Istituzioni

Municipali, servono più tutele

L’Associazione dei Comuni ticinesi chiede al Governo regole più chiare sulle responsabilità legate all’esercizio delle cariche pubbliche – Il presidente Felice Dafond: «Il sistema di milizia è attuale, ma le questioni da affrontare sono sempre più complesse e richiedono un approfondimento»
©KEYSTONE/Gian Ehrenzeller
Asia Della Bruna
18.09.2026 06:00

Quando una catastrofe naturale provoca vittime, fino a dove può arrivare la responsabilità di chi è chiamato a prendere decisioni? In Svizzera alcuni precedenti mostrano quanto il confine sia delicato. Nel 1998, nella gola del Taubenloch, a Bienne, una caduta di massi provocò una vittima e diversi feriti e portò alla condanna per omicidio colposo del responsabile dell’associazione che gestiva il sentiero. L’anno successivo, a Evolène, una valanga provocò dodici vittime e, anche in quel caso, ci furono conseguenze giudiziarie.

Più recentemente, il tema è tornato d’attualità con la frana del Pizzo Cengalo. Nel 2017 oltre tre milioni di metri cubi di roccia si staccarono dalla montagna e la colata raggiunse Bondo, causando la morte di otto escursionisti. Per quella tragedia sono finiti a processo due funzionari cantonali, un geologo e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, tra cui l’allora sindaca e oggi consigliera nazionale PLR Anna Giacometti, tutti assolti il 4 settembre.

Il caso del Cengalo è ora richiamato dall’Associazione dei Comuni ticinesi (ACT) nella lettera inviata il 7 settembre al Consiglio di Stato. L’ACT chiede al Governo maggiori tutele per sindaci e municipali, regole più chiare sulle responsabilità e una riflessione sul futuro del sistema di milizia.

La richiesta dell’ACT

Nella lettera l’associazione osserva che «le sempre maggiori aspettative della società nei confronti delle Autorità, la crescente complessità dei compiti e il rischio di essere coinvolti in procedimenti giudiziari civili, penali e amministrativi» possono incidere sulla disponibilità ad assumere una carica politica comunale. Un problema particolarmente sensibile in un sistema nel quale sindaci e municipali svolgono generalmente il proprio mandato accanto alla vita professionale e familiare.

Da qui la richiesta al Governo di verificare se l’attuale quadro normativo e istituzionale garantisca una «tutela adeguata» agli organi comunali, valutando misure di accompagnamento per gli amministratori coinvolti in procedimenti giudiziari, possibili forme di tutela legale o assicurativa e un rafforzamento della formazione nei settori più esposti. «L’obiettivo non è evidentemente quello di sottrarre gli amministratori pubblici alle proprie responsabilità», precisa l’ACT, ma garantire «un quadro di regole chiaro, adeguati strumenti di supporto e una ragionevole protezione nell’esercizio delle proprie funzioni».

Ma che cosa significa, concretamente, «tutela adeguata»? «C’è innanzitutto un discorso di costi», spiega al Corriere del Ticino il presidente dell’ACT, Felice Dafond. Il primo interrogativo riguarda la protezione giuridica dell’amministratore coinvolto in un procedimento: «La fa lui? Chi paga l’avvocato, chi paga le spese e fino a quale limite?». C’è poi la questione di chi debba rispondere degli eventuali danni, dalla perdita di sostegno per i familiari di una persona deceduta alle conseguenze di un’invalidità. Non tutto si misura in franchi. «C’è anche tutto l’aspetto morale», sottolinea Dafond: trovarsi coinvolti significa chiedersi se si sia sbagliato o si sarebbe potuto «fare qualcosa d’altro», anche al di là dell’esito giudiziario.

Chi risponde di cosa

Un municipale non è necessariamente un avvocato, un giurista o uno specialista, ma decide anche sulla base delle informazioni fornite dall’amministrazione e dai servizi competenti. Da qui anche gli interrogativi sulla ripartizione delle responsabilità tra i diversi livelli istituzionali. Bondo offre ancora un esempio concreto: «Responsabilità del geologo cantonale o dei servizi cantonali, responsabilità del Comune: chi deve fare cosa, chi è responsabile di cosa?». La legge ticinese sulla responsabilità degli enti pubblici aveva rappresentato a suo tempo «un passo», ma oggi occorre tornare a interrogarsi sull’attribuzione delle competenze e delle relative responsabilità.

A mostrare quanto il confine possa essere controverso c’è anche la protezione antincendio: «La legge cantonale dice che è responsabilità del Cantone, il regolamento del Consiglio di Stato dice che è responsabilità dei Comuni». L’associazione e sette Comuni hanno impugnato davanti al Tribunale federale le modifiche al regolamento decise dal Governo lo scorso marzo. «Se succede qualcosa, è responsabile il Comune o è responsabile il Cantone?».

Più tutele dunque, ma senza trasformarle in uno scudo. Dafond distingue i piani penale, civile e amministrativo sui quali un amministratore può essere chiamato a rispondere. «È complesso il sistema, ma necessita approfondimenti e secondo me ci possono essere delle soluzioni», senza per questo rinunciare al sistema di milizia. Per Dafond, infatti, non è il modello in sé a dover essere messo in discussione. «Il sistema di milizia come tale è attuale, perché presuppone che più persone con formazioni diverse si mettano a disposizione. È anche un discorso di solidarietà, di servizio pubblico». La domanda riguarda piuttosto le condizioni in cui deve funzionare: «Che tipo di responsabilità vogliamo che un municipale o un sindaco si assumano, pur essendo di milizia?». È su questo interrogativo che l’ACT chiede al Consiglio di Stato di aprire un confronto.