Correzionali

Molestie sessuali a una bambina: «Ero instabile e impulsivo»

Sedici mesi sospesi e l'espulsione per un giovane italiano reo confesso e pentito – Il giudice: «Ha purtroppo riversato sulla minorenne una perdita affettiva che aveva subito, inscenando un gioco sessuale in cui forse per la prima volta si trovava in controllo»
©Chiara Zocchetti
Federico Storni
Federico StornieMonika Protic
05.03.2026 18:23

Scoprire che la propria compagna ha tradito con il proprio migliore amico è un momento indubbiamente destabilizzante. Un momento che il giovane italiano alla sbarra oggi non ha saputo in alcun modo gestire, finendo per molestare sessualmente una bambina di nove anni. Per questo è stato condannato dal giudice delle Assise correzionali Curzio Guscetti a sedici mesi sospesi, all’espulsione dalla Svizzera per cinque anni, all’interdizione a vita dal compiere lavori a contatto con minorenni, e al continuare a curarsi. Il giovane oggi sembra aver compreso la gravità delle sue azioni: ha chiesto più volte scusa alla bambina e alla sua famiglia, e ha accettato di rifonderle le spesi legali e di cura, nonché il torto morale.

La pena decisa dal giudice corrisponde a quella proposta dalle parti, che sono giunte in aula con un accordo. L’inchiesta era coordinata dal procuratore pubblico Simone Barca, il giovane era assistito dall’avvocata Alessia Minotti e la bambina (non presente in aula) dall’avvocata Maria Galliani.

Sul posto di lavoro

L’abuso sessuale è avvenuto nel 2024 in un ufficio di Lugano, dove il giovane - vent’anni al momento dei fatti - lavorava, al pari della madre della bambina. Trovandosi i due soli nella stessa stanza, il giovane (che aveva momentaneamente la bambina in custodia) ha proposto alla piccola di indovinare cosa avesse nelle tasche, frugandovi con le mani. Il «gioco» ha però ben presto messo a disagio la vittima. Malgrado i suoi dinieghi, il giovane si è comunque denudato, chiedendole di toccargli il pene. Capendo che ciò non sarebbe successo, ha infine desistito e le ha raccomandato di non dire niente a nessuno. La bambina ha però subito raccontato tutto alla madre.

«Non sono attratto dai minori»

L’imputato nelle prime fasi dell’inchiesta ha ridimensionato le sue responsabilità, affermando fra l’altro che fosse stata la piccola a iniziare il gioco. Le ammissioni sono poi diventate man mano più ampie, sfociando tra l’altro in uno scritto spontaneo al Tribunale nelle scorse settimane che ha permesso di trovare l’accordo sulla pena. Oggi in aula il giovane era completamente reo confesso. «Non sono attratto da minori, non so perché l’ho fatto», ha detto. L’ha poi capito in terapia (oggi è seguito da due professionisti): «Ero instabile, avevo problemi con l’impulsività, che si manifestava anche a livello sessuale». Il fattore scatenante è stato la brusca fine di due rapporti d’affetto, che l’ha anche portato a non assumere più i farmaci che gli erano stati prescritti. «Una perdita - ha detto Guscetti - che l’imputato ha purtroppo riversato sulla minore, inscenando un gioco sessuale in cui forse per la prima volta si trovava in controllo». L’invito finale del giudice, che ha riconosciuto la sua presa di coscienza di quanto fatto, è stato di continuare la terapia: «L’ultima volte che l’ha interrotta le conseguenze le ha pagate un’innocente». Federico Storni, Monika Protic