Lugano

Natura e scienza per capire il futuro

Consegnato al Museo cantonale di storia naturale il «Prix Museum 2026» - Il direttore Filippo Rampazzi: «Il valore di questo riconoscimento è rilevante, sottolinea infatti l’importanza e l’attualità delle strutture come la nostra in un’epoca in cui le questioni ecologiche sono centrali»
Dario Campione
16.09.2026 22:15

«È un grande onore». Filippo Rampazzi, direttore del Museo cantonale di storia naturale di Lugano, ha ricevuto al Teatro Foce il Prix Museum 2026, riconoscimento assegnato ogni tre anni dall’Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT) all’istituzione che meglio ha lavorato sui temi della natura.

«Il valore di questo premio è rilevante - dice Rampazzi al Corriere del Ticino - anche perché viene conferito dalla massima organizzazione nazionale in materia di scienze naturali. Sottolinea l’importanza e l’attualità dei musei di scienze naturali, in un’epoca in cui il rapporto dell’uomo con l’ambiente è diventato centrale».

Rampazzi dirige una struttura che definire museo è sicuramente riduttivo, viste le molteplici attività di ricerca, di didattica, di conservazione e di divulgazione del patrimonio naturalistico del Cantone.

«Penso che questo sia uno dei motivi per cui siamo stati premiati - ammette - Abbiamo infatti una doppia anima: da una parte, siamo ovviamente un museo nel senso comune del termine, con un’esposizione permanente, l’attività legata alle mostre, le attività didattiche e la conservazione delle collezioni; dall’altra, siamo un istituto scientifico di ricerca, di documentazione, di formazione e di consulenza. La ricerca, in particolare, è uno degli elementi che più ci caratterizzano: a differenza di altri cantoni, infatti, in Ticino non abbiamo una facoltà universitaria di scienze naturali, per cui la ricerca in tale ambito è svolta dal museo».

Un doppio binario lungo il quale il museo luganese incontra privati, comuni, patriziati e molte altre associazioni interessate a sviluppare iniziative sul territorio. La questione ambientale, oggi, è sempre più centrale. Il dialogo costante e continuo con le giovani generazioni, ad esempio, è diventato determinante.

«Chiaramente - dice Rampazzi - la mediazione culturale è una delle nostre missioni. Dal museo passano ogni anno circa 7.000 allievi delle scuole ticinesi su un totale di 20.000 visitatori. Per le scuole, e per le differenti fasce d’età, organizziamo regolarmente 400 momenti di attività didattica. Ci agganciamo a quanto è insegnato ai ragazzi, anche se il nostro lavoro è complementare e alternativo a quello che viene svolto nelle sedi scolastiche. Con noi, i bambini, gli allievi toccano con mano i vari aspetti legati al mondo naturale, non soltanto mediati attraverso il cellulare o i mezzi elettronici. Scoprono veramente che cosa significa andare nella natura, conoscerla e comprenderla».

Nel corso della loro lunga storia, spiega ancora il direttore del Museo cantonale di storia naturale, «i musei sono passati attraverso diversi ruoli: prima erano soltanto archivi di reperti per una ristretta cerchia di specialisti; poi, nel ’900, si sono aperti, sono diventati strumenti di trasmissione della conoscenza al pubblico. Oggi sono diventati anche attori nel dibattito pubblico sui temi emergenti. E lì che il focus si è spostato: da musei che fondamentalmente descrivevano la natura e la comunicavano al pubblico, a musei indirizzati - e lo saranno sempre di più - a sensibilizzare, educare il pubblico sulle questioni ambientali. Penso all’esaurimento delle risorse, ai cambiamenti climatici, alla crisi dell’acqua e della biodiversità e, in generale, all’impatto umano sull’ecosistema».

La domanda che non si può evitare riguarda il rapporto con la politica e le istituzioni. Quanto l’una e le altre sono attente a questi cambiamenti? Ed è sufficiente il loro sostegno? Servirebbe qualcos’altro?

«Le questioni ambientali mi sembra che oggi godano di una maggiore attenzione - dice Rampazzi - e siano tornate nell’agenda di molti schieramenti politici. Riguardo al museo, invece, mi auguro di poter avere maggior sostegno in futuro. Un po’ siamo stati penalizzati anche dal fatto di non avere una sede nostra: siamo sempre ospiti all’interno del Palazzetto delle Scienze, e abbiamo poca visibilità. Per trovare spazi confacenti, dobbiamo infatti spesso organizzare le nostre iniziative all’esterno. Cosa che cambierà quando ci trasferiremo nel nuovo museo a Locarno». Rampazzi non nega che, nei suoi 30 anni di direzione, ci siano stati «alti e bassi, periodi effettivamente più difficili di altri, anche per motivi legati alle finanze dello Stato. Un po’ è pesato, e tuttora pesa, la storia amministrativa del museo, nato negli anni ’70 come servizio dell’allora Dipartimento dell’ambiente, quindi come un ufficio che si occupava di protezione della natura e pianificazione del territorio. Soltanto con la nascita dell’Ufficio per la natura e il paesaggio negli anni ’90 questo compito amministrativo è andato scemando, e il museo ha finalmente potuto orientare le proprie energie sulla ricerca e sulla divulgazione, modificando il suo profilo in àmbito scientifico e divulgativo. È chiaro che oggi siamo a cavallo di due Dipartimenti - dice ancora Rampazzi - il Territorio, perché abbiamo tuttora tante attività che comunque ci legano fortemente alla terra, alla natura; e l’Educazione e Cultura. C’è sempre in atto questa discussione: in quale Dipartimento collocarci. Non so quali saranno le scelte politiche, ma è un fatto che la componente culturale e scientifico-divulgativa è andata fortemente crescendo e ha assunto maggiore peso rispetto al passato», conclude Rampazzi.