Il caso

Merlot, etichette e ricorsi: il brindisi è per la Chiodi

Respinta dal Tribunale amministrativo federale la richiesta dei produttori Giovanni e Giorgio Caverzasio di cancellare i marchi «Tre Terre» e «Rompidée» poiché illecitamente depositati dall’azienda vitivinicola di Ascona
© CdT/Archivio
Spartaco De Bernardi
30.09.2025 06:00

Le bottiglie di Merlot con le etichette «Tre Terre» e «Rompidée» possono continuare ad esser commercializzate dalla Chiodi Ascona SA, oggi riunita nel gruppo Ghidossi Wine insieme alle Cantine Ghidossi ed alla Vinicola Carlevaro. Così ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF) nelle sentenze fotocopia che respingono i ricorsi con i quali Giovanni e Giorgio Caverzasio chiedevano la cancellazione delle due etichette. Già respinta nel marzo 2023 dall’Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI), la domanda di cancellazione reiterata nell’aprile dello stesso anno davanti al TAF si basava sul fatto che il deposito dei marchi «Tre Terre» e «Rompidée» sarebbe stato effettuato abusivamente dalla Chiodi SA.

Collaborazione trentennale

Ma facciamo un passo indietro per meglio comprendere la vicenda. Nella loro domanda di cancellazione rivolta all’IPI, i due viticoltori rammentavano che tra loro e la Chiodi vi sarebbe stata per quasi trent’anni una stretta collaborazione lavorativa. Collaborazione che consisteva nella vinificazione congiunta di uve prodotte e selezionate esclusivamente dai Caverzasio, poi utilizzate per realizzare vini messi sul mercato con i marchi «Tre Terre» e «Rompidée». Uve che venivano vinificate nella cantina di proprietà dei ricorrenti, mentre il vino veniva commercializzato sotto la ragione sociale Chiodi Ascona SA. Successivamente le parti, sempre secondo i ricorrenti, si sarebbero accordate per modificare le etichette specificando che le uve erano coltivate e selezionate da Giovanni Caverzasio, vinificate con Gianni Arnaboldi e distribuite da Chiodi. Così facendo, sottolineavano sempre i ricorrenti, veniva esclusa la possibilità di rivendicare legittimamente la titolarità dei marchi «Tre Terre» e «Rompidée» da parte della Chiodi. E questo in quanto erano stati ideati ed inizialmente commercializzati esclusivamente dai Caverzasio.

Errore di valutazione

Malgrado questo accordo, sostenevano sempre i Caverzasio sia nella domanda di cancellazione rivolta all’IPIL sia nel ricorso al TAF, la Chiodi avrebbe depositato abusivamente i marchi relativi alle due etichette di Merlot. Da qui la richiesta di una loro totale radiazione. Richiesta che né in prima, né in seconda istanza è stata però accolta, semplicemente per il fatto che si basa su di una procedura errata. «L’utilizzo abusivo di un marchio (in questo caso le etichette «Tre Terre» e «Rompidée», ndr.) non può essere accertato nell’ambito della procedura di cancellazione», si legge nella sentenza del TAF. Per richiederne la cancellazione, argomentano ancora i giudici, occorre rendere verosimile che un determinato marchio non sia stato utilizzato nei cinque anni precedenti il deposito di tale richiesta. «Le circostanze storiche evocate, in parte avvalorate dalla copiosa documentazione, non sono rilevanti nell’ambito della procedura che ci occupa, volta unicamente a stabilire, con il grado della verosimiglianza, se i marchi siano stati utilizzati o meno nel periodo di riferimento», si legge ancora nella sentenza. «Le prove fornite dai richiedenti (Giovanni e Giorgio Caverzasio, ndr.) nella domanda di cancellazione del 2022 non forniscono alcun elemento concreto a sostegno del fatto che nel periodo di riferimento i marchi non siano stati effettivamente utilizzati dalla controparte (la Chiodi Ascona SA, ndr.)». Anzi, sarebbero i Caverzasio stessi ad aver fornito alcuni indizi che vanno nella direzione contraria.

Smentiti dai fatti

Questi ultimi «hanno in particolare riferito che la controparte almeno fino al 2020 avrebbe continuato a vinificare nella loro cantina diverse etichette, fra cui i marchi «Tre Terre» e «Rompidée», commercializzandoli e pubblicizzandone la produzione sul proprio sito web», si legge sempre nella sentenza del TAF. I giudici in conclusione scrivono che «le argomentazioni riguardanti la pretesa usurpazione dei diritti preferenziali dei ricorrenti, nonché del deposito e dell’utilizzo abusivo dei marchi, esulano dalla presente vertenza e dovranno, se del caso, essere risolte nelle opportune sedi civili. Tali argomentazioni sono irrilevanti e, in definitiva, mal riposte». Giovanni e Giorgio Caverzasio, rappresentati dall’avvocato Matteo Genovini, stanno ora valutando se appellarsi al Tribunale federale contro la sentenza emessa il 1. settembre dal TAF.