Microinquinanti, a Figino i costi sono destinati a lievitare

È passato ormai un decennio da quando Confederazione e Cantoni hanno messo a punto una strategia che prevede il potenziamento di 120 impianti di depurazione al fine di dotarli di moduli per il trattamento di microinquinanti. Un’operazione che si sta rivelando piuttosto complicata, perlomeno nel Luganese. È notizia recente, come più volte riferito da questo giornale, delle difficoltà che sta incontrando l’Impianto di depurazione (IDA) di Bioggio – il più importante della regione – nell’ammodernarsi. La situazione è talmente ingarbugliata, con due studi d’ingegneria che hanno opinioni inconciliabili su come si debba procedere e a che costi, che il Consorzio che lo gestisce (il CDALED) dovrà far capo a un esperto esterno per provare a raccapezzarsi (vedi box), con conseguenti ritardi sulla sua realizzazione, i quali sono stati accolti con fastidio ad esempio dalla Società pescatori La Ceresiana.
Qualche chilometro più in là, anche se in misura minore, il tema sta causando grattacapi anche al Consorzio depurazione acque del Pian Scairolo (CDAPS), che gestisce l’IDA di Figino, l’altro impianto luganese a cui è stato imposto di aggiungere il trattamento dei microinquinanti. Rispetto a Bioggio, la procedura a Figino è a uno stadio precedente, quello della progettazione. Ma, rispetto a quanto prospettato nel 2019, i costi dell’operazione sono nel frattempo più che raddoppiati, passando da una stima di 3,6 milioni a una di 8,2 milioni. Malgrado ciò, l’operazione proseguirà, avendo dato negli scorsi giorni il Consiglio consortile luce verde al prosieguo della progettazione.
In cerca del giusto filtro
Se a Bioggio le complicazioni sono state inaspettate, a Figino i maggiori costi si spiegano con l’affinamento del progetto. In estrema sintesi: il sistema di trattamento a cui si pensava di ricorrere si è rivelato non sufficientemente efficace e bisognerà optare per un’altra soluzione, economicamente più onerosa.
La documentazione sottoposta al Consiglio consortile ricostruisce bene il complesso percorso che ha portato alla situazione odierna. Con i primi soldi stanziati nel 2019 – 250.000 franchi – sono state prima monitorate 12 sostanze microinquinanti per valutare l’efficacia dell’ozono nel loro abbattimento. Efficacia insufficiente, «a causa della costante e significativa presenza di bromuri e nitrosamine». Il CDAPS si è dunque concentrato su un’altra tecnologia, ovvero la filtrazione su carboni attivi in grani (CAG) o in polvere (CAP), optando per approfondire quest’ultima. L’idea era quella di utilizzare i filtri Dynasand esistente in combinazione all’impiego di CAP, cosa che avrebbe permesso di «ottimizzare i processi minimizzando i costi di investimento e di esercizio». È stato pertanto imbastito un progetto pilota che alla sua conclusione nell’autunno del 2022 «ha confermato un buon grado di abbattimento dei microinquinanti, ma ha fallito nel garantire la funzione di barriera contro la perdita di CAP e la concentrazione massima di sostanze solide in sospensione».
«Requisiti soddisfatti»
Il Consorzio ha infine virato, per necessità, su una soluzione più onerosa che si è già rilevata efficace in impianti simili: la trasformazione dei filtri Dynasand in DynaCAG, sostituendo quindi la sabbia filtrante attuale con dei carboni attivi in grani (CAG, appunto). Parallelamente, è stata trovata la configurazione dei nuovi filtri, un’operazione non scontata visto che i terreni liberi da costruzioni nei pressi dell’IDA scarseggiano. Il prossimo passo sarà allestire la progettazione definitiva e sottoporla alle autorità cantonali e federali preposte al fine di inoltrare la domanda di costruzione: «La Delegazione consortile ritiene che la soluzione di potenziamento prospettata soddisfi i requisiti attuali di abbattimento dei microinquinanti e costituisca una base sufficiente per affrontare anche ulteriori situazioni critiche, come l’immissione in roggia di pesticidi». L’IDA di Figino tratta infatti in particolare le acque della roggia Scairolo che transita in zona industriale e agricola e che in passato è stata interessata da importanti inquinamenti. L’IDA di Figino, ha sancito nel 2015 la Confederazione, è l’impianto deputato «alla riduzione di emissioni per contenere le criticità ambientali della roggia».
