Mendrisiotto

Nel centro di Genestrerio sta per nascere un bosco

La Città ha deciso come riqualificare l’area di piazza Baraini – Accantonata definitivamente l’idea di costruire: sul prato all’interno della curva a gomito della strada sarà creato un bosco urbano, che fungerà da giardino pubblico
©CdT/Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
25.06.2026 06:00

Il Municipio di Mendrisio ha cambiato radicalmente idea. Per riqualificare il centro di uno dei suoi quartieri intende infatti realizzare qualcosa di molto diverso rispetto a quello che immaginava fino a qualche anno fa. Qualcosa di nuovo, ma anche dal sapore un po’ tradizionale. Qualcosa che all’apparenza potrebbe anche sembrare bizzarro e far sorridere. Nel centro di Genestrerio, dove fino a qualche anno fa progettava di costruire una grande stabile a corte a vocazione mista residenziale e commerciale (vedi CdT del 15 gennaio 2020), intende ora creare un bosco. Scritto con le parole dell’Esecutivo: un bosco urbano.

Più fresco e per tutti

Le intenzioni della Città sono messe nero su bianco in una variante di Piano regolatore in pubblicazione fino al 24 agosto. Una variante che abbraccia diversi terreni del centro del quartiere, da quelli all’interno della curva a gomito della strada, a piazza Baraini, all’area della chiesa di Sant’Antonio Abate, al campetto da calcio. L’obiettivo, si premette nel rapporto di pianificazione, è di «conferire un assetto pianificatorio definito e compiuto al comparto». Con questa procedura dovrebbe infatti «giungere a compimento un iter pianificatorio lungo e complesso». Non per niente, del destino del comparto si parla da circa 20 anni e l’ultima idea, quella di edificare all’interno della curva a gomito, è stata rigettata dal Consiglio di Stato.

Ora però si vuole sfruttare l’occasione per realizzare qualcosa che permetterà di risolvere più criticità, o meglio di raggiungere più obiettivi. «Si tratta di un progetto lungimirante che affronta in modo concreto le sfide climatiche (raffrescamento) e sociali (spazio pubblico) secondo il concetto di "Città spugna"», si legge a tale proposito nel testo.

Un vuoto che è opportunità

L’idea progettuale attuale – va detto – non è totalmente una sorpresa. In parte era già stata tratteggiata nel Programma d’agglomerato di quinta generazione (PAM5) e in parte era stata suggerita dall’inserimento di alcuni terreni in una Zona di pianificazione. Tecnicismi a parte, decisive per arrivare a questa impostazione sono state anche la rilevazione di temperature elevate in quell’area (nell’ambito di uno studio sulle isole di calore) e la vicinanza con il parco del Laveggio, ritenuta strategica. «Il paesaggio fluviale del Laveggio costituisce il nesso tra il quartiere di Genestrerio e il resto del comune», si evidenzia. E ancora: «Il paesaggio ha la forza di risolvere errori commessi sulla spinta della crescita economica nei decenni scorsi, ristabilendo un ordine di priorità diverso capace di dare al vuoto del prato centrale del nucleo di Genestrerio il significato dell’opportunità da cogliere a beneficio della collettività piuttosto che l’ennesimo sfruttamento edilizio non necessario e avulso dal contesto storico». L’area all’interno della curva a gomito copre una superficie di 3.300 metri quadri e «completa una rete naturale ed ecologica più ampia; non si tratta di una bizzarria isolata, al contrario s’inserisce in un discorso articolato e giustificato sulla scala del fondovalle naturale e agricolo del Mendrisiotto che rivendica la propria storica predominanza sull’insediamento diffuso».

Le parole del rapporto di pianificazione sono chiare: per il futuro di Genestrerio si pensa a una riqualificazione basata sulla rinaturazione, un progetto che possa consegnare alla popolazione un’area verde da vivere e condividere.

Il legame col fiume

Entrando nel concreto, «gli interventi previsti per piazza Baraini sono volti a conservare le esistenti aree non sigillate e a restituirne altre che ora sono pavimentate per costituire un bosco urbano. Questi interventi sono intesi come una diramazione o una congiunzione con l’arteria naturale di interconnessione, che è il Laveggio, simbolo del disegno urbanistico scelto da Mendrisio per mettere in rete i diversi quartieri». Il bosco fungerà da giardino pubblico, mentre «gli spazi aggregativi della piazza e del sagrato, unitamente alla superficie sopra l’autosilo» fungeranno da spazio pubblico unitario prevalentemente pedonale, e mitigheranno «l’effetto di cesura della strada».

Tornando alle questioni tecniche, la variante di PR propone di assegnare l’area della chiesa, piazza Baraini e quella del futuro bosco urbano a Zona per attrezzature ed edifici pubblici. Per quanto concerne i costi, il Municipio stima 1,46 milioni per gli interventi costruttivi e di arredo, più i costi di esproprio per i terreni oggi privati, di cui manca una valutazione precisa («gli importi effettivamente dovuti potranno scaturire probabilmente solo dalle decisioni dei tribunali che risulteranno coinvolti», si conclude).

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