«Napoleone è stanco», parola di richiedente l'asilo

Sette richiedenti l’asilo al museo. Non è il titolo di un film o di una barzelletta. E nemmeno uno strano esperimento sociale. È la realtà, è vita vera, che accade regolarmente, almeno tra le mura del Museo Vincenzo Vela di Ligornetto. Vi chiederete cosa possono avere da spartire sette ospiti del Centro federale d’asilo di Pasture con la struttura artistica del quartiere mendrisiense. Beh niente di più e niente di meno di ciò che hanno in comune le imponenti statue del museo e delle fotografie di animali, o delle piccole tartarughe in terracotta e Vincenzo Vela. Tutti questi elementi hanno però dato vita al pomeriggio a cui abbiamo partecipato qualche giorno fa a Ligornetto, insieme a tre famiglie di ospiti del centro di Pasture (3 mamme e i loro quattro figli), incastrandosi perfettamente nel momento proposto ai richiedenti l’asilo da Sara Matasci del Servizio di mediazione culturale del Museo e da altri due mediatori culturali. «Ne proponiamo regolarmente, circa ogni due settimane – spiega Matasci –, e ogni volta l’attività cambia. Ieri, ad esempio, abbiamo avuto in visita un gruppo di richiedenti minorenni non accompagnati e con loro abbiamo inventato una storia».
Traduzione di squadra
Partiamo con una premessa: il Museo Vela è una realtà che stupisce il suo visitatore. Per l’architettura dell’edificio, per l’eleganza degli spazi, per la maestosità delle statue che custodisce. Lascia a bocca aperta anche noi. L’effetto che fa a un gruppo di persone provenienti dal Sudan e dal Sud Sudan si riflette nelle espressioni di meraviglia dei sette ospiti del giorno, nelle numerosissime fotografie che scattano con i loro cellulari e nell’interesse costante che danno alle parole di chi conduce la visita, anzi l’attività. Perché la visita al museo è tutt’altro che classica e didattica. Così come le spiegazioni. Le parole in italiano di Matasci sono tradotte in inglese da un mediatore culturale, a fare da cicerone ai propri familiari e amici è poi Joffrey, uno dei ragazzi del gruppo, che parla inglese e si prende a carico la traduzione in arabo per gli altri. Un vero lavoro di squadra.
Animali, statue ed emozioni
Si inizia dalle presentazioni: nomi e Paesi di provenienza. Quelli che dichiarano i richiedenti l’asilo sono sempre due: il primo è il Paese d’origine, la patria, il secondo quello da cui sono partiti per giungere in Svizzera, che è per tutti l’Egitto. Si passa poi alla presentazione del pomeriggio, che si dividerà in tre momenti: un percorso sulle emozioni, una merenda e un atelier. La nostra curiosità aumenta, un percorso sulle emozioni in un museo d’arte non ce lo aspettavamo. È qui che entrano in gioco gli animali: dopo una breve presentazione del padrone di casa (Vincenzo Vela) al gruppo di visitatori sono mostrate delle fotografie di animali e viene proposto un gioco: imitare le loro espressioni e individuare le loro emozioni. Il momento è giocoforza ilare e l’atmosfera sempre più distesa e rilassata. Dalle espressioni delle fotografie si passa poi a quella dei volti delle grandi statue del museo, ma anche ai materiali si cui sono fatte: gesso, marmo, bronzo. Rigorosamente in tre lingue. L’attenzione è sempre massima, i ragazzi cercano le statue con degli animali, provano a interpretare lo stato d’animo delle statue: «Spartaco è arrabbiato», «Napoleone è stanco», commentano ridacchiando.
Attività per tutti i gusti
Ad accompagnare il gruppo a Ligornetto è Giorgio Genovesi, della ditta AOZ, che gestisce e coordina queste attività con gli ospiti dei Centri federali d’asilo di Pasture e Chiasso. Attività che sono davvero variegate, dai lavori di pubblica utilità, alla possibilità di frequentare una palestra, ad atelier con macchine da cucire, alla possibilità di acconciarsi i capelli a vicenda. Ma sono anche attività di svago esterne al centro: quella di oggi ne è un esempio ma il calendario è piuttosto ricco e le proposte sono molto attese, ci viene spiegato: al lunedì all’oratorio di Mendrisio per giocare a calcio, ping pong o biliardo, al martedì pomeriggio il cricket a Chiasso, al mercoledì attività all’oratorio di Novazzano. «Per alcune si annunciano loro, per altre, come questa al museo, siamo noi a proporre ad alcuni ospiti l’attività», illustra Genovesi. «Lo scopo è sia dare la possibilità di svagarsi, sia di scoprire il territorio dove si trovano – ci spiega invece Nicolas Cerclé della Segreteria di Stato della migrazione, che ci ha accompagnato a Ligornetto -. Attività come questa ma anche i lavori di utilità pubblica fanno molto bene all’umore degli ospiti, notiamo che sono più sereni e si vede anche all’interno del centro».
Torniamo alla nostra attività perché è il momento di spostarsi in atelier. Lo spazio è zeppo di creazioni, molte delle quali in terracotta. Dopo una breve merenda ai sette richiedenti l’asilo viene distribuita una pallina di argilla. Seguendo le istruzioni delle tre guide del giorno ognuno di loro la trasformerà in una tartaruga, dandole però l’espressione che desidera. Quindi personalizzandola. Arrabbiata, felice, innamorata? Ogni passaggio è naturalmente immortalato in foto e video. Scommettiamo che quasi tutti saranno condivisi con amici e familiari in Sud Sudan, Sudan oppure Egitto. Ricordi che rimarranno indelebili, di una giornata spensierata in un Museo Vela che si è rivelato in una veste sorprendente anche per noi.
