Mendrisio imbocca la strada verso la capitale culturale

Mendrisio merita di avere una chance per diventare Capitale Culturale Svizzera 2030? Per il Consiglio comunale del capoluogo la risposta è sì. Il verdetto non è però stato scontato, o meglio non è giunto senza reticenze e pareri contrari. Sì perché anche se il messaggio con cui il Municipio chiedeva un credito di mezzo milione di franchi a sostegno della candidatura è stato accolto a larga maggioranza (38 sì, 12 no, 1 astensione), c’è chi quel progetto non lo vedeva (e vede) di buon occhio. Un credito, ricordiamo, subordinato alla vittoria della candidatura congiunta di Mendrisio, Lugano e Locarno (la decisione cadrà in giugno). Ma anche un credito, che secondo i rappresentanti della Lega e del gruppo UDC-UDF in questo momento Mendrisio non può permettersi. «Non riteniamo opportuno votare crediti "straordinari" per progetti non essenziali», si leggeva nel rapporto di minoranza firmato da Massimiliano Robbiani. Nel testo si sottolineavano anche il ruolo «marginale» di Mendrisio nel progetto congiunto con Lugano e Locarno, e il beneficio «vago e non verificabile» per la città. «I benefici economici sono puramente ipotetici», ha sottolineato Robbiani in sala.
Ben più ottimistica la visione che si è rivelata vincente in aula. Quella in particolare di PLR e Il Centro i cui commissari hanno sottoscritto un rapporto di maggioranza a sostegno del messaggio municipale. Con loro anche l’Alternativa, che però ha firmato con riserva il testo e sciolto le riserve solo durante la seduta di oggi. Detto con le parole del relatore Maurizio Agustoni: «La maggioranza della Commissione ritiene che questo "prezzo", viste le potenziali opportunità culturali e turistiche che il progetto potrebbe schiudere alla nostra Città, possa essere considerato giustificato e non esorbitante». Opportunità che però la Città dovrà essere pronta a cogliere: «Per ritagliarci un ruolo significativo occorrerà un impegno importante da parte della nostra Città e delle realtà culturali attive sul territorio. La Città deve spendere al meglio le proprie carte che sono meno modeste di quanto paventa il rapporto di minoranza», ha aggiunto Agustoni. «La proporzione tra costi e opportunità appare equilibrata, è giusto interrogarsi sui costi ma bisogna anche ricordare che la cultura non si finanzia da sola», gli ha fatto eco Filippo Pfister. «Vorremmo essere sicuri che l’investimento serva completamente alla cultura, le criticità che abbiamo espresso sono legate al fatto che vogliamo che il progetto crei concretamente cultura nelle tre realtà coinvolte», ha detto invece Giampaolo Baragiola sciogliendo le riserve del proprio gruppo.
In sala i non convinti hanno espresso a lungo le proprie reticenze. Ad esempio sull’opportunità di avanzare una candidatura congiunta, sui costi forse eccessivi in un momento di incertezza economica - «Ogni centesimo risparmiato è uno guadagnato», ha detto Roberto Pellegrini citando Paperon de’ Paperoni - e alle possibili ripercussioni sul territorio. «Tanti eventi e visitatori potrebbero mettere sotto pressione la mobilità» ha osservato Antonia Bremer (la Lista Civica si è schierata con i contrari). Prima del voto il municipale Paolo Danielli ha svelato un aneddoto: «Dopo che Bellinzona ha presentato la sua candidatura a sorpresa, il Cantone ha provato a convincere tutti a presentare un unico dossier, ma Bellinzona ha detto no». Un aneddoto lo ha svelato anche il sindaco Samuele Cavadini: «Lugano ha cercato una candidatura congiunta perché non credeva di avere tutte le carte necessarie e Mendrisio da giocare ne ha».
Villa Argentina più «nuova»
Non ha invece incontrato alcun ostacolo il progetto per il restauro delle ex lavanderie di Villa Argentina e la manutenzione straordinaria della dépendance. Il messaggio da 1,2 milioni di franchi è stato accolto con 44 sì, 5 no e 2 astensioni. «Si tratta di un ulteriore tassello nel percorso di conservazione e valorizzazione di un comparto di particolare pregio», ha sottolineato il relatore del rapporto commissionale Giampaolo Baragiola. Più di una voce si è però soffermata su un dettaglio architettonico: un’apertura che si intende creare verso il ristorante Vignetta. «Che la gestione del varco sia regolamentata adeguatamente», è stato chiesto.
Il Legislativo ha non da ultimo accolto all’unanimità il messaggio con cui si chiedeva di dare seguito alla mozione «Mendrisio: città accessibile», volta a integrare i concetti di accessibilità e inclusività nell’approccio comunale (sia per quanto riguarda l’architettura, sia le relazioni).
La prima cittadina è Simona Rossini
Dal gruppo UDC-UDF al gruppo Lega. La presidenza del Legislativo di Mendrisio è passata a inizio seduta da Lucio Lorenzon a Simona Rossini. L’Ufficio presidenziale è completato dai vice Marco Tela (PLR) e Giampaolo Baragiola (Alternativa). Confermati Cristina Mellini Spreafico e Gregorio Aostalli in qualità di scrutatori. Nel suo discorso Rossini ha parlato dell’identità di Mendrisio, ancora da costruire come senso di appartenenza unico, ma ricca di specificità che sono una ricchezza. «Importante è ascoltare le Commissioni di quartiere».
