Minacciò gli agenti con un'ascia: «Il suo è stato un grido di aiuto»

Nonostante la giovane età, poco più di vent’anni, la lista di reati dei quali si è reso protagonista è alquanto lunga: tentata rapina aggravata, furti, danneggiamento, violazione di domicilio e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, ai quali si sommano altri tre capi d’accusa per droga. Lui, come detto, è un giovane di 21 anni del Luganese processato e condannato dalla Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Siro Quadri a una pena di 36 mesi di carcere (24 da scontare), sospesi a favore del collocamento in un istituto per giovani adulti in Svizzera interna o francese. Solo così, ha concluso la Corte, l’imputato, che in passato ha avuto problemi di tossicodipendenza, può essere aiutato: «La droga è una piaga sociale e lei può risolvere il suo problema solo con l’aiuto di esperti», ha argomentato il giudice durante la lettura della sentenza.
Furti e spaccio
A portare il giovane in un’aula di tribunale sono stati numerosi reati commessi tra il 2020 e il 30 gennaio 2023, giorno del suo fermo da parte delle Guardie di confine a Ponte Cremenaga dopo una tentata rapina commessa in correità con la sua ragazza (presente al dibattimento e che verrà giudicata separatamente) ai danni di un chiosco di Ponte Tresa. I due, per procurarsi del denaro, si erano anche portati dei vestiti di ricambio in previsione della fuga. Lui aveva con sé un coltello, con il quale aveva minacciato la cassiera, ma quest’ultima lo aveva informato di aver allertato la polizia. La coppia si era così data alla fuga, terminata al confine. Il movente, emerso in aula, era la necessità di procurarsi del denaro per acquistare stupefacenti da rivendere.
E proprio gli stupefacenti hanno segnato l’adolescenza del giovane, caduto in questa spirale dopo aver terminato le scuole dell’obbligo. Inizialmente aveva spacciato marijuana e hashish a compagni di classe ed amici, poi era passato al consumo e alla detenzione di cocaina. A questo si sommano diversi furti e danneggiamenti, mentre cinque mesi prima della tentata rapina, verosimilmente sotto l’influsso di stupefacenti, l'imputato si era reso protagonista di un altro grave episodio: aveva sfondato con un’accetta la vetrata della sede della Polizia Ceresio Sud a Paradiso e minacciato due agenti, i quali lo avevano immobilizzato senza che lui opponesse resistenza.
Il rischio di recidiva
«Il suo è stato un grido d’aiuto», ha affermato il suo legale, l’avvocato Stefano Pizzola. «Il mio assistito ha detto di voler chiudere con il passato e di voler cambiare. Chiede alla Corte di dargli fiducia». Il giovane imputato, da quasi un anno in espiazione anticipata della pena, ha infatti dichiarato di sentirsi in colpa per quanto commesso e di essere pronto a intraprendere un percorso ambulatoriale, ma non in una struttura chiusa.
Di parere opposto la procuratrice pubblica Marisa Alfier. Nella sua requisitoria, la magistrata ha ricordato le conclusioni della perizia psichiatrica, secondo cui l’imputato soffre di un grave disturbo della personalità e presenta un alto rischio di recidiva. «L’accusa non crede che possa farcela da solo; servono medici specializzati». A pesare, il fatto che il giovane abbia interrotto il percorso ambulatoriale intrapreso dopo i fatti di Paradiso. Di qui la richiesta, parzialmente accolta dalla Corte, di una condanna a 3 anni e 3 mesi da espiare sospesi a favore di un collocamento in un istituto per giovani adulti.
