Moncucco in positivo, crescono i casi gestiti

Parlare di crescita in ambito sanitario è sempre delicato. In una fase storica in cui il dibattito pubblico ruota attorno all’aumento della spesa, il rischio di polemiche immediato. Mauro Dell’Ambrogio, presidente del Consiglio di amministrazione del Gruppo ospedaliero Moncucco, lo ha sottolineato sin dal suo primo intervento: «Il 2025 è stato un anno positivo, con una crescita dell’attività sia nei ricoveri sia nelle prestazioni ambulatoriali. Ma deve essere chiaro: l’aumento non deriva da prestazioni inutili. Tutti gli indicatori mostrano una reale complessità e gravità dei casi trattati».
Non bastasse, Dell’Ambrogio ha rivendicato più volte il ruolo del gruppo nel contenimento dei costi a livello cantonale: «Siamo un attore capace di contribuire alla sostenibilità del sistema, grazie a tariffe ospedaliere inferiori di circa il 10% rispetto ad altre strutture».
In questo solco si inserisce anche il tema della natura «non profit» del gruppo: «Gli eventuali utili non vengono distribuiti a privati – ha detto –ma vengono destinati a finalità di pubblica utilità attraverso le due fondazioni proprietarie». In quest’ottica, sostenere che il pubblico e il privato siano in contrapposizione è una forzatura: «Esiste anche un privato non profit che svolge un servizio pubblico».
Casi in aumenti
Venendo ai numeri, il gruppo ha registrato un aumento del 12% dei casi trattati, saliti a circa 120 mila. Di questi, quasi 11 mila riguardano il regime stazionario e oltre 109 mila quello ambulatoriale, ambito nel quale il valore del punto tariffale è lo stesso applicato dalla concorrenza. A trainare la crescita è stato soprattutto il settore ambulatoriale, che ha segnato un incremento del 12,6%.
A livello di crescita, la parte del leone l’ha fatta la Clinica Santa Chiara, che «ha riconquistato la fiducia dei locarnesi» e la cui nuova gestione improntata all’efficienza ne ha determinato il rilancio dopo una situazione che faceva presagire il fallimento.
Ma il 2025 è stato contrassegnato anche dall’ingresso della terza clinica nel gruppo, ossia Viarnetto: «Questa acquisizione, che non rientra tuttavia ancora nei numeri del rapporto di esercizio 2025, rafforza il polo ospedaliero, ampliando l’offerta sia nell’ambito acuto sia in quello psichiatrico», ha commentato dal canto suo il direttore Christian Camponovo. Il quale - entrando maggiormente nei dettagli - ha indicato la crescita più rilevante riguarda medicina interna e chirurgia, cioè i due ambiti che rappresentano la quota principale dell’attività.
Formazione e attrattività
Uno spazio importante della presentazione del rapporto è stato dedicato al tema della formazione, descritta non come un dovere ma come una «scelta strategica per affrontare la futura carenza di professionisti», ha detto Camponovo. Dei quasi 1000 collaboratori a tempo pieno, 300 sono in formazione. Una quota che sementisce – gli ha fatto eco Dell’Ambrogio – la narrazione secondo cui i privati formano di meno. La gestione del personale in questo senso diventa strategica. Sostenuti da un risultato finanziario positivo, (vedi box a lato), il gruppo ha rivisto anche la sua politica salariale, attraverso adeguamenti fino al 6% per il personale curante. Più in generale, ma con grande attenzione a quelle che sono le rivendicazioni oggi sul tavolo a Berna, la direzione ha migliorato la pianificazione dei turni, prevedendo con tre mesi di anticipo i piani di lavoro. «Non abbiamo ancora raggiunto la medesima parità salariale con l’ente pubblico», ha ammesso con la massima trasparenza Dell’Ambrogio, «anche a causa delle tariffe inferiori del 10%». In generale, il gruppo ha sottolineato l’attrattività verso i medici, collegandola alla qualità dell’ambiente di lavoro e alla stabilità e a una gestione meno gerarchica. «Assistiamo a un ritorno di specialisti che leggiamo come un segnale positivo anche in vista del ricambio generazionale», ha detto Camponovo. Il quale - in conclusione - ha attribuito il buon andamento finanziario «a una buona evoluzione dei ricavi e a un controllo efficace dei costi».
Utile e fatturato in crescita
Dal punto di vista economico, il gruppo ha chiuso il 2025 con un fatturato superiore ai 187 milioni di franchi e un utile d’esercizio di 5,3 milioni di franchi. «Grazie a una gestione prudente, il gruppo ha conseguito un risultato positivo, nonostante le basse tariffe, e le penalizzazioni derivanti dai contratti di prestazioni cantonali che, anche nel 2025, hanno limitato i rimborsi per le prestazioni», si legge nella nota stampa. Nel 2025 il gruppo afferma di non aver incassato quasi 4 milioni di franchi per prestazioni erogate ma non rimborsate dal Cantone. L’aumento del volume di prestazioni registrato nel 2025 rispetto all’anno precedente dovrebbe tuttavia portare – questo l’auspicio del gruppo – a una revisione al rialzo del tetto dei volumi rimborsati.
