Negozi, aperture domenicali regionalizzate? Al Governo l'idea piace

Piace anche al Consiglio di Stato l’idea di garantire aperture domenicali dei negozi differenziate sul territorio. Prendendo posizione sull’iniziativa parlamentare presentata nel settembre scorso dal deputato Gianluca Padlina (Centro) e cofirmatari, il Governo fa sapere di approvare «l’intento di favorire i commerci locali con aperture più flessibili dei negozi, in particolare la domenica, allineandosi dunque all’evoluzione delle abitudini dei consumatori». Tuttavia, «allo scopo di semplificare l’applicazione del nuovo impianto», ha deciso di proporre un controprogetto. Eliminando cioè i «concetti che potrebbero far sorgere ulteriori necessità interpretative». In sostanza, il Governo ha previsto di specificare che le quattro aperture domenicali saranno concesse «applicando la stessa ripartizione geografica delle quattro regioni turistiche», ossia Mendrisiotto e Basso Ceresio, Luganese, Lago maggiore e Valli, Bellinzona e Valli. In più, l’associazione di categoria del commercio al dettaglio (Federcommercio) dovrà fungere da coordinamento tra le diverse associazioni regionali e il Dipartimento delle finanze e dell’economia. Dopo aver raccolto tutte le varie richieste e aver mediato tra le parti, Federcommercio farà dunque pervenire al DFE il piano delle aperture. Una prassi che il Governo intende inserire direttamente nella Legge sull’apertura dei negozi: «Questa proposta di modifica, che responsabilizza il settore della vendita al dettaglio, avrà come conseguente pregio quello di snellire la procedura amministrativa che porterà all’emissione della decisione cantonale, ritenuto che l’autorità dovrà giusto raccogliere il preavviso dei comuni interessati». Entro la fine del mese di ottobre, perciò, Federcommercio sarà tenuta a presentare un piano concordato che indichi tutte le giornate di apertura decise dalle quattro regioni turistiche per l’anno successivo.
Da dove nasce l’idea
Ma per capire da dove nasce la proposta di regionalizzare le aperture dei negozi, occorre fare un passo indietro. Attualmente, in Ticino, la Legge consente di aprire i negozi anche la domenica per un massimo di quattro volte all’anno. Date che, al momento, vengono decise dal DFE. Nel definire le quattro domeniche, però, spesso appare difficile mettere d’accordo le varie regioni. Nel 2024, in particolare, le date prescelte avevano creato malumore nel Mendrisiotto, che si era visto negare - a favore del 6 ottobre - l’apertura dell’8 dicembre, quando per tradizione si tiene il mercatino di Natale. Da qui, l’ipotesi avanzata dalla Federcommercio di chiedere deroghe per le aperture domenicali su base regionale. Una proposta che poi, qualche mese fa, è stata fatta propria da un gruppo interpartitico di deputati. Nella loro iniziativa, Padlina e cofirmatari chiedono infatti di rendere più flessibili - dal punto di vista geografico - le aperture domenicali, tenendo conto «delle differenze regionali e locali e delle richieste presentate delle associazioni del settore del commercio al dettaglio». Così facendo, ad esempio, i negozi del Mendrisiotto potrebbero aprire una domenica dell’anno diversa da quella scelta per il Luganese o per il Locarnese. «Una gestione differenziata delle aperture - sottolineavano i deputati - basata sulle opportunità che le varie regioni del Cantone possono cogliere (in particolare in occasioni di eventi o manifestazioni delle tradizioni locali), permetterebbe al settore del commercio al dettaglio di orientarsi alla clientela in modo più mirato». Un principio, questo, condiviso pure dall’Esecutivo. Con un distinguo: le aperture seguiranno la ripartizione geografica delle quattro regioni turistiche riconosciute. E questo, spiega il Governo, «perché il termine “locale” può essere inteso sia come “comune”, che “quartiere” o “zona”, prestando il fianco a confusione».
«Maglie troppo strette»
Pur «salutando positivamente l’apertura del Governo», Enzo Lucibello, presidente della DISTI, si sarebbe aspettato di più: «Apprezziamo lo sforzo del Consiglio di Stato, ma non possiamo essere d’accordo con l’idea di suddividere il cantone per zone turistiche. Abbiamo realtà con esigenze troppo diverse tra loro e quindi ci saremmo attesi una maggiore flessibilità». In particolare, citando il Luganese, Lucibello spiega che «il centro cittadino e i grandi centri commerciali seguono dinamiche diverse, e ciò che va bene per uno non necessariamente funziona per l’altro». Ecco perché, «se non si voleva proprio arrivare al punto di concedere ai singoli Comuni la competenza di fissare le domeniche di apertura - come già avviene in alcuni cantoni - si poteva perlomeno lasciare la facoltà di scelta a livello di circolo, su proposta delle società di commercianti locali. Concordando poi il tutto a livello cantonale attraverso la Federcommercio. Era questo, infatti, lo spirito con cui i deputati hanno proposto l’atto parlamentare: concedere un margine di manovra più ampio a livello locale». Nessuno, aggiunge, «vuole avere aperture domenicali a macchia di leopardo, ma si tratta di dare maggiore libertà ai commerci e alle località, in funzione dei vari interessi in gioco. Così facendo, invece, il Governo ha finito per stringere troppo le maglie».
Fino a dodici?
Va poi ricordato che la proposta ticinese si inserisce in un quadro più ampio. A livello federale, infatti, è in discussione l’iniziativa presentata dal Canton Zurigo che chiede di portare a dodici il numero di domeniche in cui il personale dei negozi può essere impiegato senza autorizzazione. La proposta ha già ottenuto il via libera commissionale sia al Consiglio nazionale che agli Stati, e pure il Canton Ticino - in consultazione - si è espresso favorevolmente. L’iniziativa del Canton Zurigo, ricorda ora il Governo ticinese nel messaggio, «seguirà l’iter legislativo federale e, in caso di approvazione, il legislativo cantonale, se vorrà usufruire di questa flessibilizzazione, dovrà comunque apportare una modifica all’art. 13 della Legge sull’apertura dei negozi e stabilire se approvare tutte le dodici domeniche o solo parte di esse».
