La testimonianza

Matteo, ticinese a Dubai: «Niente panico, ma fa strano vedere intercettare droni e missili»

La risposta dell'Iran agli attacchi di Israele e Stati Uniti ha toccato, marginalmente, anche gli Emirati Arabi Uniti: ne parliamo con l'imprenditore malcantonese
©Fatima Shbair
Marcello Pelizzari
28.02.2026 19:30

«Ho appena messo a letto mia figlia». Matteo Boffa, imprenditore malcantonese residente negli Emirati Arabi Uniti dal 2016, risponde con una voce calma. Rassicurante, anche. A Dubai, dove vive e lavora, la tensione è palpabile. La risposta dell'Iran agli attacchi di Israele e Stati Uniti ha toccato (anche) la capitale dell'omonimo Emirato. E in particolare l'arcipelago artificiale Palm Jumeirah, dove sono caduti i detriti di un drone o, forse, di un missile. Le autorità locali si sono premurate affinché le persone si affidino a fonti certe e affidabili. Così il nostro interlocutore: «Qui, da tempo, è in vigore un sistema di allerta via cellulare. Tutti, se caso, sanno che cosa devono fare».

Le informazioni, al di là del discorso sulle fonti, sono comunque poche. «Sappiamo di alcuni incendi nella zona della Marina e del Palm. Da quello che abbiamo capito, sono stati intercettati droni o missili. I detriti, cadendo, hanno provocato degli incendi». Gli obiettivi dell'Iran, come noto, non erano e non sono civili. Ma militari: nello specifico, le basi USA nella regione. «Noi stavamo rientrando a casa quando, dalla macchina, ho visto e filmato uno di questi droni o missili mentre veniva intercettato».

C'è chi, visto il momento, ha iniziato a preparare le valigie nella speranza di poter lasciare Dubai. «Di sicuro, in dieci anni non ho mai visto un ambiente del genere». Anche se, afferma Matteo, parlare di panico sarebbe esagerato e fuorviante. «Non è comune vedere, nel cielo di Dubai, le difese antiaeree intercettare questi oggetti provenienti da un altro Paese. Sembrano, passatemi il termine, dei fuochi d'artificio, con le scie che scendono dal cielo. Oltre a ciò, abbiamo sentito quattro o cinque forti boati».

Matteo, comprensibilmente, non può dirci molto di più. «C'è fiducia nelle autorità, nel governo locale e nelle difese antiaeree. Fa strano dirlo, visto che sono volati e potrebbero volare altri missili sopra le nostre teste, ma non vedo panico e terrore». Al contempo, Matteo riconosce che, presto o tardi, anche gli Emirati si sarebbero confrontati con le tensioni che si accumulano, da tempo, nel Golfo. «È vero, mai però mi sarei immaginato di vedere palazzi bruciati a un chilometro in linea d'aria da dove abitiamo noi». 

Matteo, che considera Dubai come una seconda casa, conclude: «Noi dovremmo rientrare in Svizzera il prossimo 11 marzo, per il battesimo della piccola, ma non sappiamo quando si concluderà questa crisi. Se fra un giorno, due, un mese o addirittura di più».