Stabio

Melme acide e rifiuti tossici riemergono dopo mezzo secolo

Il Tribunale federale si è dovuto chinare sulla discarica ex Miranco utilizzata tra il 1960 e il 1972 – Un sito inquinato che venne bonificato trent’anni dopo – Confermate le responsabilità (nel pagare le opere di bonifica) della raffineria e dello Stato
©Federico Agosta
Stefano Lippmann
03.09.2026 06:00

È passato più di mezzo secolo da quando – nella discarica ex Miranco di Stabio – venne depositato l’ultimo rifiuto. Era infatti il 1972 quando il sito venne dismesso dopo 12 anni di intensa attività. Lì, in quell’area che si situa nei pressi della discarica di inerti, vennero depositate – con la «parziale» autorizzazione del Cantone – sostanze pericolose. Sostanze che, nel 2002, tornarono «a galla» e diedero il via a un caso che, nel 2026, è ancora trattato dai tribunali elvetici. In sostanza: chi sono i responsabili dell’inquinamento e chi deve pagare i circa 10 milioni di franchi spesi per risanare il sito? Una domanda alla quale ha recentemente risposto il Tribunale federale respingendo un ricorso della Miranco.

Acqua in «grave pericolo»

La Miranco SA di Mendrisio, tra il 1960 e il 1972, ha utilizzato il mappale 1256 di Stabio per depositare i residui di lavorazione della sua attività: una raffineria per il recupero di oli lubrificanti e sottoprodotti del petrolio. Lo Stato, allora, aveva rilasciato i permessi per realizzare una fossa nella quale depositare i rifiuti. Ma, come appurato già dai giudici cantonali, la Miranco realizzò in realtà due fosse di cui una di profondità doppia rispetto al limite prescritto.

Il caso – così come i rifiuti tossici presenti nell’area – riemersero prepotentemente, come detto, nel 2002. Da un rapporto di indagine tecnica emerse che il terreno e le acque sotto la discarica erano fortemente inquinati da rifiuti infiltratisi nelle fosse di deposito. E – come rilevato nel messaggio governativo che stanziò, nel 2007, 10 milioni di franchi per il risanamento del sito contaminato – le sostanze avevano già raggiunto le acque sotterranee creando – citiamo – «un grave pericolo di inquinamento del pozzo di captazione dell’acqua potabile di Stabio». Un deposito di veleni, in estrema sintesi, posto a due passi dalla falda acquifera di Santa Margherita. Circostanze gravissime che, appunto, portarono il Consiglio di Stato a intervenire con una certa urgenze.

24.000 tonnellate

Al termine dei lavori di bonifica, avvenuti sino al 2020, il Dipartimento del territorio e il Municipio di Stabio consegnarono la fattura. Non quella relativa ai costi, ma quella inerente i danni all’ambiente.

Furono infatti asportate e smaltite circa 24.000 tonnellate di rifiuti, il 33% in più di quanto previsto in un primo tempo. Si parla di 500 tonnellate di idrocarburi (l’equivalente di 25 autocisterne), 16 di piombo, 10 di zinco e 0,2 di PCB (bifenili policlorurati, inquinanti chimici altamente tossici). Oltre ai rifiuti prodotti da Miranco, nella discarica di Stabio confluirono anche 500 fusti di melme acide provenienti da un’altra società: operazione – si legge nella sentenza dei giudici di Losanna – autorizzata dallo Stato.

Di chi sono le responsabilità?

La ditta con sede a Mendrisio ha cessato i lavori di raffineria nel 1972. Da tempo – ricostruiscono i giudici – la sua attività era limitata all’amministrazione dei suoi beni, ovvero la locazione dell’immobile di sua proprietà. Questo sino alla sua vendita alcuni anni fa. Ora, si apprende dalla sentenza, la Società anonima sarebbe prossima a sviluppare un progetto nel settore della guida autonoma in ambito automobilistico. Anche per questo motivo, nel ricorso ha richiamato il principio della proporzionalità, che diminuisca le pretese affinché possa evitare il fallimento. Già, le pretese. Si parla, come detto, di milioni di franchi. In un primo momento il Dipartimento del territorio, nell’ambito della ripartizione delle spese, aveva addossato alla SA il 95% dei costi. Una quota – dopo il ricorso – rivista dal Tribunale cantonale amministrativo. La Corte cantonale, a tal proposito, aveva ridotto la quota di responsabilità all’80% per tenere conto della parziale responsabilità dello Stato – quantificata in 15% – siccome «intervenuto come perturbatore per comportamento (chi causa direttamente un pericolo, un danno o una situazione contraria alla legge, ndr.) ad aggravare l’inquinamento». Infine, 5% per la proprietaria del terreno (nel frattempo deceduto). Quote di partecipazione che sono state nuovamente oggetto di ricorso al Tribunale federale il quale, lo scorso 29 luglio, respingendo il gravame, ha confermato quanto già deciso. Miranco, a distanza di 54 anni dalla chiusura della discarica, dovrà pagare circa 8 milioni di franchi.