Naturalizzazioni lente? «Non è solo colpa nostra»

«A Lugano, le procedure di naturalizzazione sono troppo lente». «I rallentamenti sono su più livelli». Si può riassumere così lo scambio epistolare intercorso nelle scorse settimane tra il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione delle petizioni della Città in riva al Ceresio.
Il “richiamo” da parte del Dipartimento guidato dal leghista Norman Gobbi era arrivato a fine dicembre dell’anno scorso. Indirizzato al Municipio, era stato trasmesso alla Commissione competente. Come riferito a suo tempo da la Regione e dal Mattino della Domenica, per il Cantone questi ritardi rallenterebbero in maniera ingiustificata la concessione dell’attinenza comunale. Ebbene, stando a quanto appurato dal Corriere del Ticino, negli scorsi giorni la Commissione delle petizioni ha risposto al Cantone. O meglio lo ha fatto facendo pervenire le sue osservazioni al Municipio, che a sua volta le ha ritrasmesse a Bellinzona.
In buona sostanza, nel suo scritto la Commissione ha fatto notare che il problema della lentezza del processo di naturalizzazione è strutturale e non è esclusivamente colpa della Commissione delle petizioni. «Parliamo di una legge che mischia processi amministrativi e politici, che hanno logiche distinte e anche aumentando il numero delle sedute il problema non si risolverebbe», rileva il presidente delle Petizioni, Carlo Zoppi, al CdT. «All’interno della procedura, poi, ci sono colli di bottiglia che ne causano un allungamento a Lugano e a Bellinzona». Il Municipio, per esempio, evade tredici naturalizzazioni a seduta, contro le sette della Commissione. A questo proposito, nella missiva di risposta è stato confermato che le Petizioni come gesto di apertura aumenteranno da sette a nove le audizioni per ogni sessione.
Infine, precisa Zoppi, la Commissione delle petizioni è un organo politico che svolge anche altri compiti, legati a messaggi o regolamenti, così come altre funzioni e che deve poter lavorare. «La nostra Commissione – precisa Zoppi – è quella che si riunisce più volte all’anno all’interno del Legislativo; facciamo pausa soltanto ad agosto e durante le vacanze scolastiche. È un buon ritmo ed è stato riconosciuto anche dal Cantone nella sua lettera».
Il 2020, l’anno dello «sciopero»
Il tema, a Lugano, è di quelli caldi, politicamente parlando. A inizio settembre 2020, i quattro commissari leghisti avevano deciso di non partecipare più alle sedute legate alle procedure di naturalizzazione perché non d’accordo con queste ultime. Lo “sciopero” era durato tre mesi. Un paio di settimane fa, il Mattino aveva tuonato: «Che nessuno si sogni di accelerare e quindi di moltiplicare le procedure di naturalizzazione solo perché lo dice il governicchio», auspicando un tetto massimo di 150 naturalizzazioni all’anno (a titolo di paragone, nel 2025 erano state 255 e l’anno prima 419).
