua non possa fare qualcosa nella gestione del disagio psicologico delle persone in attesa di espulsione dalla Svizzera. Ci ha però risposto che ad essere responsabili per i titolari di un permesso F sono i Cantoni.
