La conferenza

Martin Pfister a Lugano: «L’esercito oggi non dispone dei mezzi necessari per proteggere la Svizzera»

Il «ministro» della Difesa ospite al LAC: «I conflitti non iniziano più su un campo di battaglia» - Droni e sabotaggi sono tra gli attacchi più probabili
©CLAUDIO THOMA
Luca Faranda
13.10.2026 20:10

«I conflitti militari non iniziano più, ormai da tempo, nel punto in cui due eserciti si scontrano su un campo di battaglia». Il «ministro» della Difesa Martin Pfister, dal LAC di Lugano, ha voluto mettere in guardia così dai tempi che corrono: atti di sabotaggio, spionaggio, ciberattacchi e disinformazione sono all’ordine del giorno. Anche in Svizzera. Per questo motivo, la Confederazione deve proteggersi dagli attacchi più probabili. E tra questi rientrano pure gli attacchi aerei, anche con droni.

I mezzi necessari

Ospite all’annuale conferenza organizzata dall’Associazione della Rivista Militare della Svizzera Italiana, il consigliere federale si è chiesto: di cosa ha bisogno il soldato del futuro? Oggi, ha fatto notare Pfister, il soldato «presta servizio in un esercito che, pur offrendo un’ottima istruzione, nella sua attuale configurazione non dispone dei mezzi necessari per proteggere la Svizzera dalle minacce più probabili e per equipaggiare in modo moderno gran parte dei propri militari». Proprio per questo motivo sono necessari investimenti. «Non ho paura, ma sono preoccupato: sento la responsabilità», ha ammesso il «ministro» della Difesa, aggiungendo che «uno dei miei compiti principali e più importanti è rafforzare la credibilità e la fiducia». Pur dicendosi ottimista di riuscire a convincere la popolazione ad approvare il piano di finanziamento (che include anche un aumento temporaneo dell’IVA, ndr), Pfister ha tenuto a ribadire che «laddove la fiducia è stata compromessa dobbiamo ripristinarla. Questa è la mia responsabilità come capo del DDPS».

Al giorno d’oggi, però, non è più possibile difendersi completamente da soli, ha sottolineato Pfister, aggiungendo che «lo scudo europeo e dei Paesi NATO determinano la nostra sicurezza». La collaborazione è essenziale, anche nell’ambito della fornitura di materiale bellico. A suo avviso, è necessario un allentamento della legge (in votazione il 29 novembre) per far sopravvivere l’industria bellica svizzera. «Ne va anche della nostra sicurezza», ha detto.

Dopo l’intervento di Pfister, spazio al «soldato del futuro», ovvero come lo sviluppo tecnologico (come la robotica) potrebbe influire sul campo di battaglia. A dialogare Luca Tenzi, esperto svizzero di sicurezza, Quentin Ladetto (responsabile del programma di ricerca «Tecnologia Foresight» all’Ufficio federale dell’armamento) e Patrick Ghion, esperto in ambito ciber della Polizia cantonale di Ginevra.