Il caso

Medico del traffico, sì a paletti più stretti

Il Gran Consiglio sconfessa il Governo e approva a sorpresa il rapporto di minoranza favorevole all’iniziativa di Paolo Pamini - L’atto parlamentare chiedeva la fine dei pagamenti anticipati e una tariffa oraria massima
©CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
24.06.2020 15:33

Ribaltone in Gran Consiglio. Contrariamente alle previsioni, il Parlamento ha approvato l’iniziativa elaborata «Medico del traffico - Basta con le vessazioni contro gli automobilisti» del deputato dell’UDC Paolo Pamini che chiedeva l’introduzione di paletti più severi per questa figura professionale, introdotta con il pacchetto di norme federali Via sicura.

In buona sostanza, il pacchetto approvato dal Gran Consiglio prevede la fine dei pagamenti anticipati degli utenti, l’introduzione di un tetto massimo di 180 franchi all’ora (250 per i casi più complessi) per le prestazioni del medico del traffico e la separazione ruolo del medico del traffico da quello che fa gli esami (in parole povere, i professionisti attivi nell’ambito della medicina del traffico non possono partecipare a consulti o analisi di approfondimento da loro stessi ordinati).

Pro e contro

All’attenzione del plenum erano stati sottoposti due rapporti della Commissione sanità e sicurezza sociale. Uno di minoranza dell’unico relatore e firmatario Tiziano Galeazzi (UDC), favorevole all’iniziativa, e uno di maggioranza, contrario, del relatore Alessandro Cedraschi (PLR). A spuntarla, come detto, è stato contro ogni previsione quello dell’autoproclamatosi «Calimero» Galeazzi. I deputati hanno infatti respinto con 39 voti contrari, 34 favorevoli e 6 astensioni le conclusioni del rapporto di maggioranza e approvato con 41 voti favorevoli, 33 contrari e 8 astenuti. Il relativo decreto legge è stato approvato in votazione finale con 42 sì, 30 no e 6 astenuti.

Prima del dibattito in sala, l’iniziativista Paolo Pamini ha ricordato che lo scopo del suo atto parlamentare non è quello di valutare la severità di Via Sicura ma piuttosto quello di garantire «un trattamento dignitoso» anche a chi ha violato il codice della strada. «Il fatto di dover pagare anticipatamente cifre importanti non lo è», ha rimarcato.

Nel suo intervento, il relatore di minoranza Tiziano Galeazzi (UDC) ha ritenuto «necessari» dei paletti più stretti per regolare questa figura. «Un segnale chiaro e preciso bisogna darlo, a prescindere dal fatto che arriverà l’Istituto di medicina legale. Il deputato democentrista ha voluto anche levarsi qualche sassolino dalla scarpa: «Il Governo nel suo messaggio, in sostanza, ha dato dei bugiardi agli iniziativisti. Questo non posso accettarlo; abbiamo basato sui fatti il rapporto, rimanendo il più obiettivi possibile». Inaccettabile, a suoi dire, «il fatto che le cartelle degli utenti sanzionati fossero state automaticamente trasmesse al medico del traffico».

Dal canto suo il relatore di maggioranza ha rimarcato che l’iniziativa si basa su «una cultura del sospetto» e che la stessa è ormai superata. «I problemi sollevati scaturivano essenzialmente dal fatto che allora esisteva solo un medico del traffico in Ticino. Mentre oggi, con l’introduzione nel 2019 del secondo medico del traffico nel nostro cantone e con la futura creazione dell’Istituto di medicina legale, questi presupposti sono venuti a cadere», ha spiegato. Gli utenti, ha poi aggiunto, «possono decidere di farsi visitare Oltralpe». Per quanto riguarda le critiche che avevano riguardato l’entità delle fatture emesse, Cedraschi ha ricordato che «le parcelle in Ticino sono nettamente inferiori». Infine, il relatore ha ritenuto che l’imminente realizzazione dell’Istituto di medicina legale ticinese, che accorperà anche la figura del medico del traffico, dovrebbe contribuire a risolvere la situazione.

Il dibattito

Come detto, il plenum ha sposato le conclusioni di Galeazzi. Il deputato Andrea Censi (Lega), nel portare l’adesione del suo gruppo al rapporto di minoranza, ha ritenuto «inaccettabile» il fatto che un servizio come quello del medico del traffico «venga affidato a un privato senza alcun tipo di controllo da parte del pubblico». Il secondo intervento, quello del popolare democratico Lorenzo Jelmini, ha rapidamente fatto intendere l’esito della votazione. «Anche se i cittadini hanno commesso errori non possono essere confrontati a spese esorbitanti che costituiscono una doppia pena», ha affermato. «L’iniziativa di Pamini propone tre soluzioni ragionevoli. Non si vuole mettere in discussione Via Sicura: è una questione di giustizia e di buon senso». La deputata Laura Riget (PS) ha ricordato al medico del traffico si rivolgono gli autori di gravi infrazioni al codice della strada. «Ho notato quasi un senso di empatia nei loro confronti», ha rimarcato nel confermare l’adesione del gruppo socialista al rapporto di minoranza. Il capogruppo democentrista Sergio Morisoli ha posto l’accento sulla necessità di ottenere trasparenza sul processo amministrativo: «Non sindachiamo sulla pena e sulla sanzione ma sulla metodologia nell’applicarle».

Intervenuto in difesa del medico del traffico, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato che quanto proposto dall’UDC vuole regolare delle tariffe di liberi professionisti che non sono dipendenti dello Stato. Gobbi ha poi ricordato il «casus belli» che aveva dato il là all’iniziativa, ovvero la sentenza del Tribunale amministrativo cantonale (TRAM), che lo scorso anno aveva dato ragione all’avvocato Tuto Rossi, bacchettando una perizia del medico del traffico di livello 4. Il direttore del DI ha ammesso che sì, degli errori di forma ci sono stati, «ma le critiche del TRAM non hanno mutato la sostanza».