Marchesi tra critiche al Governo e proposte di risanamento

Piero Marchesi non ha certo usato i guanti bianchi per descrivere il momento vissuto dal Cantone, in particolare sul versante finanziario. Il presidente dell’UDC – durante il Comitato cantonale di questa sera al Palacinema di Locarno – nel suo discorso è partito all’attacco: «Viviamo un periodo politicamente imbarazzante, quasi surreale. Le finanze del Cantone sono allo sbando». E il muro, volendo usare la metafora di Marchesi, «è sempre più vicino».
Il rosario contabile
«Analizzando 17 consuntivi (gli ultimi 15 e i prossimi 2 anni secondo piano finanziario), solo quattro contengono cifre positive. Tutti gli altri sono in rosso». Il risultato? «Oltre un miliardo e mezzo di debiti in più, superando quota 3 miliardi. Un record, ma di quelli di cui non ci si vanta». Marchesi ha quindi ricordato le varie misure proposte dal suo partito per frenare la spesa pubblica, «tutte lì, ferme nei cassetti di Bellinzona, a prendere polvere. E ogni tanto, qualche partito “amico” viene a dirci che siamo “bravi e coerenti’’, poi, però, quando si vota, molti si smarcano». Non solo: la colpa di questa difficilissima situazione finanziaria, per l’UDC, è in gran parte del Governo, «che invece di fare i compiti ha preferito guardare dall’altra parte, per anni». Forse, ha aggiunto Marchesi con ironia, «sperava che i numeri migliorassero da soli, con un po’ di fede e un rosario contabile».
La roulette ticinese
Il Consiglio di Stato è dunque «senza bussola, senza mappe e a volte senza comandante», riprende Marchesi. Insomma, naviga a vista. «Il Preventivo 2026 è l’ennesima prova: quasi 100 milioni di deficit, e questo prima ancora di tener conto dei costi legati alle due iniziative votate il 28 settembre». Ma per l’UDC le cose sono chiare: le iniziative vanno applicate. «Noi non facciamo come la sinistra che dopo l’approvazione di ‘‘prima i nostri’’ chiese di rivotare e dopo il decreto Morisoli fece di tutto per creare il caos con manifestazioni di piazza e creando cortine fumogene per evitarne l’applicazione». Ecco che allora, il muro citato prima da Marchesi contro cui il Cantone rischia di sbattere è sempre più vicino. «Ora il Preventivo 2026 è lì, sballato, senza piano di rientro, e con un deficit reale che rischia di toccare 600 o 700 milioni. Altro che prudenza finanziaria, qui siamo alla roulette ticinese».
Il presidente democentrista è quindi tornato a chiedere di andare al voto sull’iniziativa UDC «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali», il cui testo conforme è già stato presentato in Gestione.
Un piano da 550 milioni l’anno
Infine, la Direttiva ha presentato al Comitato un documento elaborato dal capogruppo Sergio Morisoli in cui – in due tempi – vengono individuate misure concrete per risanare le finanze cantonali. Si parte in maniera radicale con proposte che vanno dall’aziendalizzazione (non sostituzione dei partenti, riduzione dei dipendenti, chiusura o accorpamento di uffici) alla destatalizzazione (taglio dei sussidi, riduzione leggi, concentrazione e abolizione di compiti), passando da nuove entrate (caccia a nuovi ricchi e ad aziende, aumento della gestione patrimoniale, disinvestimenti) per un totale nel periodo 2027-2029 di 550 milioni l’anno. Poi, nel medio periodo (oltre il 2030) sarà centrale la disciplina finanziaria (referendum finanziario da semi obbligatorio a obbligatorio, freno spesa legata al PIL, nuove spese solo se compensate, abolizione del moltiplicatore cantonale d’imposta). «Una base di documento che dovrebbe far proprio il Governo», ha chiosato Marchesi. «Se tra 16 mesi saremo in Consiglio di Stato, diventerà la nostra bussola per risanare davvero le finanze cantonali». Il presidente ha quindi invitato la politica a condividere la proposta. «Se altri partiti vorranno copiarla, modificarla o migliorarla, ben venga».
